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L’imbroglio dell’acquisizione della Whirlpool di Amiens. Ora i lavoratori chiedono il conto

L’imbroglio dell’acquisizione della Whirlpool di Amiens. Ora i lavoratori chiedono il conto

*Traduzione a cura di Andrea Mencarelli (Potere al Popolo) dell’articolo pubblicato su Mediapart

Per molto tempo hanno taciuto, per paura di danneggiare il progetto e quindi il loro lavoro. Troppo a lungo? I dipendenti di WN, che avrebbe dovuto subentrare dell’emblematica fabbrica Whirlpool di Amiens ma che è durata solo un anno, sono ora in collera. Ora accettano di dirlo pubblicamente, denunciando quello che descrivono come “un imbroglio sin dall’inizio”.

Il 3 giugno, l’azienda dell’industriale locale Nicolas Decayeux, sostenuta dalle autorità pubbliche e finora presentata come soluzione stabile per 160 dei 280 ex dipendenti della Whirlpool, è stata posta in amministrazione controllata. I candidati per l’acquisizione del sito avevano tempo fino a martedì 23 luglio per presentare un’offerta. Il tribunale commerciale di Amiens emetterà la sua decisione il 26 luglio, ma, nella migliore delle ipotesi, solo una sessantina di persone dovrebbe essere in grado di continuare a lavorare sul sito a partire da settembre.

Non abbastanza per andare in vacanza con mente tranquilla: l’azienda sarà chiusa dal 27 luglio al 19 agosto, e le lettere di licenziamento dovrebbero essere consegnate alla riapertura ai dipendenti più sfortunati, che erano già stati licenziati per la prima volta il 31 maggio 2018.

L’avventura è andata in malora, un anno dopo il suo lancio con il botto. La fabbrica, che dal 1958 al 2018 ha prodotto ininterrottamente elettrodomestici, è diventata il simbolo della deindustrializzazione francese. Era stata immersa nel cuore di una feroce battaglia durante la campagna presidenziale tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. Una volta eletto, quest’ultimo è tornato il 3 ottobre 2017, per celebrare in pompa magna il progetto di acquisizione di Nicolas Decayeux.

“Durante questa visita, il presidente mi prese il braccio e mi appoggio la mano sulla spalla dicendomi che la proposta di Nicolas Decayeux era un buon progetto, che si doveva procedere”, ricorda Farid, uno dei dipendenti a rischio. “Avevo accettato questo progetto per comodità”, dice Christine, “Mi è stata offerta una garanzia salariale di due anni per rimanere nella stessa fabbrica con i miei colleghi. Infine, visto che mi è stato chiesto di prendere un congedo non pagato la scorsa estate e quest’inverno, avrò ricevuto solo un anno di stipendio in totale!”.

WN doveva iniziare a produrre armadietti refrigerati collegati e caricabatterie per biciclette e automobili, oltre a produrre un piccolo veicolo commerciale senza licenza, il cui motore sarebbe stato alla fine elettrico. La sede doveva anche ospitare una sorta di fabbrica collaborativa, aprendo le sue porte, le linee di produzione e i servizi a varie aziende.

Tuttavia, non appena la nuova attività è stata lanciata ufficialmente il 1° giugno 2018, Mediapart ha evidenziato le aree grigie del progetto. E un mese prima che la prefettura della Somme annunciasse il suo fallimento, avevamo detto che che i dipendenti della fabbrica non avevano quasi nessuna attività da svolgere. In quell’occasione, Nicolas Decayeux ha rotto il suo silenzio mediatico per riconoscere a Mediapart che l’impianto utilizzava solo il “30% e il 40%” della sua capacità produttiva. Una confessione che era ancora al di sotto della realtà.

Come molti dei loro colleghi, Christine e Farid hanno marciato per le strade di Amiens l’11 luglio per esprimere la loro rabbia, hanno organizzato alcuni blocchi stradali filtranti per informare gli abitanti sulla loro situazione, e avevano già preso un appuntamento con il Tribunale Commerciale il 26 luglio. Non credono più nel futuro del loro impianto e avrebbero preferito ricevere direttamente i 45.000 euro che Whirlpool ha pagato a WN per ogni dipendente riassunto. Una somma considerevole, a cui vanno aggiunti 300-400 euro al mese e per persona, a titolo di compensazione per gli stipendi che sono diminuiti dal 10 al 20% dal subentro di WN. Era previsto che questa “indennità temporanea” fosse rimborsata dalla società di Nicolas Decayeux, ma non è stato così.

In totale, WN ha ricevuto 7,5 milioni di euro di aiuti da Whirlpool (che ha anche pagato in media 80.000 euro di compensazione ai suoi dipendenti in esubero e ha finanziato un lungo periodo di formazione). Per un anno, WN non ha pagato l’affitto o le bollette dell’elettricità al gigante degli elettrodomestici, che ancora possiede gli edifici dello stabilimento. Lo Stato ha inoltre versato 2,5 milioni di euro alla società di Nicolas Decayeux a titolo di aiuto alla reindustrializzazione e la Regione circa 300.000 euro.

