Nelle estati sempre più calde, le piscine comunali non sono un privilegio ma un presidio pubblico contro il caldo estremo, le disuguaglianze e per il diritto alla città.”
Ogni estate a Torino si riapre il dibattito sulle piscine comunali. Oggi, però, questa discussione è ancora più urgente: l’aumento costante delle temperature rende sempre più difficile vivere la città nei mesi estivi e rende indispensabile offrire alternative concrete, accessibili e diffuse per trovare refrigerio.
La situazione è particolarmente critica nei quartieri popolari, dove gli effetti del caldo estremo si fanno sentire con maggiore intensità.
L’elevata cementificazione, i frequenti blackout, la scarsità di aree verdi e la mancanza di spazi di aggregazione rendono ancora più difficile affrontare le ondate di calore. Ed è proprio in questi quartieri che le piscine pubbliche spesso costano di più o addirittura mancano del tutto.
La Piscina Pellerina rappresenta un caso emblematico. Pur essendo di proprietà della Città di Torino, è affidata in concessione a un soggetto esterno. È una delle poche piscine cittadine aperte anche nelle mattine feriali, ma il diverso modello di gestione comporta costi di accesso che possono risultare proibitivi per molte persone. Inoltre, si trova in una zona della città in cui le classi popolari vengono progressivamente espulse, come dimostrano il lavoro svolto dal nostro sportello casa e i numerosi casi di sfratto registrati nell’ultimo anno.
Significativo è anche il caso della piscina Sempione, nel quartiere Barriera di Milano. Si tratta di uno spazio fondamentale, progressivamente abbandonato dal Comune fino a raggiungere l’attuale stato di degrado. Oggi, invece di investire per restituirlo alla cittadinanza, la soluzione proposta dalle stesse istituzioni è la privatizzazione: affidarlo a un soggetto privato affinché ne tragga profitto, anziché riconsegnarlo agli abitanti del quartiere.
Questa è la ricetta della giunta di centrosinistra che governa Torino: allontanarsi sistematicamente dalle esigenze dei quartieri popolari e lasciare che servizi pubblici essenziali vengano ridimensionati o affidati al mercato, mentre migliaia di lavoratrici e lavoratori affrontano estati sempre più torride, spesso senza luoghi accessibili dove trovare sollievo dal caldo.
Parlare di questo tema , però, non vuol dire soltanto elencare il numero degli impianti disponibili ma vuol dire raccontare in profondità il modo in cui viene concepito il servizio pubblico e, più in generale, il modello di città che si vuole costruire.
Il punto, infatti, non è soltanto quante piscine ci siano a Torino. Il punto è quale tipo di servizio queste piscine siano in grado di offrire e a quali bisogni riescono realmente a rispondere.
Noi crediamo che i servizi pubblici, e quindi anche le piscine, debbano mantenere una funzione sociale.
La piscina comunale infatti, in estate dovrebbe essere una estensione dei parchi pubblici e un luogo con una forte funzione sociale: un luogo pubblico di quartiere dove trascorrere una mattina o un pomeriggio d’estate, incontrare altre persone, far giocare i bambini, essere luogo di autonomia e socialità per i giovanissimi, di refrigerio per gli anziani e per poter permettere di vivere uno spazio della città senza dover ricorrere a servizi privati.
Oggi, sempre più spesso, la piscina pubblica sembra ricalcare le caratteristiche di un impianto sportivo privato con finestre di accesso limitate, organizzato principalmente intorno alle esigenze della gestione, dei corsi e delle attività programmate, più che intorno ai tempi di vita delle persone.
Da luogo di socialità, prevenzione e inclusione che dovrebbe essere sono invece sempre più simili ad un servizio da organizzare e razionalizzare secondo criteri prevalentemente economici e gestionali.
LA PISCINA PUBBLICA COME PRESIDIO CONTRO LE DISEGUAGLIANZE
La piscina pubblica non è semplicemente un luogo dove praticare sport o trascorrere il tempo libero ma è anche uno strumento per contrastare le disuguaglianze.
