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Vostre le guerre, nostre le vite: Il ritorno dell’antimilitarismo

articolo originariamente pubblicato in lingua inglese su Peoples Dispatch.


Uno spettro antimilitarista si aggira per l’Europa: sindacati, movimenti sociali e organizzazioni politiche si mobilitano contro la guerra e contro il prossimo vertice della NATO a Bruxelles.

Segreteria Europea dell’Assemblea Internazionale dei Popoli

Il 14 giugno 2021 la NATO terrà un “Vertice dei leader alleati” nella sede di Bruxelles. Secondo il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, la riunione “è un’occasione unica per rafforzare la NATO come struttura stabile del legame tra Europa e Nord America”. Il vertice seguirà dopo un incontro dei leader del “Gruppo dei Sette” (G7) nel Regno Unito dall’11 al 13 giugno.

Verso un rinnovamento delle relazioni militari USA-UE?

Come presentato ufficialmente, le discussioni del vertice si concentreranno su “le azioni aggressive della Russia, la minaccia del terrorismo, gli attacchi informatici, le tecnologie emergenti e dirompenti, l’impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza e l’ascesa della Cina”. Si discuterà anche dell’iniziativa NATO 2030, commissionata nel 2019 sulle riforme dell’alleanza, dopo che Trump aveva messo in discussione la sua importanza.

Dopo le elezioni americane, i vertici della NATO rappresentano tradizionalmente un’opportunità per promuovere “l’unità”, accogliere il nuovo presidente americano e concordare obiettivi politici e militari comuni. In una visita a Bruxelles il mese scorso, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha detto che la NATO ha “riscoperto il suo lato migliore”.

L’addetto stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha aggiunto: “Questo viaggio evidenzierà l’impegno a ripristinare le nostre alleanze, rivitalizzare le relazioni transatlantiche e lavorare in stretta collaborazione con i nostri alleati e partner multilaterali per affrontare le sfide globali e garantire così gli interessi degli Stati Uniti”.

Per molti, lo scopo della NATO è chiaro. Si tratta di una strategia per rinnovare e rafforzare la partnership transatlantica tra USA ed Europa e per nascondere le enormi contraddizioni interne ed esterne di USA ed Europa concentrando il discorso su presunti nemici esterni.

La NATO porta il mondo alla distruzione

Il rapporto NATO 2030 conferma i pericolosi piani di espansione dell’alleanza transatlantica che aumentano le tensioni internazionali e il rischio di guerra. Il rapporto – impiegando una neolingua orwelliana – sottolinea che l’alleanza è basata su “principi di democrazia e libertà individuale”. In questo modo oscura completamente la storia sanguinosa della NATO legata a colpi di stato, sostegno a violente dittature, destabilizzazione di interi paesi e guerre che hanno causato milioni di vittime innocenti. Come nota la rete No alla guerra – No alla NATO in Belgio, “la strategia NATO 2030 conferma la NATO come un’alleanza di guerra che serve gli interessi del complesso militare-industriale, e non dei popoli. In nessun modo garantirà la sicurezza umana”.

L’ultimo esempio di questa politica di guerra contraddittoria è l’annuncio degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Afghanistan. L’invasione statunitense dell’Afghanistan nell’ottobre 2001 è stato un atto criminale. Una forza immensa è stata usata per demolire le infrastrutture dell’Afghanistan e per rompere i suoi legami sociali. In venti anni, più di 70.000 civili sono stati uccisi, senza alcuna garanzia di stabilità politica e sociale. Oggi, l’Afghanistan è sull’orlo di una “guerra civile”, circa 16.000 contractor privati e 1.000 truppe statunitensi rimarranno nel paese, mentre i bombardamenti aerei e gli attacchi con i droni continueranno.

Una nuova guerra fredda contro la Cina

Un altro elemento chiave del rapporto NATO 2030 è la definizione della Cina come “nemico esterno” da combattere. Secondo Fiona Edwards della campagna internazionale No Cold War, “nel rapporto NATO 2030 recentemente pubblicato, la Cina è identificata come ‘un rivale sistemico a 360°’. Il rapporto raccomanda minacciosamente che ‘la NATO deve dedicare molto più tempo, risorse politiche e azioni alle sfide di sicurezza poste dalla Cina’”.