10 milioni di euro di aiuti in totale, andati al vento. A questi vanno aggiunti circa 5 milioni di euro di debiti verso i fornitori, alcuni dei quali non sono stati pagati dall’autunno 2018. Secondo le informazioni di Mediapart, circa 50 fornitori sono ancora in attesa di essere pagati, a volte per somme ingenti, come nel caso dell’impresa edile locale, che ha addebitato 170.000 euro per la posa di una lastra su cui è stata installata una grande pannellatrice di 40 metri di lunghezza. Le macchine, ordinate in leasing, non sarebbero state pagate più del 30% del loro prezzo e alcune sono già smontate e reimballate dai loro fornitori.

Un dipendente arrabbiato, Fabien non riesce ancora a crederci: “Una settimana prima che l’azienda fosse posta in amministrazione controllata, Nicolas Decayeux ci ha assicurato che WN aveva zero euro di debiti!” infatti, come afferma il suo collega Emmanuel, “nessun fornitore locale prendeva più ordini da WN, tutti sapevano che si era pagati male. La gente veniva in azienda con le proprie risme di carta”. “E a volte anche con la carta igienica!” aggiunge Christophe.

15 milioni di euro di spese, quindi. Dove sono finiti questi soldi in meno di un anno? “Questa è la domanda che tutti si pongono, e lo stesso vale per me”, dice Cécile Delpirou, la segretaria (sindacato CFE-CGC) del comitato aziendale di Whirlpool ad Amiens, che ha convalidato il progetto di Nicolas Decayeux prima di andare in un’altra direzione, accettando di diventare la supplente della deputata Barbara Pompili (LREM di Macron). “Persone licenziate per la seconda volta in 14 mesi, onestamente, è un disastro”, dice oggi.

Nicolas Decayeux non ha risposto alle richieste di Mediapart di un’intervista per spiegare le sue ragioni. Ma forse ne sapremo di più nelle prossime ore: lo Stato ha lanciato un audit espresso per valutare le spese dell’azienda, annunciato il 18 luglio da Agnès Pannier-Runacher, Segretario di Stato al Ministro dell’Economia, quando è venuta ad incontrare i dipendenti. La restituzione di questa inchiesta lampo dovrebbe essere fatta ai dipendenti già giovedì 25.

“Oggi c’è diffidenza, sospetto. Se questo denaro è stato usato in modo normale, è bene che lo sappiano”, ha detto. “In caso contrario, è bene saperlo e ci saranno delle conseguenze. La trasparenza è essenziale”.

“Durante la sua visita sono state poste numerose domande su questo argomento”, precisa il suo gabinetto a Mediapart. “Non disponiamo di prove oggettive per dubitare del corretto utilizzo dei fondi nel periodo, ma comprendiamo queste preoccupazioni. Non abbiamo preconcetti, ma dobbiamo fornire risposte ai dipendenti”.

I dipendenti si interrogano su quelle che considerano spese sospette, che vanno da due viaggi di lavoro in Cina e negli Stati Uniti per Nicolas Decayeux e un manager, senza risultati concreti, alla ristrutturazione degli uffici direzionali o all’assunzione come rappresentante di vendita da parte di Nicolas Decayeux di suo figlio Julien (laureatosi nel 2015). Anche tra i dipendenti insoddisfatti circolano voci di salari molto elevati.

Al di là dell’utilizzo dei fondi, lo Stato sembra aver tardato a prendere coscienza della realtà di questo sito industriale politicamente molto sensibile. La prefettura ha annunciato il fallimento del progetto di Nicolas Decayeux il 28 maggio, due giorni dopo le elezioni europee. Un timing che non può che essere messo in discussione: il 19 aprile era stato organizzato un incontro presso il Ministero dell’Economia “per fare il punto della situazione dell’azienda”.

“Fino alla fine del 2018 non avevamo nulla di cui preoccuparci”, si giustifica oggi il Ministero dell’Economia. “Il fatto che vi sia una lacuna rispetto al piano iniziale è piuttosto classico in uno scenario di ripresa dell’attività. Ma alla fine del primo trimestre, divenne chiaro che eravamo ad un vicolo cieco. Abbiamo commissionato al gruppo AlixPartners (specializzato nell’amministrazione controllata) una perizia per esaminare la situazione a metà aprile. I risultati sono arrivati alla fine di maggio e noi eravamo sul posto all’inizio di giugno”.

Tuttavia, le storie di Christine, Farid e di un gruppo di colleghi dimostrano che gli allarmi possono essere fatti risalire a molto tempo prima. “Già a settembre-ottobre abbiamo avuto i primi dubbi”, dicono. “All’inizio, Nicolas Decayeux ci ha detto che avremmo iniziato a giugno, poi che sarebbe stato in autunno. Ci è stato detto di goderci le nostre vacanze perché sarebbe iniziata bene in autunno”.

