Estero

[Irlanda] Il 25 maggio si voterà per introdurre finalmente il diritto all’aborto

di Potere al Popolo Irlanda

A quasi quarant’anni dallo storico referendum che sancì la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, il prossimo 25 maggio il popolo irlandese è chiamato a decidere sul diritto all’aborto legale e sicuro. Il referendum si riferisce all’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione che vieta l’interruzione di gravidanza. Introdotto con il referendum del settembre 1983, l’ottavo emendamento equipara infatti il diritto alla vita del nascituro al diritto alla vita della madre, rendendo di fatto illegale l’aborto in quasi tutte le circostanze, inclusi i casi di stupro, incesto e anomalia fetale. L’unica soluzione per praticare legalmente l’aborto per le donne che vivono in Irlanda rimane quindi quella di andare all’estero per farlo. Per evitare di essere perseguite penalmente e criminalizzate in Irlanda, migliaia di donne si sottopongono alla pratica abortiva in altri paesi, prevalentemente nel Regno Unito. Secondo i dati del Ministero della Salute britannico, le donne residenti in Irlanda che hanno effettuato l’interruzione volontaria di gravidanza in Inghilterra e Galles tra il 1980 e il 2015 sono state 165.438. La cifra è di 3265 donne solo nel 2016: quasi nove al giorno.

A fronte di forti pressioni esercitate dal movimento pro-choice per il diritto all’aborto, nel 1992 la Corte Suprema irlandese ha stabilito che l’interruzione di gravidanza può essere praticata in caso di reale e sostanziale rischio per la vita della partoriente. Non c’è stata però alcuna conseguenza pratica: la decisione di interrompere la gravidanza rimane a discrezione dei medici. Questi, sia per convinzioni religiose che per paura di ripercussioni personali in conseguenza dell’incertezza legislativa, si rifiutano di eseguirla.

Nel 2013 l’ottavo emendamento della Costituzione Irlandese uccide Savita Halappanavar. Questo accade perché l’ottavo emendamento non solo impedisce l’accesso all’interruzione di gravidanza, ma nega anche una serie di servizi sanitari e prestazioni mediche alla donna incinta se queste mettono in discussione la sopravvivenza del feto. Il Parlamento approva poi una legge per consentire l’aborto se la gravidanza mette a rischio la vita della donna. Tutt’ora in vigore, la legge ha però un’applicazione molto limitata. Le donne che abortiscono illegalmente rischiano fino a 14 anni di carcere.

Questa legislazione punitiva sull’aborto si interseca inevitabilmente con questioni di classe e etnia. Sono moltissime infatti le donne che non hanno modo di viaggiare per ragioni economiche o legate al permesso di soggiorno. Non è un caso che, secondo i dati del Maternal Death Enquiry, le donne migranti siano il 13% della popolazione residente in Irlanda, ma contano per il 40% delle morti per parto. Lo stato irlandese fallisce nel proteggere anche il loro diritto alla salute e all’autodeterminazione. Le donne che non possono spostarsi dall’Irlanda sono costrette ad utilizzare illegalmente la pillola abortiva nel silenzio e nella paura. Una pratica abortiva largamente diffusa e sommersa che espone le donne a seri rischi per la propria salute perché in caso di complicazioni non possono rivolgersi a un medico per timore di conseguenze penali.

La legislazione sull’aborto in Irlanda affonda le radici in una cornice istituzionale che ha trattato la questione riproduttiva in maniera punitiva. Soltanto una serie di scandali negli anni ‘90 ha fatto emergere a livello internazionale il caso delle Magdalene Laundries, le lavanderie dove venivano fatte lavorare in condizioni semi-schiavistiche le donne irlandesi colpevoli di condotta “immorale”, ad esempio dell’avere avuto un figlio fuori dal matrimonio. Benché l’Irlanda abbia fatto innumerevoli passi avanti nel campo dei diritti civili, non ultimo l’istituzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2016 attraverso un’azione referendaria (caso unico al mondo), c’è ancora molto altro per cui LOTTARE!