Questo corrisponde direttamente alla campagna di aggressione in corso degli Stati Uniti contro la Cina che sta confermando la sua ascesa economica. Gli Stati Uniti hanno lanciato una guerra commerciale aggressiva accompagnata da un’enorme campagna di riarmo che costituisce una minaccia militare. Edwards sottolinea: “La priorità centrale della politica estera dell’amministrazione statunitense sotto il presidente Joe Biden è quella di condurre un’offensiva sfaccettata contro la Cina, con l’obiettivo di bloccare l’ascesa e lo sviluppo pacifico della Cina”.

Già oggi, gli Stati Uniti possiedono circa 400 basi militari che circondano la Cina e le loro navi da guerra vagano regolarmente nel Mar Cinese Meridionale. L’esercito degli Stati Uniti vuole rafforzare il suo potere richiedendo 27 miliardi di dollari supplementari per i prossimi cinque anni al fine di costruire una rete di missili di precisione lungo le isole che circondano Pechino.

Edwards aggiunge: “Questa aggressione guidata dagli Stati Uniti contro la Cina è una minaccia alla pace mondiale ed è contro gli interessi della stragrande maggioranza dell’umanità”.

Dal ‘welfare’ al ‘warfare’?

Per molti attivisti contro la guerra, tra cui Edwards, le risorse, che ammontano a miliardi di Dollari, sprecate dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nella NATO per affrontare la Cina, dovrebbero invece essere investite per “combattere le minacce reali e urgenti che l’umanità, tra cui la pandemia e il cambiamento climatico”.

In effetti, nel bel mezzo della pandemia, la spesa militare globale ha raggiunto un record di 1.981 miliardi di dollari nel 2020. Le spese militari non sono mai state così alte. Gli stati membri della NATO rappresentano il 55% del totale globale. Su richiesta degli Stati Uniti devono investire il 2% del loro PIL nella “difesa”.

“Il Belgio, l’ospite della prossima riunione della NATO, ha chiaramente voluto dettare l’esempio. Le sue spese militari sono aumentate dell’11,1% nel 2020, pari a circa 4,75 miliardi di euro. 9,2 miliardi di investimenti militari sono stati contrattati dal governo dell’ex primo ministro Charles Michel [ora presidente del Consiglio europeo]”, spiega Isabelle Vanbrabant di Intal, un’organizzazione belga che lavora per la solidarietà internazionale e la pace.

L’armamento nucleare e la sfida ecologica

Mentre 122 paesi non appartenenti alla NATO si impegnano per un mondo senza armi nucleari, la NATO si aggrappa alle armi nucleari come “ultima garanzia” della sua sicurezza. La NATO sta conducendo i paesi transatlantici in una corsa agli armamenti nucleari – come se le catastrofi umane di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 o Gerboise Bleue, il test della bomba atomica francese nel Sahara durante la guerra d’indipendenza algerina nel 1960, non fossero mai avvenuti.

Mentre i governi europei seguono il diktat imperialista della NATO e continuano a militarizzare il territorio europeo, i popoli si esprimono contro qualsiasi presenza nucleare nei loro territori. L’esempio italiano è eclatante: “I referendum popolari del 1987 e del 2011 hanno rifiutato l’utilizzo dell’energia nucleare e l’uso militare del nucleare in Italia”, dice Ada Donno dell’Associazione delle Donne della Regione Mediterranea (Awmr), un’organizzazione femminista affiliata alla Women’s International Democratic Federation (WIDF), “ma ci sono ancora 40-70 testate nucleari nelle basi militari USA e NATO in Italia. Questo è decisamente incostituzionale”.

