IL NOSTRO RAPPORTO ALLA CITTÀ.

COSA CI LASCIA DAVVERO LA GIUNTA GUALTIERI?

UN BILANCIO SULLA GESTIONE MELONI-GUALTIERI

Quest’anno in occasione dell’anniversario dell’insediamento della giunta Capitolina, non assisteremo al solito bilancio dell’operato di Gualtieri così come siamo abituati da anni, ma si terrà il vero e proprio lancio della campagna elettorale del sindaco.

Il lancio di una campagna elettorale che punta in primis ad accreditarsi e a confermare il sostegno ai grandi interessi economici, presentando una coalizione di “campo larghissimo”, un “carro” su cui in tanti stanno saltando.

È evidente che la gestione di Roma non si pone in contrapposizione alla gestione del governo, ma piuttosto in totale allineamento, come ben ha dimostrato “il modello Giubileo” in cui fondi giubilari e del PNRR sono stati l’apripista per una gestione sempre più commissariale e verticale. La città è stata ridisegnata da Meloni e Gualtieri insieme.

Proprio per questo vogliamo, in questo passaggio, sottolineare quello che ci portiamo a casa a Roma dalla gestione Meloni-Gualtieri, in pieno tempo di guerra e carovita, e mettere a disposizione un ulteriore elemento di discussione per coloro che sentono la necessità di costruire un’alternativa vera e indipendente in città.

 

GESTIONE COMMISSARIALE, GRANDI INTERESSI E DEMOCRAZIA NEGATA

A partire dalla gestione commissariale del piano di rientro del debito di Roma nel 2008, si è inaugurata una fase di gestione limitata e antipopolare delle risorse in nome dell’austerità, oggi questa condizione è aggravata da un’inflazione generalizzata e da politiche di guerra .

Con il Giubileo abbiamo assistito all’attribuzione nel 2022, da parte del governo, di poteri speciali al sindaco Gualtieri per una gestione bipartisan dei fondi giubilari e del PNRR , a vantaggio delle zone centrali e di grandi investitori, che hanno annullato la discussione e la partecipazione con la cittadinanza. Su questa condizione si inserisce anche la nomina di Gualtieri alla gestione straordinaria dei rifiuti per portare avanti con procedure semplificate opere nocive come il termovalorizzatore a Santa Palomba.

La riforma costituzionale voluta sia dal centrodestra che dal centrosinistra dei “Poteri Speciali a Roma Capitale”, oggi in discussione in Parlamento, sancirà lo strapotere dei privati sulla città con la realizzazione di una vera autonomia differenziata nella Capitale.

Questa condizione ha segnato una blindatura sul piano democratico, negando interlocuzioni con realtà di lotta e vertenze che non hanno avuto modo di essere ascoltate nell’agenda politica cittadina, mentre nell’Assemblea Capitolina non si levava nessuna opposizione reale. Per questo, dopo mesi di mobilitazione, ad aprile abbiamo costruito collettivamente un partecipatissimo Consiglio Comunale Capitolino Popolare in un luogo simbolico di lotta per i diritti, quale è Porto Fluviale, in cui abbiamo rimesso al centro la necessità di un altro modello di città e di partecipazione popolare.

 

SPECULAZIONE E CEMENTIFICAZIONE

A partire dalle premesse appena presentate, tra gli elementi che hanno più caratterizzato il procedere della giunta, di pieno accordo con il Governo, è il completamento della consegna della città in mano ai grandi privati della speculazione e del cemento. Secondo il Rapporto Consumo di suolo ISPRA , Roma si conferma al primo posto tra i comuni italiani per nuovo consumo di suolo. Se l’auspicio di esperti ed abitanti sarebbe quello di lavorare su una messa in sicurezza della città, sull’arresto del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo, sull’inversione di rotta della perdita delle aree aperte e dei preziosissimi spazi verdi all’interno del tessuto urbano esistente, l’amministrazione comunale ha altri piani.

Da questo punto di vista innanzitutto va ricordata l’approvazione a luglio 2026 delle nuove Norme Tecniche del Piano Regolatore di Roma . Queste sollevano importanti criticità rispetto al consumo di suolo e alla tutela dell’interesse pubblico. In particolare, le premialità volumetriche fino al 30% e le facilitazioni alle trasformazioni immobiliari vanno a favorire la rendita privata. Decisamente controversa è la possibilità di trasferire diritti edificatori anche nei Piani di Zona destinati all’edilizia economica e popolare, con il rischio di destinare un’area originariamente destinata a verde, servizi pubblici o altre funzioni collettive per nuove costruzioni. Il meccanismo delle compensazioni, inoltre, legato ai “diritti edificatori” è una trappola avviata decenni fa in cui a vincere sono sempre e comunque i privati: o si pagano degli indennizzi per le aree protette dove oggi non si può più edificare, o si sposta il consumo di suolo alle aree periferiche, anziché semplicemente eliminarlo.

