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La Francia di Macron come nuovo modello internazionale di repressione

In occasione della giornata internazionale dei diritti umani (10 dicembre), condividiamo la tribune firmata da Ugo Bernalicis, Jean-Luc Mélenchon, Danièle Obono e Mathilde Panot (deputati e deputate de La France insoumise) che denunciano la deriva autoritaria del governo francese e la repressione sociale messa in campo dal Presidente Macron. Di seguito la traduzione in italiano a cura di Potere al Popolo Parigi; qui il testo in francese.

La Francia di Macron: modello internazionale di repressione?

La celebrazione della Giornata internazionale dei diritti umani quest’anno lascia un sapore amaro.
A poco a poco, tutto si fa più scuro nel Paese dell’illuminismo.

La legge sulla “sicurezza globale” è stata approvata dall’Assemblea nazionale la stessa settimana in cui un’ondata di violenza gratuita della polizia si è abbattuta sui migranti sans-papiers di Place de la République e sul produttore Michel Zecler sotto le telecamere dei passanti. L’articolo 24 cristallizza la rabbia e ci fa vergognare all’estero: per il Financial Times, Macron “protegge la polizia dai suoi stessi eccessi”; a Bruxelles, Le Soir fa riferimento a un “affare Georges Floyd alla francese”; per il Frankfurter Rundschau, “Emmanuel Macron governa la Francia in modo più autorevole di quanto Donald Trump faccia negli Stati Uniti”.

Se il governo ha ceduto alle pressioni popolari proponendo la riscrittura di questo articolo, è proprio l’intera legge che agisce come una deriva pericolosa, liberticida e antidemocratica del regime macronista.

La Francia è stata messa in guardia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, richiamata all’ordine dall’ONU, denunciata da organizzazioni che difendono le libertà pubbliche e i diritti umani. La settimana della vergogna fa dire ad un alto funzionario della sicurezza: “Questo Paese sta affondando come l’Ungheria”. E per una buona ragione: le immagini della violenza della polizia di qui e di altrove sono molto simili. Il governo di Emmanuel Macron, composto in passato dall’uomo che ordinava l’uso di flashball con i manifestanti Christophe Castaner, ora sostituito dall’inquieto Darmanin, è responsabile di un disastroso record di repressione e di attacchi alle nostre libertà civili. La lista di Gilets Jaunes lo testimonia: 3 morti, 32 accecati, 5 mani spappolate, 2.500 feriti tra i manifestanti.

Il segnale politico inviato è pericoloso: se anche il paese dei diritti umani reprime in questo modo, perché gli altri dovrebbero fermarlo?

A Hong Kong, la legge anti-maschera che vieta alle persone di nascondere il proprio volto si ispira direttamente alla nostra legge contro i manifestanti approvata nell’aprile 2019. I veicoli antisommossa con cannoni ad acqua sono “made in France” e i giornali locali hanno riferito che gli ufficiali francesi erano stati lì per addestrare le autorità cinesi nel loro uso. Francesi come le cosiddette armi “non letali” usate in Perù per reprimere i manifestanti in piazza contro la corruzione e per le dimissioni del Presidente ad interim Merino. Il bilancio è di 3 manifestanti uccisi.

In Libano, sono state le granate lacrimogene francesi ad accecare i manifestanti contro i leader del Paese una settimana dopo l’esplosione di Beirut. Il 12 agosto Amnesty International ha contato 738 feriti, tra cui sette manifestanti ricoverati con ferite agli occhi. Un manifestante ha perso un occhio. I manifestanti avevano scandito “Stop aiming for the eyes” sui social network, facendo eco da uno slogan tristemente noto in Francia.

In Cile, il senatore Rodrigo Galilea ha usato la Francia come esempio per giustificare il dispiegamento di forze armate locali per sedare le proteste. Ha detto al Senato: “In un Paese come la Francia, le cose sono state risolte nello stesso modo in cui dovrebbero essere risolte in Cile. Naturalmente il Presidente Macron ha dovuto chiamare la polizia e l’esercito”.

Il nostro Paese è ora garante della repressione, con una dottrina di polizia che combina la militarizzazione a tutto campo con pratiche che di aggressione diretta nei confronti dei manifestanti.

Questa dottrina sta portando ad un’escalation di violenza senza precedenti e a una continua sfiducia tra la polizia e la popolazione. In Europa, la Francia si sta isolando e si rifiuta di partecipare a qualsiasi riflessione sul concetto di de-escalation. Così, i nostri Paesi vicini stanno sperimentando metodi di de-escalation, mentre questo governo reprime qualsiasi avversario.

Negli ultimi tre anni, in seno all’Assemblea nazionale, abbiamo avanzato proposte per avviare la riduzione della violenza.

Una riflessione sulla militarizzazione della polizia attraverso la messa al bando di LBD, granate GLI-F4, alcune tecniche di arresto come il placcaggio a terra, le modalità di riforma dell’IGPN e del garante dei diritti, il rafforzamento dell’efficacia del controllo giudiziario, la difesa di un bilancio ragionato per la polizia nazionale e la gendarmeria, in particolare sui beni immobili e sul parco veicoli, tenendo conto delle legittime richieste del personale come il pagamento degli straordinari per gli agenti di polizia.

Il governo di Emmanuel Macron deve assolutamente fermare la sua corsa autoritaria sfrenata. Possiamo scegliere di essere all’altezza della nostra storia e del simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità che inviamo al mondo.

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