L’11 e il 12 aprile si è tenuto il primo incontro del nuovo Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, eletto nelle settimane passate dalla base del movimento. Sono arrivati a Roma delegate e delegati da tutta Italia, da Trieste a Palermo, per confrontarsi e condividere esperienze, in una due giorni fitta di interventi, impreziosita dalla grande manifestazione di sabato in solidarietà con Cuba.
Nelle prossime righe troverete una sintesi dei tanti ragionamenti emersi, la programmazione del lavoro e i prossimi appuntamenti. Invitiamo a girare questo testo a tutte e tutti gli iscritti, ma anche a chi guarda a noi con simpatia, ai giovani che si sono mobilitati, a chi è in cerca di un’organizzazione seria, che possa cambiare davvero le cose. Come Coordinamento Nazionale sentiamo l’importanza di questa sfida, l’orgoglio di rappresentare una comunità in crescita, e promettiamo di impegnarci nei prossimi tre anni del nostro mandato per rendere Potere al Popolo uno strumento sempre più utile a questo scopo.
1. Iran, Palestina, Cuba… e troppi altri! L’offensiva di USA e Israele e la nostra risposta
Abbiamo scelto di aprire la due giorni con l’analisi della dimensione internazionale non solo perché quello che accade in paesi lontani forma ormai parte della nostra attualità, ma perché in questo momento determina direttamente anche la dimensione politica nazionale. Al punto che è quasi impossibile separarle: non si può essere radicali in politica interna, magari agitando qualche misura sociale, e poi non essere radicali nelle scelte di politica estera. È sempre stato vero – soprattutto in Italia, che dalla Seconda Guerra Mondiale è occupata da basi USA e NATO, che hanno costantemente influenzato la nostra vita politica – ma oggi è sotto gli occhi di tutti…
Ora, è chiaro che proprio gli USA hanno lanciato con Trump una sanguinaria controffensiva imperialista, che reagisce all’emergere di nuove potenze a livello mondiale, e mira a controllare, anche ricorrendo alla rapina, le nuove modalità dell’accumulazione capitalistica e le catene del valore. Impossibile dire se questa scommessa degli USA di Trump – che non è un “re impazzito” ma l’interprete di una necessità strutturale dell’imperialismo – otterrà il risultato. La situazione è complessa e aperta a diverse evoluzioni, e dobbiamo sempre rifuggire dalle semplificazioni, che siano quelle di chi vede solo i leader e non i gruppi sociali e gli interessi di cui sono espressione, o quelle di chi vede solo gli Stati come se fossero entità compatte, facendo così sparire le classi e la loro lotta come motore della storia. Come Potere al Popolo l’unico schieramento che possiamo concepire è dal lato delle classi popolari, che ogni volta pagano il prezzo di guerre che non hanno scatenato.
In ogni caso la situazione mondiale, pur essendo imprevedibile nel suo svolgimento tattico, è molto chiara nel suo disegno strategico. Se gli USA devono mantenere il loro predominio, se Israele vede l’opportunità storica di ridisegnare il Medio Oriente, estendendo il suo colonialismo non solo a tutta la Palestina ma anche a parte di Siria e Libano, se per fare questo sono disposti – come mai in passato – anche ad attaccare i propri “alleati” dell’Unione Europea, allora non c’è da attendersi a breve la fine di questa ostilità generalizzata. Aggressioni dirette, come in Sudamerica con Cuba e Venezuela, corsa agli armamenti, economia di guerra, pressione sui paesi NATO per adeguarsi ancor di più ai voleri dell’imperialismo yankee: tutto questo è entrato ormai nella nostra quotidianità, e solo la mobilitazione delle classi popolari, anche nel “ventre della Bestia”, può impedire il peggio.
Cosa possiamo fare noi? Innanzitutto rifiutare la passività e l’idea che non si possa far nulla. Questo autunno di mobilitazione ci ha insegnato la nostra potenza: dobbiamo trasformarla pienamente in atto. Come Potere al Popolo continueremo dunque a fare movimento, innanzitutto animando su tutti i territori in cui siamo la mobilitazione per la Palestina, appoggiando le nuove partenze della Flotilla, sostenendo la campagna nazionale a favore dei prigionieri palestinesi e rivendicando (a differenza di altre forze di sinistra che sono state pronte a dissociarsi), la nostra solidarietà ad Mohammad Hannoun e altri palestinesi ingiustamente repressi dalle nostre istituzioni, così solerti se si parla di Israele. Ma continueremo anche le campagne di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni, perché fanno male a Israele, che ha bisogno dei soldi, delle relazioni commerciali, del know-how di USA e Unione Europea per continuare il genocidio.