Vogliamo ricordare alcuni dei passaggi cruciali rispetto a questo tema. Innanzitutto, ci sono due progetti emblematici che sono stati calati sulla città e che, nonostante la massiccia opposizione da parte degli abitanti di Roma, la giunta ha portato avanti chiudendo ogni dialogo con la città.

Il nuovo Stadio della Roma a Pietralata, riguardo al quale la Conferenza dei Servizi Decisoria a settembre ha dato il via libera ai lavori, è stato celebrato da tutta la politica che ha spinto – grazie alla nomina del commissario di governo Sessa – per abbreviare i tempi e far partire il prima possibile le colate di cemento in una zona dove oggi è presente un vero e proprio bosco urbano. Il secondo progetto, simbolo della sudditanza della giunta ai privati, è quello della convenzione integrativa per gli ex Mercati Generali di via Ostiense, che regala al Gruppo Hines la concessione di una delle più grandi aree pubbliche della città ai fini della speculazione su residenze e studentati di lusso, aree commerciali e parcheggi.

Ma gli esempi non finiscono qui, solo nell’ultimo periodo abbiamo visto l’operazione sugli ex depositi AMA a Montagnola ceduti a un fondo immobiliare privato . Così come al privato va il conferimento a Invimit, un fondo immobiliare partecipato con Invimit Sgr, di oltre 500 unità immobiliari pubbliche a scopo speculativo . Storie simili riguardano l’ex mercato dei fiori a Trionfale e il progetto di un nuovo studentato di lusso a Casalbertone, in un’area dove al momento è presente un vero e proprio laghetto, nato in una situazione simile a quello dell’ex Snia .

Ma accanto ai grandi progetti come quelli menzionati, c’è un intero sistema che mette a valore la città. In particolare le zone più centrali, e sempre più quelle che erano un tempo la prima periferia di Roma oggi in via di gentrificazione e turistificazione, come il Pigneto, dove il progetto della nuova stazione – se non cambiano le condizioni – porterà effetti importanti sugli abitanti della zona, aprendo la strada a grandi fondi che saccheggeranno gli immobili ai fini turistici portandoli via dagli abitanti che non avranno altra scelta se non abbandonare un quartiere sempre più inaccessibile per il costo della vita e delle case.

 

AMBIENTE E RIFIUTI

Non possiamo, in questo discorso, non tenere conto di altre grandi opere impattanti che ricadono nei territori immediatamente circostanti la capitale. Quei territori che, nella gestione della città che abbiamo presentato, diventano pienamente parte di un meccanismo che vede la periferia come spazio da usare per “gli scarti” del centro città vetrina. In questo senso inquadriamo la realizzazione del biodigestore a Casal Selce e del termovalorizzatore di Roma, a Santa Palomba.

Per quanto riguarda il primo, la zona interessata è una “zona agraria di rilevante valore con tutela paesaggistica”; oltretutto, ricade in un territorio estremamente prossimo ad abitazioni e falde acquifere. L’impianto è destinato a trattare 100.000 tonnellate annue di rifiuti organici e davanti alle preoccupazioni degli abitanti la risposta è la chiusura. Infatti, il 2 novembre, alla Commissione Trasparenza del XIII Municipio, regolarmente convocata per un sopralluogo, è stato impedito l’accesso al cantiere per presunti motivi di sicurezza, ostacolando di fatto le attività istituzionali di verifica e controllo.

Per quanto riguarda Santa Palomba, le preoccupazioni riguardano l’impatto ambientale del termovalorizzatore, sia per le emissioni di sostanze inquinanti, tra cui ossidi, metalli pesanti e diossine, sia per l’elevato consumo di risorse idriche, stimato in almeno 600.000 m³ di acqua all’anno per il raffreddamento e il funzionamento dell’impianto. Un fabbisogno particolarmente problematico in un territorio già segnato da una grave crisi idrica, aggravata dall’urbanizzazione incontrollata e dalle perdite della rete gestita da Acea. Emblematico è il caso del lago Albano, il cui livello si è abbassato di circa 7,5 metri negli ultimi decenni, anche a causa del progressivo impoverimento delle falde sotterranee. A rendere ancora più critica la situazione è la previsione di realizzare due nuovi pozzi nell’area AMA di Santa Palomba, destinata a ospitare l’impianto, nonostante i vincoli normativi che limitano nuove perforazioni nel bacino dei Colli Albani.

