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Per uno statuto di tutte e tutti! La versione emendata dello statuto 2

potere al popolo sinistra

Clicca qui per leggere la versione definitiva dello statuto 2 “Per uno statuto di tutte e tutti” emendata da alcune assemblee territoriali.
I proponenti dello statuto 2 “Per uno statuto di tutte e tutti” in seno al Coordinamento Nazionale:

Marina Boscaino, Maurizio Acerbo,  Roberto Morea, Paolo Ferrero, Roberto Musacchio, Vincenzo Riccio, Ivan Cazzaniga (Milano), Enzo di Salvatore, Francesco Campolongo (Cosenza), Dino Greco (Brescia), Pino Rando (Genova).

Pap: una contrapposizione sbagliata, da correggere scegliendo la regola del consenso

Una premessa: ci sembra evidente che, nel gioco delle parti, si sta tentando di creare una contrapposizione netta tra buoni e cattivi, giovani e vecchi, moderni e antichi, movimenti e partiti.

Non abbiamo intenzione di partecipare a questa liturgia, peraltro abusata; siamo in grado di comprendere complessità della situazione, valore e meriti degli avversari, responsabilità da assumere rispetto alla situazione in cui siamo. Siamo doverosamente interessati a riattivare un dibattito che esca dalla attuale fase, caratterizzata da una contesa senza esclusione di colpi.

E’ poco edificante per tutti noi; ma lo è soprattutto per le/i 9mila che hanno aderito al progetto e per le/gli oltre 300mila che ci hanno votati in marzo. La posta in gioco è chiara: la sopravvivenza e la crescita di Pap come – secondo quanto affermato dal manifesto – espressione di un “movimento di lavoratrici e lavoratori, di giovani, disoccupati e pensionati, di competenze messe al servizio della comunità, di persone impegnate in associazioni, comitati territoriali, esperienze civiche, di attivisti e militanti, che coinvolga partiti, reti e organizzazioni della sinistra sociale e politica, antiliberista e anticapitalista, comunista, socialista, ambientalista, femminista, laica, pacifista, libertaria, meridionalista che in questi anni sono stati all’opposizione e non si sono arresi”, dove ciascuno si senta a casa. O trasformarlo in altro: una formazione egemonizzata da una maggioranza – qualsiasi essa sia – che – acquisito il 50+1% – assume contemporaneamente un controllo pressoché totale della direzione politica, delle scelte, delle cariche. In cui partecipare fisicamente alla socializzazione della politica e alla politicizzazione del sociale o farlo con un click su una piattaforma rappresenta una variabile ininfluente. Non eravamo partiti così. E non è casuale che contraddizioni – che al momento sembrano insuperabili – siano emerse proprio sul tema dello statuto: il sistema delle regole della democrazia. La costruzione del consenso Pap ha funzionato in questi mesi in larga parte attraverso la regola del consenso, discutendo e trovando la strada tutti e tutte insieme. In questo modo abbiamo composto le liste elettorali, il programma, deciso le iniziative politiche e di mobilitazione di cui siamo stati protagonisti in questi mesi.

La vita delle assemblee territoriali, quando hanno funzionato bene, è stata caratterizzata dalla stessa attenzione alla costruzione comune: si parte insieme e si arriva insieme. Su questa base abbiamo fatto l’assemblea nazionale di Napoli, che ha varato un documento politico unitario e che ha lanciato la proposta delle adesioni individuali e la piattaforma informatica, impostata anch’essa per funzionare con il principio del consenso. Anche l’adozione della piattaforma liquid feedback era stata pensata e voluta proprio perché funzionale per sua natura a un soggetto politico e sociale che si basi sulla ricerca e sulla costruzione della convergenza sulla proposta con maggior consenso.

Quando è cominciata la discussione sullo statuto il clima invece ha cominciato ad avvelenarsi, perché dalla costruzione del consenso si è passati alla logica della conta interna. In questo quadro il coordinamento nazionale ha deciso a maggioranza che, invece di avere una discussione su un unico statuto emendabile, si arrivasse – nel caso in cui i punti di differenza fossero più di due – alla votazione contrapposta su statuti diversi.

