La fondazione Piccola Casa della Divina Provvidenza, o come è più conosciuta dai torinesi, il Cottolengo, è un attore privato di primo piano nelle politiche sociali e di assistenza nella città di Torino. Oltre ad avere interessi nel settore sanitario, il Cottolengo possiede anche un ingente patrimonio immobiliare nella città, con un valore di decine di milioni di euro.
Questo patrimonio, proveniente per lo più da donazioni e amministrato direttamente dall’ente ecclesiastico privato, è destinato alla locazione a privati secondo logiche difficili da distinguere da quelle speculative di altri grandi proprietari immobiliari e palazzinari attivi in città.
Proprio in queste settimane, come Sportello Casa, abbiamo assistito a un susseguirsi di contatti con persone e famiglie che stanno subendo procedure di sfratto da parte della proprietà del Cottolengo. È facile intuire, dagli atti del tribunale, che il numero delle persone coinvolte in tali procedure da parte dell’ente “benefico” è in forte aumento.
Le condizioni abitative denunciate sono inaccettabili: alloggi in stato di grave degrado, con infiltrazioni d’acqua, impianti di riscaldamento non funzionanti, infissi e tapparelle deteriorati. A ciò si aggiungono spese per utenze e condominio elevate e opache, prive di qualsiasi trasparenza sui consumi reali. Quando gli inquilini tentano di ottenere chiarimenti o interventi, si scontrano sistematicamente con l’assenza di risposte e con un muro di silenzio da parte della proprietà e dei suoi legali.
Di fronte a questo scenario, le dichiarazioni del Cottolengo sulla propria missione di sostegno alle persone più fragili e lo sbandierato codice etico, risultano non solo contraddittori, ma profondamente ipocriti. Le storie che raccogliamo parlano infatti di famiglie lasciate sole, che, colpite da una riduzione del reddito e da difficoltà economiche, si trovano davanti non a un’istituzione solidale, ma a un soggetto interessato unicamente a far cassa.
Fintanto che il welfare abitativo verrà delegato a soggetti privati, che per loro natura hanno come missione la rendita e il lucro, continueremo ad imbatterci in queste storie.
Vogliamo una gestione dell’abitare che sia pubblica, efficiente e lontana dalle logiche di profitto e speculazione!