 

EMERGENZA SOCIALE E DIRITTO ALLA CASA 

Roma è, tra l’altro, la capitale degli sfratti, con gli ultimi dati del Ministero dell’Interno che parlano di 1.516 sfratti eseguiti a livello provinciale nel 2025, ovvero più di 4 al giorno in media , di cui la maggioranza per morosità incolpevole.

Secondo il Rapporto Caritas del 2025, nel quale Roma è definita “La città di cristallo”, abbiamo il 15,8% degli abitanti che vive sotto la soglia del rischio di povertà, il 3,2% della popolazione sperimenta forme gravi di deprivazione, mentre l’8,5% dei lavoratori occupati non riesce a raggiungere la stabilità economica. I canoni degli affitti sono schizzati alle stelle con un incremento del 29,9% negli ultimi 6 anni , mentre i nuclei familiari in attesa di una casa popolare sono all’incirca 17 mila.

Il Piano Casa del governo non fornisce risorse sufficienti per l’edilizia residenziale pubblica e anzi avvantaggia investimenti di fondi immobiliari con Invimit e CDP, che già oggi hanno enormi poteri sulla città. Davanti a tutto ciò, non abbiamo visto nessuna mossa concreta a livello locale per adoperarsi per la fine degli sfratti e degli sgomberi e la tutela delle fragilità in attesa di una risposta strutturale alla crisi abitativa.

 

CAROVITA PER GLI ABITANTI, PROFITTI PER I GRANDI PRIVATI

Mentre nel Paese la condizione di guerra spinge l’inflazione, nessun provvedimento è stato messo in campo proprio in una città in cui il costo della vita è diventato insostenibile.

Oltre all’aumento degli affitti, a fronte di salari stagnanti, vediamo sempre più aumentati prezzi e tariffe: la tari, la tassa sui rifiuti, nell’ultimo anno è cresciuta del 5% . Inoltre, Roma ha l’aliquota IRPEF tra le più alte d’Italia (0,9%) che si abbatte su lavoratori e lavoratrici. Infine, i prezzi delle bollette aumentano: il costo del servizio idrico aumenta anno dopo anno, mentre aumentano gli utili di ACEA, che è passato da 330 milioni nel 2023 a 481 milioni nel 2025 .

 

UNA “CITTÀ CASERMA” PER GESTIRE IL DISSENSO E LA CRISI SOCIALE

Mentre abbiamo di fronte un’emergenza sociale senza precedenti, i provvedimenti del governo, con l’assenso del Comune di Roma, mettono in campo risposte di tipo securitario: Il Decreto Caivano al Quarticciolo, le nuove Zone Rosse nelle aree centrali, oltre che il potenziamento dell’operazione “strade sicure”.

In questo quadro si inserisce la scelta da parte del Comune di Roma di istituire, quest’estate, una Commissione sulla Sicurezza Urbana in sinergia con la Prefettura, la Polizia Locale e le Forze dell’Ordine.

I decreti sicurezza e una progressiva creazione di una “società caserma”,sono stati voluti e pensati dal governo anche con la funzione di depotenziare le lotte sociali, politiche e vertenziali che si stanno costruendo dentro la città. Inoltre, come ci rivela l’ultimo decreto del governo, queste politiche si stanno rivelando l’unica risposta all’impoverimento sociale.

 

ABBANDONO DEI QUARTIERI E MANCANZA DI SICUREZZA SOCIALE

Ad oggi, dunque, abbiamo davanti un governo che, seguito dalle giunte comunali del centro-sinistra, continua a parlare di sicurezza in termini di controllo e polizia, cercando di creare un nemico interno che faccia da capro espiatorio alla crisi sociale in corso. Una crisi che si declina a livello urbano con un chiaro abbandono dei quartieri popolari e delle periferie, dove il disagio aumenta all’aumentare del costo della vita e con lo smantellamento dei servizi pubblici che da decenni è stato portato avanti tanto dalla destra quanto dal centro-sinistra.

