
Sosteniamo la mobilitazione dei giovani che a Roma, come in tutta Italia, nonostante le intimidazioni da parte del Governo, stanno riempiendo le piazze e occupando le loro scuole in risposta alla crisi di prospettive, alla guerra, al carovita e ad un Governo che nega la costruzione di un futuro dignitoso nel paese. Lo stesso che mentre aumenta le spese militari senza dare risposte all’aumento del costo della vita, reprime chi protesta e distrugge progressivamente il settore dell’istruzione al posto di offrire soluzioni concrete di un intera generazione e della scuola pubblica.
Questa mattina a Roma, sulla scia della mobilitazione in corso da settimane che sta travolgendo tutto il paese, hanno occupato oltre sei scuole a cui diamo tutta la nostra solidarietà. Di fronte agli studenti che chiedono soluzioni, denunciamo quello che è stato l’attegiamento nella maggior parte delle occupazioni: la risposta arrivata nelle scuole, come nelle piazze, è stata ancora la repressione, come abbiamo visto con le immagini del Liceo Argan in cui il preside strattona gli studenti e con l’intervento delle forze di polizia in altri istituti.
È inaccettabile che di fronte ad una generazione che lotta contro guerra e carovita il Governo sappia agire solo varando un nuovo decreto sicurezza, che criminalizza ulteriormente studenti e minori e aggiunge un altro tassello alla costruzione di una vera e propria società caserma. Un modello applicato nelle città anche dalle giunte locali, allineate con l’Esecutivo come la Giunta Gualteri, che invocano più polizia e militarizzano i territori al posto di offrire una vera sicurezza, la sicurezza sociale, garantendo diritti e servizi.
La nostra risposta invece è continuare a mobilitarci proprio con loro, come con i lavoratori e i portuali, con cui saremo in piazza nella giornata di sciopero generale del 30 ottobre. Costruiamo insieme un’alternativa autonoma e indipendente al Governo e alle finte opposizioni, per rispondere tutti e tutte insieme al Governo Meloni per un futuro senza carovita, guerra e repressione.