L’operazione repressiva messa in atto questa mattina tra Napoli e Firenze è l’ennesima riprova di una modalità inquietante – ormai pienamente in atto nel nostro paese – di gestione dell’ordine pubblico rispetto alla libertà di lotta, di organizzazione e di espressione democratica.

Le accuse che la magistratura muove ad attivisti e militanti sono pesantissime: l’articolo 270 del Codice Penale (Associazione Sovversiva), nella sua forzata applicazione, consente, fantasiosamente, di costruire castelli e teoremi accusativi fondati non su fatti specifici o su reati contestati ma su veri e propri reati di opinione. A finire sul banco degli imputati, insomma, non sono le azioni presunte, ma le idee, le posizioni politiche.

Le perquisizioni e le accuse di stamattina si collocano nel generale clima politico di crescente criminalizzazione delle forme del conflitto politico, sociale e sindacale che in primis il Governo Meloni sta determinando nei posti di lavoro, nelle scuole e nelle università, sui territori.

Invece di affrontare le crescenti disuguaglianze economiche e sociali del paese, il Governo fomenta la guerra tra i più poveri, demonizza i migranti e i soggetti più fragili della popolazione, tentando di mettere a tacere e isolare le decine di migliaia di persone che in Italia hanno mostrato più e più volte, nelle piazze, negli scioperi, con il voto all’ultimo referendum, di contestare apertamente questo esecutivo e la sua complicità con i criminali di guerra.

I vari decreti sicurezza servono a questo, a garantire una blindatura autoritaria delle istituzioni mentre le condizioni materiali della maggioranza della popolazione peggiorano e la propaganda fumosa di Meloni e sodali scricchiola sempre più vistosamente.

E’ necessario opporsi decisamente ad operazioni repressive di questo tipo, anche nelle mobilitazioni dei prossimi giorni, che ci porteranno alle giornate antifasciste del 25 aprile, per fermare ogni tentativo, diretto ed indiretto, di zittire l’opposizione politica e sociale nel nostro paese.