Le alte spese militari e la corsa agli armamenti nucleari stanno anche aumentando enormemente le emissioni di CO2. In un momento in cui la sensibilità generale per le questioni ambientali ha raggiunto il picco grazie a movimenti sociali globali come Friday’s For Future e molti altri, la quantità di carbonio prodotta dall’industria militare europea è di circa 24,8 milioni di tonnellate di CO2 (2019), equivalente alle emissioni di circa 14 milioni di automobili. Le emissioni di CO2 di un’ora di volo di un caccia F-35 corrispondono a quelle di otto automobili in un anno intero. L’intero complesso militare-industriale è uno dei principali inquinatori globali.

Di conseguenza, la militarizzazione, i conflitti per l’accesso alle risorse naturali e il cambiamento climatico hanno impatti devastanti sulle condizioni di vita delle persone, soprattutto nel Sud del mondo. Entro il 2050, 200 milioni di rifugiati climatici saranno alla ricerca di nuovi luoghi più abitabili in cui vivere. Nel suo rapporto “NATO 2030”, la NATO ipocritamente definisce l’aumento del numero di rifugiati climatici come una “minaccia che deve essere protetta militarmente”.

Vostre le guerre, nostre le vite

Le manifestazioni di solidarietà con il popolo palestinese e contro il governo israeliano sostenuto dalla NATO e dagli USA nelle ultime settimane hanno mostrato il forte sentimento antimilitarista tra i popoli a livello globale. Come parte di questa ondata di mobilitazione, anche settori della classe operaia hanno organizzato azioni di protesta in luoghi strategici per esprimere la loro solidarietà e il loro rifiuto del militarismo.

Il 14 maggio, in Italia, i lavoratori portuali di Livorno organizzati nel sindacato USB sono stati informati dal Collettivo Autonomo dei Portuali CALP del porto di Genova dell’arrivo di una nave cargo carica di armi che era diretta al porto israeliano di Ashdod. I portuali hanno deciso di bloccarla. Messaggi di solidarietà e sostegno sono arrivati da altri portuali di tutta Europa, da Amburgo (Germania) al Pireo (Grecia). Per il 14 giugno, nell’ambito delle mobilitazioni Sì alla pace, no alla NATO, il sindacato italiano USB ha indetto uno sciopero nazionale dei portuali in favore di condizioni di lavoro sicure, cosa che include il divieto del traffico di armi da tutti i porti.

Il 17 maggio, a Oakland (USA), nell’ambito delle azioni di solidarietà con la Palestina, l’Arab Resource & Organizing Center e decine di altre organizzazioni progressiste hanno chiesto il boicottaggio e il blocco della compagnia di navigazione ZIM, primo profittatore del sistema segregazionista di Israele. La ZIM ha deciso di non attraccare la sua nave al porto di Oakland. Queste azioni sono state ripetute il 4 giugno durante una settimana internazionale di azione (#BlockTheBoat) dei lavoratori contro l’apartheid di Israele. Il 20 maggio, i portuali sudafricani del porto di Durban hanno ampliato le azioni di solidarietà e si sono rifiutati di scaricare una nave israeliana. Collegare queste lotte è una grande sfida per il prossimo futuro.

Con l’imminente vertice della NATO, i movimenti progressisti e i partiti di sinistra della regione hanno organizzato diversi eventi. A Bruxelles, il 13 e 14 giugno è in programma un contro vertice NATO del movimento internazionale per la pace. Il 13 giugno, un presidio “STOP NATO 2021” condanna “la logica di guerra fredda orchestrata dalla NATO” e rifiutare “il continuo aumento delle spese militari”. Lo stesso giorno, il webinar “Global NATO: una minaccia per la pace” offrirà informazioni per capire cos’è la NATO oggi. Il 14 giugno, due incontri online – “Dissoluzione della NATO – per la solidarietà, la sostenibilità e il disarmo” e “Voci per la pace” – concluderanno il contro vertice.

Se le mobilitazioni antimilitariste sembravano essere in letargo, oggi stiamo assistendo a una nuova primavera dei movimenti sociali e dei lavoratori contro la guerra e per la giustizia sociale ed ecologica.

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