C’è forse qualcosa di marcio nella Repubblica francese? L’anno presidenziale che sta iniziando vede l’estrema destra in testa in tutti i sondaggi. Per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale e l’occupazione, gli eredi del maresciallo Pétain potrebbero prendere il potere.

Per noi, firmatari internazionali di questo appello, la Francia conta. Perché è il paese della Rivoluzione del 1789, dell’abolizione dei privilegi e della Dichiarazione dei diritti umani, il paese della Comune di Parigi e del Fronte Popolare. Perché è il paese occidentale in cui il popolo riesce a lottare massicciamente contro il destino che gli è stato riservato. I sollevamenti antirazzisti del 2005, 2020 o 2023, i Gilet gialli, i movimenti sociali che lottano sistematicamente contro i piani neoliberisti, la sinistra di rottura più avanzata politicamente ed elettoralmente a livello continentale. Per tutte queste ragioni, la Francia è preziosa, la Francia conta.

Abbiamo osservato con inquietudine l’introduzione delle LBD-Flashball (Lanceur de Balle de Défense) e delle granate da dispersione e stordenti, prima per domare le rivolte nei quartieri popolari, poi per essere estese all’intero movimento sociale. Siamo rimasti inorriditi davanti alle decine di mutilazioni (accecamenti, mani mutilate…) che hanno colpito il movimento dei Gilet gialli e più recentemente le manifestazioni in reazione all’uccisione del giovane Nahel Merzouk da parte della polizia. Durante questi due movimenti, la polizia francese ha ucciso. Con Michel Forst, relatore speciale delle Nazioni Unite sui difensori dell’ambiente, ci siamo allarmati dopo la manifestazione ecologista di Sainte-Soline per il “modo in cui è stata utilizzata la forza, in Francia, nella gestione delle manifestazioni”. Siamo preoccupati del modo in cui il governo in carica, incapace di ottenere una maggioranza democratica in Parlamento, continua a governare per decreto contando sulla polizia per soffocare le proteste che la sua stessa politica genera.

Il suo ultimo progetto avalla una vecchia rivendicazione dell’estrema destra: dare alla polizia una “presunzione di legittima difesa”, cioè, un permesso provvisorio di uccidere. Solo che raramente si uccide in modo provvisorio e spesso sono sempre gli stessi ad essere uccisi: i non-bianchi, chi si ribella, chi è nato “sbagliato” e chi si alza contro un mondo che legalizza perfino l’omicidio di bambini.

Il 20 settembre inizia una lotta contro la legge “permesso di uccidere” con una manifestazione nazionale organizzata da collettivi autonomi di lotta contro le violenze poliziesche, con il supporto della sinistra di rottura politica e sindacale. Non facciamoci illusioni: è un momento decisivo. Perciò facciamo appello, dai nostri paesi, alle nostre organizzazioni, ai nostri collettivi e alle nostre lotte a parteciparvi nel maggior numero possibile. La lotta contro i crimini di Stato e il loro mondo va oltre ogni frontiera.

Internazionalisti per convinzione e necessità, sappiamo che una barricata che cade lì corrisponde a un colpo contro tutti. Una sconfitta della Francia sarà fatalmente la sconfitta di noi tutti. Invece, ogni breccia, ogni progresso, ogni vittoria contro la fascistizzazione in corso offre a tutti, in Gran Bretagna, in Spagna, in Italia, in Germania, negli Stati Uniti, in Canada delle possibilità inedite e dei veri sostegni per resistere laddove ci troviamo, perfino la speranza di vincere.

Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare che questa legge passi! Questo è il senso di questo appello internazionale.

Per firmare in quanto persona o organizzazione, mandateci la vostra firma qui: saveinternational2026@gmail.com