L’estate, infatti, non è vissuta allo stesso modo da tutte e tutti: c’è chi può permettersi vacanze fuori città, piscine private, seconde case o attività a pagamento, e chi invece rimane a Torino per settimane in abitazioni magari piccole, senza spazi esterni adeguati.
Una piscina comunale economica, vicina e realmente fruibile rappresenta quindi una forma di welfare urbano: riduce le differenze tra chi può permettersi alternative private e chi invece dipende dalla qualità dei servizi pubblici.
L’ACCESSIBILITA’ TEMPORALE: I SERVIZI DEVONO SEGUIRE I TEMPI DELLE PERSONE
Quando si parla di accessibilità di un servizio pubblico si pensa spesso al costo o alla distanza ma , in una situazione di crisi climatica sempre più mordente, un servizio può essere economicamente accessibile e fisicamente vicino, ma diventare di fatto inutilizzabile se gli orari non corrispondono ai tempi di vita delle persone.
Uno degli elementi che riscontriamo più problematici riguarda la riduzione della possibilità di utilizzare le piscine nelle mattine feriali.
Nelle ultime settimane, con temperature molto elevate e periodi di caldo intenso sempre più frequenti, diventa evidente come gli orari di apertura dei servizi pubblici non sono una scelta neutra.elevate e periodi di caldo intenso sempre più frequenti, diventa evidente come gli orari di apertura dei servizi pubblici non sono una scelta neutra.
Una piscina aperta prevalentemente nella fascia 12–18 può essere formalmente un servizio disponibile, ma rischia di essere poco adeguata ai bisogni reali delle persone:
viene sconsigliato a tutti di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata ancora di più ad anziani, bambini, persone con fragilità e chi può raggiungere la piscina con i mezzi pubblici non attrezzati ad uno spostamento adeguato a queste temperature.
È vero che nel fine settimana alcune strutture ampliano gli orari di apertura, ma questo non basta a risolvere il problema. Al contrario, concentrare l’offerta soprattutto nel weekend significa concentrare anche la domanda, con il risultato di avere piscine spesso sovraffollate proprio nei giorni di maggiore affluenza.
Se le piscine fossero aperte anche nelle mattine dei giorni feriali, molte persone che oggi sono costrette ad aspettare il fine settimana potrebbero distribuirsi nell’arco della settimana. Pensiamo a studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori con turni flessibili, persone anziane, genitori in congedo, famiglie con bambini piccoli o a chi attraversa momenti particolari della propria vita e ha la possibilità di usufruire del servizio durante la settimana.
UN ALTRO MODELLO DI PISCINA PUBBLICA È POSSIBILE
Una politica più orientata alla funzione sociale degli spazi pubblici dovrebbe partire dai bisogni reali delle persone e non soltanto dalle esigenze organizzative. Parlare delle alternative a pagamento non può essere considerata una soluzione così come non è sufficiente affidarsi a strutture con un modello diverso e costi maggiori, come ad esempio la Piscina alla Pellerina.
Alcune scelte concrete potrebbero essere:
– gestione pubblica dei servizi con vocazione sociale
– garantire almeno alcune piscine aperte nelle fasce 9:30–13 nei giorni feriali;
-prevedere fasce 16–20 nei giorni di caldo intenso;
-aumentare le aree ombreggiate e le zone gioco;
-introdurre maggiormente formule di biglietti famiglie, anziani, studenti e giovani.
Le piscine comunali non sono semplicemente impianti sportivi ma pezzi di città, luoghi di incontro, strumenti di benessere e di inclusione.
In una fase storica in cui il caldo estremo sta diventando sempre più frequente, garantire spazi pubblici accessibili e sicuri per vivere l’estate non è un servizio secondario ma una responsabilità con reta di costruire una città che vuole prendersi cura di chi la abita.