Per lo stesso motivo, intendiamo portare avanti la campagna per Cuba, e far capire che Cuba e Palestina sono due facce della stessa medaglia. Chi si è mobilitato per Gaza non può rimanere insensibile di fronte a 67 anni di embargo e all’ultimo strangolamento messo in atto dagli USA di Trump. Dopo essere stati di persona a L’Avana con le brigate internazionali, porteremo avanti la campagna “Let Cuba Breath!”, con la raccolta di medicinali, pannelli solari e materiali essenziali per garantire ai cubani la sopravvivenza e, in prospettiva, l’indipendenza energetica. Noi non dimentichiamo di essere debitori verso Cuba, non solo verso i suoi medici che durante e dopo il Covid hanno fatto fronte alle esigenze del nostro carente servizio nazionale, ma verso quest’esempio di dignità, di creatività popolare, di contropotere all’ordine globale.
Mentre portiamo avanti queste compagne, dobbiamo però tenerci pronti a una nuova escalation militare contro l’Iran, vista la sospensione delle trattative e le continue minacce di USA e Israele, e dunque a una necessaria mobilitazione, quanto più larga possibile, per fermare questa guerra e soprattutto impedire che l’Italia diventi sempre di più il retroterra logistico delle operazioni militari.
2. Le ricadute sull’Italia e la fragilità del Governo
Per fermare la guerra dobbiamo opporci con decisione al Governo Meloni, uno dei migliori alleati di Trump in Europa. Da questo punto di vista ci sono dei segnali interessanti. Il Governo Meloni è infatti molto più debole di come è stato spesso rappresentato. Non solo Meloni è debole come consenso sociale – nel 2022 vinse le elezioni con i voti assoluti più bassi di sempre nel blocco di centrodestra – ma è debole soprattutto perché non ha un progetto che non sia barcamenarsi. Il suo potere si fonda su un blocco sociale reazionario che non ha un’idea di paese, una proposta di modernizzazione, che è destinato a frammentarsi ancora di più di fronte a contraddizioni epocali.
È un Governo di incapaci messo in crisi da scandali e corruzioni. E dall’esito del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. Un esito spettacolare e imprevisto nella sua portata. A questo proposito il coordinamento giudica molto positivo il ruolo che abbiamo giocato come PaP insieme alle altre forze che hanno animato il “Comitato per il No sociale”. La manifestazione a Roma del 14 marzo, la sua radicalità, hanno spinto molti a interrogarsi, a parlare del tema. Abbiamo dato il nostro piccolo contributo per dimostrare che si può vincere, che non è vero che le politiche autoritarie sono imbattibili.
Ma il Governo Meloni è reso ancora più fragile dalla guerra scatenata dal suo padrone Trump, che non piace nemmeno a molti elettori di destra, che vedono peraltro le forze dell’esercito italiano, presenti in Libano sotto le insegne ONU, costantemente attaccate e umiliate da Israele, senza che l’ex “sovranista” Meloni prenda una posizione o abbia un sussulto di dignità “patriottica”. Come Potere al Popolo intendiamo battere sulle sue contraddizioni. Come intendiamo sottolineare che il rifiuto del Governo Meloni verso la “transizione ecologica”, che ora ci permetterebbe di avere maggiore indipendenza energetica, è tra i fattori responsabili dell’aumento dei prezzi. Un aumento di benzina, merci, bollette, che pesa e peserà sulle tasche dei cittadini comuni. Il nostro compito è spiegare che questo aumento non è un “evento naturale”, ma il frutto di precise scelte economiche e politiche. E che si può contrastare con misure di rottura in campo economico e politico, come abbiamo già spiegato.
Al momento il Governo sa rispondere all’insoddisfazione crescente solo con la repressione, con un aumento di multe e denunce contro chi si è mobilitato in autunno, o indurendo la situazione nelle carceri – situazione che come Potere al Popolo non smettiamo di rilevare e che ha tutta la nostra attenzione e impegno. Ma ben presto queste risposte non basteranno e ci saranno nuove ondate di malcontento popolare.
Il punto, però, è che non si tratta di contrastare solo Meloni, ma le politiche di cui è espressione. Invece lo scenario verso le elezioni del 2027 sta prendendo la forma di uno scontro tra Meloni e gli anti-Meloni. Una rappresentazione in cui spariscono i temi reali, in cui, come all’epoca di Berlusconi, spariscono l’alto e il basso, e tutto viene piegato a questa falsa opposizione utile sia alla destra, che può mobilitare i suoi contro i “comunisti”, e al centrosinistra, che può giustificare l’ingiustificabile e mettere di lato le sue mille contraddizioni, perché c’è da combattere i “fascisti”.
Noi invece, avendo già visto tutto questo film 20 anni fa, proponiamo una visione completamente diversa. Per noi bisogna trasformare l’ondata di NO al Governo Meloni in un SÌ a una reale alternativa, fatta di aumento dei salari, di lavoro a tempo indeterminato, di possibilità di pagare un affitto o comprare una casa per vivere, un sì alla sanità, alla scuola, alla ricerca pubbliche, ad asili nido e servizi per infanzia, a una pubblica amministrazione che funzioni, a una tassazione sui patrimoni milionari e sulle multinazionali. Un sì a città vivibili e al trasporto pubblico, un sì alla cura del paesaggio e all’ecologia, un sì a una diversa collocazione internazionale dell’Italia, perché oggi una diversa politica economica sociale richiede anche una diversa alleanza militare o politica.
