Site icon Potere al Popolo

[Prometeolibero] Siamo il miracolo italiano: intervista a Viola Carofalo

Fonte: Prometeolibero
di  Riccardo Di Stefano

Viola Carofalo è una ricercatrice napoletana e portavoce di Potere al Popolo, il movimento politico che punta a rifondare una sinistra italiana forte, netta, competitiva e poco incline ai compromessi. Nato dal centro sociale ‘Je so’ pazzo’ di Napoli e sostenuto da Rifondazione Comunista, Potere al Popolo – dai sondaggi ufficiali e ufficiosi – è dato in corsa per il fatidico 3% e ha già ricevuto endorsement importanti come quello di Jean-Luc Mélenchon e del grande regista inglese Ken Loach. Con Prometeo Libero, Viola ha affrontato tanti temi caldi di questa campagna elettorale: dagli scontri tra fascisti e antifascisti ai temi della giustizia, che vedono Potere al Popolo proporre agli elettori un programma rivoluzionario su questioni come l’ergastolo e il 41bis.

28461910_2009320329336048_429845119_o

Viola Carofalo ritratta da Livio Patriarca per Prometeo Libero

 

Nel preambolo del vostro programma sulla giustizia parlate di una giustizia classista. A cosa vi riferite?

“Il classismo giudiziario si vede soprattutto in carcere, dove si trovano tante persone economicamente svantaggiate e stranieri. La giustizia adesso è solo una discarica sociale, una macchina per schiacciare gli ultimi. È importante che lo Stato cominci a tutelare seriamente i diritti delle persone detenute, non solo di quelle libere. Mercoledì andrò a Poggioreale, dove ci sono condizioni di vita durissime, per spiegare ai detenuti che anche loro possono votare. Sembra una cosa banale, eppure sono in pochi a saperla.”

 

Però anche le persone più svantaggiate vengono tutelate. Non a caso esiste il difensore d’ufficio, per garantire una difesa processuale a chi non se la può permettere.

“Molti avvocati d’ufficio sono degli eroi. La diseguaglianza, rimanendo nell’ambito del processo, si vede ad esempio sulle perizie, che non sono garantite. Lo scorso luglio è morta una persona straniera che lavorava all’OPG di Napoli (ex ospedale psichiatrico giudiziario, oggi occupato e gestito dal centro sociale ‘Je so’ pazzo’, ndr) per mala sanità. Abbiamo sporto denuncia e dovuto pagare tantissimi soldi per le perizie, tra cui 1000 € solo per l’autopsia. Ti immagini ora se questa spesa avesse dovuto sostenerla lui e la sua famiglia? Non ce l’avrebbe fatta.”

 

Una delle vostre proposte più discusse è l’abolizione del 41 bis. Chi legge il vostro programma potrebbe considerare una contraddizione la presenza di questa proposta e quella di ‘un’educazione all’antimafia’…

“Tantissime persone ci hanno chiesto il senso di questa proposta. Personalmente, sono orgogliosa che sia stata inserita nel programma, perché a noi non importa parlare alla pancia degli elettori. Ci interessa portare avanti un discorso di principi e coerenza, credendo fermamente che l’abolizione del 41 bis sia una questione di civiltà e di opportunità. Infatti il 41 bis è tortura, e questo non lo dico io ma numerose organizzazioni internazionali, fra cui l’ONU. È un regime dalle restrizioni assurde, fra cui il divieto di appendere la foto di una persona cara in cella. Non è altro che un improprio strumento di pressione giudiziaria. Bisogna poi capire che la mafia è cambiata, così come è cambiato il modo di combatterla.”

 

Cioè?

“Oggi l’antimafia è lotta economica, lavorativa e culturale. Si combatte non facendoci affari e sequestrando i loro beni con serietà e capillarità. Si attacca con la presenza dello Stato, dando un’opportunità di lavoro a chi normalmente è costretto a chiederla alla criminalità. È con l’assenza dello Stato e la disperazione delle persone che le mafie fanno proselitismo. La costruzione di una coscienza comune del problema, dal basso, è fondamentale. Questo lo fai con l’associazionismo e osteggiando l’evasione scolastica.”

 

Un’altra proposta piuttosto controversa è l’abolizione dell’ergastolo. Quindi secondo voi chiunque entri in carcere è recuperabile?

“Assolutamente si. L’ergastolo equivale alla pena di morte, perché si fonda sull’idea che la persona vada solamente soppressa, senza una finalità riabilitativa. Il carcere esiste per rieducare. È contraddittorio essere contrari alla pena di morte e favorevoli all’ergastolo.”

 

Ma quindi, al di là del 41 bis, anche persone come Totò Riina sarebbero recuperabili?

“È necessario fare in modo che possa esserlo. Non sto dicendo che le persone debbano uscire dopo un minuto dal carcere. Riina ha fatto cose orribili che ci coinvolgono emotivamente, ma non è emotivamente che deve funzionare la giustizia.”

 

Siete favorevoli ad una riforma della giustizia che valorizzi le misure alternative alla detenzione. Però la riforma già c’è e, con qualche difficoltà, si sta procedendo alla sua attuazione. Non ti sembra di aver copiato l’idea del governo a maggioranza PD?

“Noi abbiamo solamente preso atto che il sistema, così com’è, non funziona. In Italia il 90% di personale carcerario è personale di sorveglianza. È evidente che un carcere di secondini sia carente dal punto di vista rieducativo. Servono professionalità che integrino quella della semplice sorveglianza.”

 

Sicuramente, ma a tal proposito non si può negare l’impegno del Governo e in particolare del ministro Orlando. Nella legge di bilancio è stata inserita l’assunzione di 300 nuovi assistenti sociali. Voi cosa proponete in più?

