Al referendum di fine marzo sulla giustizia Potere al popolo! voterà in massa NO e invita tutti e tutte le militanti, aderenti e simpatizzanti a mobilitarsi in vista del voto. Con questo breve articolo vogliamo rendere più chiare le ragioni del NO per tutte e tutti coloro che ci contattano in queste ore, e che vivono un disorientamento dovuto alla natura molto tecnica delle modifiche costituzionali volute dal Governo, con una premessa: solo la mobilitazione, solo l’ingresso in questa battaglia di lavoratrici e lavoratori, dei giovani, ossia di quei settori normalmente esclusi dal dibattito politico, può dare impulso decisivo a una vittoria del NO e a una sconfitta politica senza precedenti per il Governo Meloni. Per questo è importantissimo essere tante e tanti alla grande manifestazione prevista il 14 marzo a Roma. Buona lettura.
Le ragioni per votare NO al prossimo referendum sulla riforma della giustizia sono tante, ma non sono (soltanto) quelle di cui si dibatte nel mainstream.
Innanzitutto niente di ciò che contiene questa riforma rientra negli interessi del popolo.
Noi abbiamo bisogno di una giustizia rapida, accessibile e giusta: impossibile se l’Italia ha poco più della metà della media europea dei giudici: 12,5 su 100.000 abitanti contro i 20 della media UE. Impossibile se a giugno 2026 scadrà il contratto di ben 12.000 assistenti precari assunti con il PNRR, che da oltre tre anni lavorano nei tribunali e che, se tutto va bene, saranno stabilizzati solo in parte. La giustizia in Italia è lenta, poco accessibile e dunque ingiusta, principalmente perché l’Italia non assume e quando lo fa, forma il personale e poi lo licenzia.
La nostra gente reclama dignità e rispetto dei diritti umani anche nella pena, in uno dei paesi europei col più alto tasso di sovraffollamento delle carceri, dove 80 persone si sono tolte la vita nel 2025 e dove si muore più facilmente per assistenza sanitaria disastrata o overdose.
Noi vogliamo una giustizia democratica e antifascista. Mentre imprenditori, colletti bianchi, amministratori corrotti la fanno franca sempre più spesso, aumentano giorno dopo giorno i reati contro chi lotta, la repressione del dissenso in piazza, i DASPO urbani, le zone rosse, i mezzi potenzialmente mortali a disposizione delle forze dell’ordine come i taser. Una vera riforma della giustizia dovrebbe liberare i nostri codici, le nostre norme e i nostri uffici dall’autoritarismo e dalle continuità con il fascismo.
Di tutto questo non c’è traccia nella riforma targata Nordio – ovviamente – né tantomeno nella finta opposizione del centrosinistra, che continua ad agitare solo il tema della separazione delle carriere che è un falso problema – purtroppo – perché già esistente di fatto dal 2006, e perché ulteriormente rafforzata sotto il governo Draghi col consenso di quasi tutto l’arco parlamentare.
Il vero tema della riforma, per cui è necessario mobilitarsi, votare e far votare NO, è il forte avanzamento verso un sistema post-democratico, o che potremmo chiamare di democratura, dove l’autogoverno della magistratura, voluto dalla Costituente per bilanciare il potere dell’esecutivo, scompare. Se, infatti, si crea un secondo Consiglio Superiore della Magistratura (CSM); se entrambi i CSM vengono spogliati della funzione disciplinare, delegata ad un Alta corte; se i membri togati di questi organi vengono sorteggiati tra tutti i magistrati, mentre i membri laici vengono sorteggiati in una lista predisposta dal Parlamento (che avrà maggioranze sempre più larghe, se passano i progetti di legge elettorale e premierato); se vincerà il SI, se dunque passerà tutto questo, la conseguenza naturale sarà che il peso dei “laici”, legati alla politica, sarà di gran lunga maggiore, se non preponderante, rispetto al peso dei “togati”.
La riforma della giustizia è solo l’ennesimo atto di un rafforzamento degli esecutivi che non riguarda solo l’Italia, che non comincia oggi e che vede la responsabilità della totalità delle forze politiche di maggioranza e della finta opposizione. Proprio per questo è necessario opporsi: c’è un legame molto stretto tra la riforma della giustizia e gli omicidi commesso dall’ICE a Minneapolis, perché la causa prima è il rafforzamento dei moderni stati autoritari, delle democrature di cui sopra.
Ed è per questa precisa ragione che l’opposizione non si farà con coloro che, al potere, avallano le stesse logiche, mentre all’opposizione gridano al fascismo.
L’opposizione la faremo dal basso, con una campagna indipendente, iniziative nazionali e comitati popolari per il NO, perché (anche) da questa riforma, in cui troppi vedono solo questioni tecniche, passa la vita e il destino dei nostri.
Invitiamo per queste ragioni tutte e tutti al corteo nazionale del 14 marzo che stiamo promuovendo insieme al blocco sociale che in autunno ha bloccato tutto in risposta alla complicità italiana con il genocidio in Palestina.
Ci vediamo il 14 marzo a Roma, partenza ore 14:00, Piazza della Repubblica.
Blocchiamo il Governo Meloni!