Ci sono voluti quasi vent’anni di tribunali per arrivare a una conclusione amara: la Corte d’Appello ha confermato la condanna per 39 ex Precari Bros di Napoli. A loro va il nostro abbraccio e tutta la nostra solidarietà. Parliamo di persone che per decenni hanno messo in gioco il proprio corpo e la propria vita per chiedere una cosa che dovrebbe essere normale: un lavoro e uno stipendio per vivere dignitosamente.
Eppure, mentre i telegiornali sbandierano una disoccupazione nazionale apparentemente in calo e la stampa locale esalta un cambio di paradigma che è pura retorica, la realtà dei nostri territori racconta tutt’altro.
La verità è che questo processo era nato per distruggere, attraverso il fango giudiziario, una delle esperienze più significative di lotta sociale degli ultimi decenni. *L’accusa infamante di “associazione per delinquere” non è stata spazzata via da un’assoluzione piena che ristabilisse la verità storica delle lotte: è stata semplicemente lasciata morire nel limbo della prescrizione.* Questo è un passaggio cruciale e un precedente estremamente pericoloso per la tenuta democratica e per i movimenti sociali in generale.
Quello che resta oggi, sul piano pratico, sono condanne minime per i blocchi stradali e le proteste in piazza. Il paradosso è tragico: lo Stato non è in grado di garantire un lavoro, ma pretende che persone senza reddito paghino migliaia di euro di danni ad aziende dei trasporti come Trenitalia o ANM.
È un copione che a Napoli e al Sud conosciamo bene: quando la politica non sa come risolvere il lavoro nero e la miseria, manda la polizia e usa i tribunali.
Con le nuove leggi volute ed approvate dai vari governi che siano stati di destra, centrodestra o centrosinistra ed in particolare con i vari Decreti Sicurezza, l’aria è ancora più pesante. Vogliono far passare il messaggio che chi alza la testa, scende in strada e blocca il traffico è un criminale da sbattere in galera. Vogliono isolare chi protesta, spaventare le persone e rassegnarci ad accettare paghe da fame quando va bene.
Ecco perché questa storia di 39 lavoratori napoletani ci riguarda tutti da vicino. Se lasciamo i disoccupati da soli a prendersi le denunce e le condanne, domani toccherà a chiunque provi a difendere il proprio posto di lavoro o i propri diritti.
Di fronte a un sistema marcio che campa sulla frammentazione la nostra unica arma è la solidarietà, alzare la voce ed organizzarci rifiutando la strategia di inventa un nemico al giorno. In questo teatrino della distrazione di massa chi blatera di remigrazione non dovrebbe trovare spazio sui giornali ma essere confinato fuori dalla storia. Rifiutiamo la guerra tra poveri e rivendichiamo il diritto a vivere una vita degna, insieme, dove la ricchezza sia patrimonio di tutti e non privilegio di pochi.
La battaglia giudiziaria andrà avanti fino alla Cassazione, e noi saremo al loro fianco per chiedere la totale assoluzione.
Non ci fermeranno. Se toccano uno, toccano tutti!
