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MONDRAGONE: IL PROBLEMA NON SONO I “BULGARI”, MA IL SISTEMA CRIMINALE

Mondragone è sulla bocca di tutti. Si parla di “rivolta”, di “scontro etnico”, di prove di guerra civile.
A far divampare il fuoco è stata la scoperta di un focolaio di coronavirus: al momento 49 positivi, di cui 46 bulgari e 3 italiani.

I “bulgari” nelle palazzine ex Cirio di Mondragone ci stanno da anni. Lavorano la terra. Sono braccianti. Sono parte di quell’esercito di “braccia” di cui Coldiretti e tanti altri bramavano l’arrivo, paventando il rischio di immensi raccolti persi per l’assenza di manodopera. Ma senza una regolarizzazione, ché poi il costo della manodopera aumenta e invece nei campi c’è bisogno di schiavi.

Nel casertano 4€ l’ora è una paga per cui i braccianti possono sentirsi fortunati, perché solitamente è di 2€-3€. Per gli uomini, chiaramente. Perché per le donne si può scendere a 1€-1,5€ e per i minorenni – non moltissimi, ma ci sono pure loro – si precipita a 0,50€-0,75€ per ogni ora di sudore. Uomini, donne e bambini vengono dalla Bulgaria; molti da Silven, 350km dalla capitale Sofia.

Oggi in molti si scagliano contro questi uomini e queste donne. Contro gli “untori”, colpevoli anche di evadere dalla “zona rossa”. Sapete dov’è che vanno? Lo racconta lo stesso Presidente De Luca: “Ieri (24 giugno) 4-5 bulgari sono scappati verso la Piana del Sele”. E che ci vanno a fare nella Piana del Sele? Mica in vacanza! A lavorare la terra, anche lì. E sempre per salari da fame. Se ci fermassimo a chiederci il perché, la risposta non tarderebbe: non possono permettersi di fermarsi nemmeno un giorno, perché per loro non c’è welfare state, non ci sono i bonus del governo, non ci sono i buoni pasto dei Comuni. Se vuoi stabilire una “zona rossa” devi garantire che chi ci è dentro non muoia di fame. Serve cibo, prima d’ogni altra cosa.

Da ieri Salvini straparla sui social, sfogando l’orgoglio di macho ferito dalle offese – sempre a mezzo social – ricevute da De Luca. De Luca, a sua volta, invoca l’esercito. Entrambi fomentano la guerra tra poveri. Sono due facce della stessa medaglia, che hanno interesse solo a profittare elettoralmente della situazione, certo non a risolverla.

Né l’uno né l’altro hanno speso una parola sul sistema criminale che lucra sulla pelle di queste donne e di questi uomini. Dall’organizzazione del viaggio dalla Bulgaria a Mondragone, passando per l’affitto – ovviamente a nero – degli appartamenti in cui vengono stipati come sardine (c’è qualcuno che pensa che se fossero italiani a vivere in 8-10 in case per 3-4 persone il contagio non ci sarebbe?), arrivando al trasporto su van dalle rotonde ai campi, andata e ritorno.

Né Salvini né De Luca sembrano avere interessarsi dello sfruttamento nei campi e di chi ne benefici. Né l’uno né l’altro dicono che è il lavoro nero il vero problema, che è uno schifo e che la quasi impossibilità per un migrante di ottenere un documento aiuta solo chi dal sommerso ci guadagna un sacco di soldi.

Non lo dicono perché ci fanno campagna elettorale. Uno dicendo che dobbiamo mandarli a casa; l’altro invocando esercito e lanciafiamme.

La soluzione è abitazioni dignitose per tutti, un lavoro regolare, con diritti e stipendi dignitosi. Che sono misure che fanno bene non a uno sì e l’altro no, ma proprio a tutti. “Bulgari” e italiani. Perché servono anche a monitorare e tutelare la salute della collettività.

Ma se lo si dicesse – e soprattutto se chi ha potere le iniziasse a praticare – verrebbe meno la guerra tra poveri, cioè l’unica garanzia per questi personaggi di preservarsi sulla scena. Mentre, dietro le quinte, i soliti noti continuano a banchettare e fare profitti.

*di Giuliano Granato, Potere al Popolo – Napoli

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