“Le riforme si possono fare con proporzioni differenti. Mi sembrano poche 300 persone per una popolazione carceraria che arriva a 55 mila persone. In secondo luogo non si è ancora intervenuti sulle misure alternative, dato che il governo ha preferito non adottare i decreti attuativi per calcoli elettorali. Siamo l’unica nazione europea in cui per reati comuni c’è il rischio di non poter accedere a pene alternative alla detenzione. La conseguenza è che il problema del sovraffollamento carcerario viene sistematicamente ignorato. Per questo proponiamo più misure alternative e un provvedimento di amnistia e indulto.”

 

Il problema dell’enorme lunghezza dei processi e della prescrizione è il grande assente del vostro programma, qual è la vostra posizione a riguardo?

“Molti di noi hanno processi in corso, quindi la prescrizione ci fa comodo perché estingue il reato (ride). A parte gli scherzi, il problema è reale e va affrontato, ma non abbiamo ancora avuto modo di farlo. Siamo un movimento politico ancora giovane e il nostro programma è stato costruito non da una commissione di esperti, ma da assemblee locali, secondo un principio di decisione orizzontale. Questo comporta alcune lacune che colmeremo verso aprile con l’istituzione di assemblee nazionali che funzioneranno come commissioni tematiche.”

 

Facciamo un po’ di polemica. Matteo Mainardi, candidato per la lista +Europa alla Camera, ha denunciato la vostra violenza durante il corteo antirazzista di Macerata, affermando che avete fatto uscire i militanti di +Europa dal corteo, gridandogli “voi e la vostra democrazia di merda”.  Cosa rispondi a queste accuse?

“Ne ho fatti tanti di cortei, e non ci trovo nulla di speciale nel contestare qualcuno, dicendogli che ha idee di merda. Mi dispiace che si siano turbati. In Italia il conflitto, anche verbale, fa sempre troppo scalpore. Poi è chiaro che sarebbe sempre meglio non arrivare alla contestazione. Ti assicuro, però, che non sono stati cacciati dal corteo, se lo sono inventato ed è solo un modo per farsi pubblicità.”

 

C’è solo un problema, e cioè che l’idea alla base della contestazione è la democrazia. Voi credete nella democrazia?

“Certo che ci crediamo. Ma pensiamo ad una democrazia diversa, in cui non ci sia spazio di parola per partiti come Casapound. Essere intolleranti con chi è intollerante è la base. E poi democrazia è, appunto, anche contestazione.”

 

Come giudichi l’aggressione al segretario provinciale palermitano di Forza Nuova, Massimiliano Ursino, che pare sia stata compiuta da esponenti dei centri sociali? Se si chiede lo scioglimento dei gruppi neofascisti, come voi fate nel vostro programma, non si dovrebbe procedere di pari passo con questo “antifascismo” violento?

“Mi rifiuto di rispondere a questa domanda, che ha alla base una logica inaccettabile, e cioè l’equiparazione tra opposti estremismi. Non esiste il paragone, i fascisti sono criminali. È indegno che stiano a piede libero e che le forze che si dicono democratiche in questo Paese non li abbiano ancora combattuti. Il problema è il fascismo, punto.”

 

Siamo d’accordo che il fascismo sia sbagliato, ma è proprio necessaria la violenza?

“La violenza è colpa dei fascisti, che hanno creato un clima irrespirabile, di guerra. Le violenze hanno sempre un contesto, non esistono nel mondo delle idee. Un mese fa al Vomero uno dei nostri è stato accoltellato e la questura ci ha proibito di allestire un banchetto delle firme perché non poteva garantire l’ordine pubblico. Questo è il problema.”

 

Ad un quotidiano argentino, non senza suscitare polemiche, hai dichiarato che l’esperienza venezuelana è la vostra principale fonte d’ispirazione. In che senso?

“Penso che il modello ideato con la rivoluzione bolivariana e attuato dal governo venezuelano sia interessante. Alla sua base c’è la convinzione che il governo non debba svilupparsi verticalmente, attraverso istituzioni di rappresentanti, ma orizzontalmente. Mi piace l’idea di istituzioni territoriali come case del popolo che organizzano rivendicazioni locali. ‘Il Foglio’ ha riportato la notizia scorrettamente, lasciando quasi intendere che fossi innamorata di Maduro.”

 

Quindi, se non ho capito male, vi piace il modello astratto di governo ma non quello concreto, dato che secondo molti osservatori internazionali in Venezuela ci sono condizioni economiche e sociali pessime.

“La rappresentazione che si dà del Venezuela, per quello che so, è prevenuta ideologicamente, al pari di quella di Cuba. Non mi fido del tutto di quello che dicono gli osservatori. Per fare un paragone, se per un osservatore internazionale il 41 bis è tortura, allora l’Italia è un paese di torturatori? Nel giudicare altre realtà ci vorrebbe l’indulgenza usata per giudicare la propria. Questo però non significa che io voglia fare dell’Italia il Venezuela o che il sistema non abbia i suoi difetti.”

 

Concludiamo riportando una voce un po’ maliziosa. Alcuni dicono che Potere al popolo abbia più un prestigio internazionale che nazionale. È vero?

“Sono davvero invidiosi! Se uno che prende il 20% in Francia, Mélenchon, ci viene a trovare in un centro sociale per dirci che c’è molto da imparare da noi, non posso che esserne felice. Siamo nati da 4 mesi e dei sondaggi clandestini ci danno già al 2.7%. In più abbiamo raccolto più del doppio delle firme necessarie per partecipare alle elezioni, un’impresa che la Bonino non sarebbe in grado di fare. Infatti si è dovuta alleare col PD. Altro che Berlusconi, siamo noi il miracolo italiano!”

Exit mobile version