A Roma, nell’ultimo anno, ne abbiamo avuto numerose dimostrazioni: dagli incendi estivi agli allagamenti e alla caduta di alberi durante i temporali, fino al crollo di parte del controsoffitto della metro A e al guasto della rete idrica che ha lasciato Roma Est senz’acqua. A tutto questo si aggiungono situazioni quali la chiusura del trenino giallo Roma-Centocelle, che ha ulteriormente penalizzato i quartieri popolari della Casilina. Ma anche sul fronte delle scuole la situazione non è migliore, un esempio è la battaglia che insegnanti e studenti del Tullio Levi Civita e dell’Istituto Tecnico Di VIttorio-Lattanzio che hanno dovuto portare avanti per anni per recuperare spazi tolti all’uso scolastico, come il quinto piano e la cosiddetta “rampa”, che come altri spazi della città vuole essere messa a valore tramite la concessione a soggetti privati per l’organizzazione di eventi.

Inoltre, come abbiamo riportato nei paragrafi precedenti, non c’è una reale presa in carico di una reale sicurezza che coinvolga i diritti fondamentali come quello ad avere un tetto sulla testa o alla sicurezza sul lavoro. A poco più di un mese fa risale la morte di Andrea Moretti, operaio giovanissimo che ha perso la vita durante dei lavori al Colosseo, all’interno di un cantiere a tutti gli effetti pubblico.

Così come risuona il dramma degli inquilini delle case popolari del comune che si sono ritrovati da questa estate a fare i conti con l’arrivo di cartelle che chiedono il pagamento di migliaia di euro di arretrati. Cartelle spesso piene di errori e che, come denuncia Aisa USB, rappresenta un vero e proprio atto vessatorio nei confronti di famiglie già in difficoltà, dato che le richieste di importi in certi casi sfiorano gli 80.000-90.000 euro.

Nell’ottica della “sicurezza” emerge così una contraddizione evidente: mentre si moltiplicano controlli e misure repressive in nome della sicurezza, si continua a trascurare la sicurezza reale degli abitanti, una sicurezza sociale fatta di diritto alla casa, lavoro sicuro, trasporti efficienti, servizi pubblici e manutenzione del territorio.

 

ROMA COMPLICE CON GUERRA E GENOCIDIO

Nonostante le grandi mobilitazioni contro la guerra e il genocidio in Palestina, la giunta Gualtieri non ha attuato nessuna azione concreta per dare un segno di discontinuità con la politica del goveno Meloni, e anzi, ha scelto più volte di schierarsi dalla parte del sionismo.

Non è stata votata in Assemblea Capitolina la delibera di iniziativa popolare presentata dal comitato “Roma sa da che parte stare” che rivendica la fine dei rapporti con Israele, violando il regolamento comunale e negando un confronto con le istituzioni ai 16.000 abitanti firmatari. La delibera chiedeva la fine immediata di ogni collaborazione con Israele tra cui quella con TEVA nelle farmacie, l’accordo Mekorot-Acea e l’investimento speculativo del fondo Hines per il progetto sugli ex Mercati Generali. D’altro lato stride la concessione tramite assegnazione diretta dell’Ex Convento di Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica a titolo gratuito, per la costruzione di una scuola privata paritaria i cui finanziatori dichiarano la volontà di utilizzare scuole simili per incoraggiare gli studenti ad entrare nell’IDF.

A ciò si aggiunge l’assenza totale di presa di posizione da parte della giunta di fronte ai ripetuti attacchi sionisti in città ai solidali con la Palestina, da quella che ha coinvolto gli studenti agli attacchi ad ANPI e a diversi spazi sociali in città.

 

RISPONDIAMO ORGANIZZATI ALL’ASSE MELONI-GUALTIERI, PER UN’ALTERNATIVA AUTONOMA E INDIPENDENTE

Le grandi mobilitazioni che in questi giorni hanno attraversato il paese, così come la città di Roma, hanno reso evidente che viene sfiduciata questa classe politica incapace di dare risposte concrete alle condizioni materiali e alle prospettive di vita di chi vive in questa città e in questo Paese. Dobbiamo quindi organizzarci collettivamente e mettere in campo una risposta complessiva contro questo governo e questa giunta comunale e contro la loro “società caserma”, unendo le lotte per una città pubblica, per la sicurezza sociale e la partecipazione popolare, per il riscatto dei quartieri contro il carovita, le politiche di guerra, l’imperterrito abbandono dei territori. Organizziamo Roma si-cura!

Abbiamo visto migliaia di studenti e giovani con lavoratori mobilitarsi in questi giorni, qualcosa si sta muovendo nel Paese per opporsi a questo futuro negato. Da tutte le città saremo in manifestazione nazionale il 12 dicembre a Roma per le dimissioni del Governo Meloni, per un’alternativa autonoma e indipendente!