In Francia 800.000 persone in strada. In Italia decine di migliaia: oltre 10mila a Milano contro il carovita, altre migliaia a Torino contro riarmo e carovita, 10mila a Castel Volturno contro il Cpr, poi Bologna, Roma, Firenze, Genova, Napoli. Un sabato che ha riempito le città da nord a sud, dentro e fuori dai cortei “autorizzati”.
Una settimana di allarmismo mediatico e un nuovo decreto sicurezza che allarga i fermi preventivi. Soffiare sul fuoco della paura non è servito: la strategia dell’emergenza si è schiantata contro la voglia di riscatto di un intero paese.
Le provocazioni sono state pesanti e continue: idranti, cariche, lacrimogeni, 371 persone portate in questura, di cui 110 minorenni. Ma la compattezza delle piazze ha retto. Il tentativo di trasformare la rabbia sociale in ordine pubblico è fallito.
E adesso guardiamo avanti: lo sciopero generale del 30 ottobre cresce a vista d’occhio, con assemblee, presidi e comitati nei posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole e nelle università. Chi pensava di averci stancato deve ricredersi.
In piazza e in sciopero portiamo richieste precise:
❌ No ai 4,5 miliardi in più per le armi, quasi il doppio di quanto si andrà a spendere per la sanità: non un euro per la guerra!
✅ Salario minimo e un tetto ai prezzi di carburante, trasporto pubblico e affitti: il carovita si combatte così!
✅ Sanità e istruzione alla media europea in rapporto al PIL: prima le persone, non i missili!
✅ Stop alla repressione: ritiro di tutti i pacchetti sicurezza, dai decreti Minniti, Conte-Salvini a quelli del governo Meloni! E non siamo soli.
Nelle piazze di tutto il continente marcia la nostra stessa rabbia: da Parigi a Roma, da Tirana a Lisbona, i popoli d’Europa si stanno sollevando.
La risposta alla guerra, alla povertà e alla democrazia sotto assedio non la scrivono i governi nei palazzi: la scrivono le piazze.
Venerdì 30 ottobre incrociamo le braccia e riempiamo le piazze. Il vento è cambiato, e non si torna indietro.
Abbassate le armi, alzate i salari!