Ma non succede nulla per diversi mesi, tranne che per i corsi di formazione spesso vuoti, come questi workshop “Viver bene il cambiamento” o quello che i dipendenti chiamano “Formazione sorriso”, dove viene “insegnato” come comportarsi e presentarsi. “A dicembre, ci è stato detto di nuovo di prepararci per una forte attività a gennaio, ma non è successo nulla… A gennaio, tutti avevano capito, e la direzione ha cominciato a dirci che coloro che non erano felici potevano andarsene”.

Durante tutto questo periodo, viene esercitata una pressione per garantire che nulla sulla realtà vissuta in azienda venga diffuso. Né ai media, né all’ex personale eletto di Whirlpool. Nemmeno ai rappresentanti dello Stato: durante una visita del prefetto Muriel Nguyen, le macchine vengono accese per fare rumore per il tempo di produzione di un pezzo, e i dipendenti inattivi sono invitati a nascondersi negli spogliatoi per non rendere troppo evidente la loro inattività.

Solo poche decine di dipendenti lavoravano effettivamente in fabbrica: nell’ufficio di progettazione, per la produzione di piloni per ascensori e nella mensa. Gli altri giocano a carte, passano il tempo sui loro computer portatili, e fanno molto per ridipingere i muri della fabbrica e mantenere gli ampi spazi verdi che la circondano. “Il badge è obbligatorio”, gli è stato ricordato su alcuni fogli di presenza degli orari… “Nulla da fare per mesi, è difficile da sopportare”, dice Véronique, che percorre 82 chilometri al giorno per raggiungere lo stabilimento, dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 16:50.

Tuttavia, i progetti di Nicolas Decayeux erano abbondanti. Nel corso dei mesi, ha prodotto un numero impressionante di idee, nessuna delle quali è poi alla fine giunta a compimento: le “shopping box”, armadietti refrigerati intelligenti che dovevano essere il prodotto di punta di WN, ma di cui solo una manciata di unità sono state prodotte sui 1.200 promessi per il 2019; 46 scooter Piaggo acquistati per 10.000 euro ciascuno per essere equipaggiati con un piccolo armadietto refrigerato e dodici dei quali sono stati venduti all’asta a metà luglio; piccole vetture a benzina o elettrici; caricabatterie per auto elettriche; scooter in kit provenienti dalla Cina; moduli ambulatoriali per ospedali; progetto per un “mini-Rungis” locale…

“È un enorme spreco, nessuna di queste idee corrisponde al progetto iniziale che ci è stato venduto e che abbiamo convalidato”, dice Cécile Delpirou, segretaria del comitato aziendale di Whirlpool. “Quando abbiamo dato il nostro accordo, c’era il progetto “shopping box”, ma anche una partnership avanzata con la società Sonnen, che fabbrica batterie per privati che producono energia solare, che doveva fornire un’attività sicura e garantita”. L’accordo con Sonnen è stato presentato come chiuso, a tal punto che i sindacati hanno negoziato con Whirlpool un emendamento all’accordo sul piano sociale, in modo che i dipendenti possano essere distaccati a questa produzione a partire dal febbraio 2018.

L’ex sindacalista insiste: “In nessun momento si era mai parlato di piccole vetture. Se avessi saputo che quest’idea sarebbe stata un pilastro dell’offerta, non l’avremmo accettata. Per vendere queste vetture dopo averle prodotte, sappiamo che bisogno avere di una seria rete di vendita in tutta la Francia e di un servizio post-vendita, cosa che non riguardava il nostro caso”. Non più di cinque o sei di questi veicoli sono stati prodotti nello stabilimento. Questo non impedisce in alcun modo a Nicolas Decayeux di assicurare a Le Parisien, il 14 dicembre 2018, di venderne “uno ogni due giorni”

Farid ricorda amaramente la sua formazione di diverse settimane ad Aniche (Nord), presso Secma, il costruttore di questi veicoli la cui licenza era stata trasferita a WN. “C’erano quattro o cinque di noi nella loro azienda, e immediatamente, i ragazzi mi hanno detto che in quattro anni hanno venduto solo 38 piccole vetture, e inoltre svendendo gli ultimi dieci. Nessuno le voleva” dice.

“Decayeux buon oratore, bravo attore, ottimo piagnucolone”, riassume Christine con disprezzo, che descrive come il direttore dell’azienda arringava i suoi dipendenti dicendo loro di essere un’unica famiglia, fino a versare lacrime di commozione durante i suoi discorsi. Oggi, i dipendenti, la maggior parte dei quali sono in azienda da vent’anni e hanno più di cinquant’anni, sono in attesa di conoscere il proprio destino.

L’avvocato Feodor Rilov, specialista in questo tipo di casi, promette di organizzare una pianificata battaglia legale per ottenere una compensazione finanziaria, e allo stesso tempo combatterà contro i tribunali del lavoro per contestare la ragione economica dei licenziamenti del 2018 di Whirlpool. Ma niente che dia loro un lavoro stabile. E quando Bercy afferma che “è fuori questione fare di questo sito un deserto industriale”, tutti ascoltano educatamente. Ma senza più fare silenzio.

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