Abbiamo contrastato quella scelta divisiva e abbiamo proposto di avere una sola proposta di statuto emendabile, in modo che tutti i compagni e le compagne aderenti potessero votare su ogni singolo emendamento. In questo modo non si sarebbero create contrapposizioni, ma si sarebbe costruito lo statuto tutti insieme, in modo partecipato.

Questa strada è stata proposta anche da molte assemblee territoriali, che hanno considerato sbagliata questa conta che rischia di creare pesanti fratture nel movimento. Il coordinamento di lunedì 1 Per questo nell’ultima riunione del Coordinamento di lunedì 1 ottobre abbiamo proposto tre cose: – In primo luogo che il modo in cui si votano gli statuti (se su un unico o su più) venisse deciso direttamente da tutte e tutti gli aderenti sulla piattaforma. – In secondo luogo di spostare di una settimana il voto, in modo da permettere a tutte/i coloro che hanno aderito di ricevere le conferme delle adesioni e poter impratichirsi con la piattaforma informatica. Moltissimi aderenti non hanno ancora ricevuto alcun riscontro dell’adesione e si rischia un gran pasticcio. – In terzo luogo abbiamo proposto che il coordinamento riconsiderasse la possibilità di votare su un solo statuto emendabile, rivedendo la decisione assunta a maggioranza di andare a votare su più statuti in contrapposizione, qualora vi fossero stati più di due emendamenti. Tutte queste proposte sono state dunque respinte; e così la maggioranza del coordinamento provvisorio ha deciso di portare Pap ad una conta che non è certo utile né tantomeno necessaria. Una decisione sbagliata come quella di dire no ad un solo statuto costruito ed emendabile da tutte e tutti porta – di conseguenza – ad un uso distorto della piattaforma, che – da strumento di negoziazione e avvicinamento al consenso quale era – viene piegata ad una logica referendaria, che ne snatura (anche grazie al complicato incrocio di variabili prevedibili nella registrazione e ratifica degli esisti del voto) la funzione. Precludendo, peraltro, la possibilità – prevista nel nostro statuto emendato – di scegliere su opzioni alternative su singoli punti.

Ci impegniamo, peraltro, sin da ora a valorizzare politicamente, qualora dovesse prevalere il consenso sullo statuto 2, la possibilità di valorizzare politicamente tale importante opportunità . La redazione di Uno statuto per tutte e tutti

Dopo averle provate tutte per evitare la contrapposizione e visto che i punti fondamentali che avevamo posto non sono stati recepiti, abbiamo riformulato lo statuto 2 “uno statuto di tutti e tutte”, modificandolo alla luce delle proposte che sono emerse dalle assemblee territoriali.

Abbiamo accentuato il ruolo fondamentale delle assemblee territoriali e la valorizzazione del tessuto militante che le anima. L’assemblea nazionale viene così formata da delegati eletti appositamente da ogni assemblea, senza alcun filtro intermedio e permettendo alle assemblee territoriali di discutere prima gli argomenti all’ordine del giorno.

Questo modello consiliare mai esperimentato in Italia è affiancato dal ricorso alla piattaforma con il coinvolgimento di tutte e tutti gli aderenti nel rifiuto netto di ogni logica presidenzialista nell’elezione dei portavoce. Il tutto in un quadro di rispetto democratico delle diverse posizioni e di ricerca del consenso come metodo di funzionamento: per evitare quelle spaccature che tanti danni hanno fatto negli ultimi decenni.

Conclusioni

Se questa consultazione sullo statuto avesse adottato la regola dei 2/3 che noi proponiamo per le principali decisioni politiche, non ci troveremmo in questa deleteria contrapposizione. Perché un movimento politico e sociale come Potere al Popolo, che ha l’ambizione di aggregare il complesso delle lotte e delle forze antiliberiste ed anticapitaliste, deve avere una attitudine inclusiva e non basata sulle contrapposizioni interne.

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