Potere al Popolo sostiene la battaglia per il Sì affinché le donne in Irlanda abbiano finalmente il diritto di decidere del proprio corpo e del proprio futuro. L’ottavo emendamento ha di fatto ucciso tante donne in Irlanda, negando loro l’accesso all’interruzione di gravidanza. La legislazione irlandese continua a violare il diritto all’integrità fisica e all’autodeterminazione di tutte le donne. Potere al Popolo Irlanda lotterà a fianco di ogni singola donna affinché questo non si ripeta. La lotta non si esaurirà con il referendum. Occorrerà infatti vigilare perché il parlamento voti una legge che garantisca un diritto all’aborto effettivo e non solo formale, un problema purtroppo ancora rilevante anche in Italia. Per tutti questi motivi, come migranti in Irlanda, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, la lotta per il diritto all’aborto in Irlanda è anche la nostra lotta.  

Il 25 Maggio sostieni il Sì, sostieni le donne, sostieni il futuro.

My body, my choice!

 

Link utili in italiano:

https://comune-info.net/2018/04/barbarie-chiamata-amore/

http://www.perunaltracitta.org/2017/10/02/repeal-the-8th-la-lotta-irlandese-la-legalizzazione-dellaborto/

http://www.gaypost.it/irlanda-referendum-aborto

 

https://ilmanifesto.it/irlanda-a-primavera-il-referendum-sullaborto/

 

Link utili in inglese:

http://aimsireland.ie/what-matters-to-you-survey-2015/womens-experiences-of-consent-in-the-irish-maternity-services/

Rapporto redatto da AIMS – Association for Improvements in the Maternity Services in Ireland – sulla mancanza di consenso informato nell’ambito dei reparti maternita’ irlandesi. In pratica l’ottavo emendamento influisce non solo sulla salute delle donne che vogliono abortire ma potenzialmente anche su qualsiasi donna in gravidanza. Quando la salute del feto diventa prioritaria rispetto alla salute della donne, pratiche mediche vengono imposte o negate senza alcun consenso da parte della stessa.

https://www.irishtimes.com/life-and-style/people/having-a-baby-in-ireland-having-a-baby-in-australia-1.3183635?mode=amp

Articolo che paragona l’assistenza medica in gravidanza in Irlanda e in Australia e la differenza di esami prenatali offerti nei due sistemi a causa del divieto di abortire e dei rischi che questo differente approccio sanitario comporta per la salute della donna e per quella del nascituro.

http://imj.ie/maternity-ultrasound-in-the-republic-of-ireland-2016-a-review/

Rapporto che dimostra che esami prenatali standard negli altri paesi occidentali non vengono offerti nella vasta maggioranza delle strutture ospedaliere in Irlanda.

https://www.irishtimes.com/news/politics/women-in-ireland-should-not-take-abortion-pills-says-harris-1.3459882

Dichiarazione del ministro della salute sui pericoli degli aborti clandestini tramite pillola.

https://www.irishtimes.com/news/health/eighth-amendment-casts-shadow-over-care-for-pregnant-women-1.3454604

Articolo sull’impatto dell’ottavo emendamento sulle donne malate di cancro e sulle cure che vengono loro negate o che vengono ritardate per non danneggiare il feto.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/may/03/ireland-cervical-cancer-scandal-vicky-phelan

Editoriale di Una Mulally che collega il dibattito referendario al Cervicalcheck scandal e su come entrambe le questioni siano frutto di una “cultura medica irlandese paternalistica e patriarcale” che tratta le donne come cittadine “di seconda classe”. Ci sono diversi scandali precedenti in materia a partire da quello sulle sinfisiotomie forzate: https://en.wikipedia.org/wiki/Symphysiotomy#Controversial_practices_in_Ireland

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