Guardati attorno, ti pare che dopo quasi 5 anni di amministrazione Manfredi la situazione in città sia migliorata? Eppure sono arrivati tanti soldi! PNRR, cantieri, turismo: dove sono finiti? Chi ci ha mangiato su? Vediamo alcuni farsi sempre più ricchi, non pagare le tasse, occupare abusivamente le spiagge, sfruttare il territorio – e l’attuale amministrazione li aiuta. Poi vediamo tanti ragazzi emigrare, molti lavorare 50-60 ore con salari da fame o a nero, morire sul lavoro, i quartieri popolari fare i conti con gli stessi problemi, i malfunzionamenti dei servizi pubblici, dei trasporti – e l’amministrazione è assente.
Il sindaco riemerge ogni tanto per annunciare grandi eventi, tagliare nastri, intervenire nella politica nazionale e proporsi come premier del centrosinistra, mentre sottobanco sferra attacchi al patrimonio pubblico, colpisce beni essenziali come l’acqua e i trasporti, e rinuncia a governare un flusso turistico che sta trasformando Napoli in un luna-park. L’opposizione di destra lo applaude, perché partecipa alla spartizione del potere, mentre il collasso strutturale della città non fa clamore, almeno per la stampa napoletana, che evita accuratamente di criticare Manfredi.
Eppure in tutta la città si alzano voci di protesta. Innanzitutto contro il “Patto per Napoli”, un vero e proprio “pacco” per la nostra città. Con la scusa di risanare le finanze, il sindaco — in combutta prima con Draghi poi con Meloni — ha vincolato la politica cittadina a una linea di austerità, di vendita del patrimonio immobiliare pubblico, di affidamento della riscossione a soggetti privati, di esternalizzazione dei servizi… L’ultimo tassello di questo disegno è la delibera che affida la gestione del patrimonio alla società NewCo, che agirà “con logica di mercato” per “mettere a reddito” tutto, dalle case popolari ai beni comuni.
Ma pensiamo anche alle voci dei comitati per l’acqua pubblica, che sottolineano come con la recente modifica dell’articolo 67 dello statuto di ABC Manfredi ponga le basi per la privatizzazione del nostro bene più prezioso… O a quelle di chi lotta per il diritto alla mobilità e denuncia il taglio di linee essenziali di autobus destinate alla maggioranza dei napoletani.
Per non parlare di come (non) viene gestito il turismo: da anni ormai le reti per il diritto alla casa segnalano che la proliferazione incontrollata di B&B espelle gli abitanti dai quartieri storici, fa aumentare fitti e prezzi delle case, mentre le attività storiche cedono il passo a mangiatoie per turisti che invadono con i tavolini ogni metro quadrato di spazio pubblico. Un business che, inoltre, si regge quasi interamente sullo sfruttamento selvaggio dei lavoratori del settore.
Se a Bagnoli abbiamo visto cittadini mobilitati quasi quotidianamente contro l’ennesimo disastro ambientale causato da una finta bonifica per l’America’s Cup, a Napoli Est stanno nascendo comitati che si oppongono al mastodontico ampliamento del porto che impatterebbe ancor di più sulla loro salute, come confermano i recenti dati record sui tumori nelle aree Nord, Est e Ovest della città.
Ma in tutti i quartieri i cittadini sentono le istituzioni lontane, le municipalità e le realtà di base abbandonate. A uno scenario che, come ricordano gli ultimi fatti di cronaca, è di profondo degrado sociale e culturale, l’amministrazione Manfredi risponde solo con la repressione, istituendo inutili “zone rosse”, inviando ovunque militari. Misure che hanno solo buttato via denaro senza risolvere il disagio, senza portare sicurezza sociale e coesione. Se i ragazzi si perdono, c’è bisogno di scuola e di opportunità formative, se le famiglie fanno fatica c’è bisogno di lavoro sano, se la salute fisica e mentale è a rischio c’è bisogno di servizi sanitari e assistenziali. La violenza e la criminalità non sono catastrofi naturali e non appartengono geneticamente ai napoletani: sono il prodotto di un sistema che la politica dovrebbe contrastare.
Per fortuna a Napoli c’è chi lo fa, chi pratica una politica differente. In ogni angolo della nostra metropoli, singoli, associazioni, centri sociali, comitati, organizzazioni sindacali e politiche, costruiscono una quotidianità diversa attraverso solidarietà, mutualismo, cooperazione e amore per la dignità. Questa è la Napoli popolare, che deve unirsi, costruire un progetto alternativo, per arrivare a far sentire la sua voce fin dentro al Comune.
Tante proposte sono già in campo per una Napoli vivibile, dove i diritti non siano solo sulla carta, dove si possa costruire una vita dignitosa.
Pensiamo a un salario minimo di 12€ l’ora per tutti i lavoratori del Comune e delle ditte in appalto; un serio contrasto al lavoro nero e per la sicurezza sul lavoro, attivando gli strumenti di cui il Comune già dispone; una definizione delle zone ad alta tensione abitativa, la regolamentazione, il monitoraggio e il controllo del mercato degli affitti; il rafforzamento del trasporto pubblico e l’investimento su forme di mobilità alternativa, con una “Napoli città 30” per evitare altre vittime della strada; più asili e spazi verdi; riqualificazione e bonifica di Bagnoli e Napoli Est; attenzione all’edilizia popolare, valorizzazione dei beni comuni; … E potremmo continuare!
Per affermare, per davvero, tali contenuti programmatici c’è bisogno di una azione politica e sociale – dentro e fuori le istituzioni – indipendente, ovviamente, dalle Destre ma anche da quel cosiddetto Campo Largo, che da Palazzo Santa Lucia a Palazzo San Giacomo, è strumento degli interessi dei poteri forti.
Ma sappiamo che i proclami non bastano. La città che vogliamo potrà vedere la luce solo se ci impegniamo tutte e tutti insieme, se inventiamo strumenti di partecipazione, solidarietà e controllo popolare. Se condividi quest’analisi, se vuoi ascoltare un altro racconto sulla città, se ti interessano queste proposte, se appartieni ad associazioni, comitati, realtà di base e vuoi far sentire la tua voce, unisciti alla Napoli popolare!