Conosciamo la potenza dei media, che sono in grado di nascondere questi temi e convincere anche molti di noi a votare per i nostri oppressori, così come il fatto che molte realtà di sinistra abbiano deciso – in contraddizione con quello che hanno sempre sostenuto – di saltare con il centrosinistra a fianco di Renzi o altri nostri nemici. Ci basta vedere cosa fanno molte amministrazioni cittadine e regionali a guida PD-5 Stelle in termini di speculazione ambientale (pensiamo a Napoli con Bagnoli), in termini di “zone rosse” e politiche securitarie nelle città, di appoggio alla sanità privata e a imprenditori e palazzinari per capire che il problema non è solo il nome del leader dell’opposizione. Si può battere Meloni, come si è battuto in passato Berlusconi, ma poi, come abbiamo già visto, mettere su dei Governi che nella sostanza ne continuano le politiche, precarizzando, privatizzando, partecipando alle guerre, andando contro i migranti, sostenendo contratti da fame…
Sappiamo che la nostra posizione è difficile da sostenere, e che non porta voti. Ma Potere al Popolo è nato per introdurre nella politica italiana quello che la politica normalmente cancella. Siamo nati per funzionare da stimolo, per aprire dibattiti, per far sentire la voce di chi da questo giochino è tagliato fuori e spesso non va a votare. Pensiamo che sia essenziale che la Generazione Gaza che si è mobilitata in questi mesi, venga risucchiata da un lato verso l’opportunismo e le compatibilità con il sistema, da un lato verso la dispersione o la chiusura in piccoli circuiti.
Pensiamo che si debba avere il coraggio di osare. In questo paese non ci sono astratte alleanze elettoralistiche da fare ma mentalità e rapporti di forza da cambiare. Già il 25 ottobre, dopo le grandi giornate di solidarietà con la Palestina, abbiamo chiamato a raccolta tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa indipendente per le classi popolari di questo paese. Ora, nel contesto post-referendum, vogliamo lanciare un nuovo momento di incontro nazionale di tutte queste forze indipendenti per il mese di giugno.
A differenza di altri che si presentano in un modo radicale ma intanto stringono già accordi per le candidature con il centrosinistra, noi dichiariamo apertamente quello che vogliamo fare. Dopo aver costruito un blocco politico e sociale insieme al sindacato conflittuale, alle organizzazioni giovanili e studentesche, a tanti comitati sociali, vogliamo costruire alle elezioni del 2027 una rappresentanza autonoma di tutti quelli che non sono inclusi nella politica di oggi, e che non vogliono farsi strumentalizzare. Siamo sicuri che anche la nostra semplice presenza alle elezioni possa servire a spostare l’asse del discorso pubblico, a stanare contraddizioni in chi pretende governare, a costruire uno spazio di lotta per chi il giorno dopo le elezioni vedrà un nuovo Governo continuare ad attaccarci.
Anche per questo ci stiamo da subito preparando al primo grosso sbarramento da affrontare che sono la quantità delle firme da raccogliere, organizzando sin da ora la raccolta circoscrizione per circoscrizione. Su questo, chiunque ci voglia dare una mano, ci contatti da subito!
Nel frattempo però non intendiamo abbandonare il terreno di scontro sociale. Lo stesso carovita e l’aumento delle bollette e dell’inflazione non ce lo consente. Per questo sabato 23 maggio rispondiamo presente alla chiamata dell’USB che sta costruendo una manifestazione nazionale a Roma, portando in piazza tutte le categorie sociali, tra cui operai di fabbrica, portuali e i settori della logistica, che un ruolo così importante hanno avuto nella mobilitazione contro la guerra e per la Palestina.
3. C’è bisogno di una spinta organizzativa!
La risposta organizzata alle sfide presenti passa necessariamente per il rafforzamento militante e l’allargamento del nostro progetto alle tante persone che incrociamo nelle mobilitazioni e nelle lotte, e che come noi osano immaginare un futuro diverso. Ecco i passaggi che il Coordinamento Nazionale ha immaginato:
- Per intrecciare nuovi percorsi collettivi, Potere al Popolo lancia sua la campagna di tesseramento 2026 a partire dal 25 aprile, data simbolo di una liberazione collettiva. La resistenza alle barbarie del presente, all’aggressività dell’imperialismo, a un modello sociale in cui i potenti alimentano le disuguaglianze preparando il terreno alle nuove destre che soffiano sul fuoco della guerra tra gli ultimi, sono le ragioni che ci richiamano alla responsabilità di confermare i legami organizzativi già instaurati in questi anni, che meritano una cura costante. Dobbiamo costruire nuove strade condivise di fronte al moto di indignazione, malcontento e speranza che dopo tanto tempo sta tornando a farsi sentire nelle nostre città.
Sarà possibile aderire online sul sito di Potere al Popolo, anche con lo strumento del “rinnovo automatico annuale” già avviato l’anno scorso, così come sarà possibile aderire tramite compilazione di modulistica cartacea nelle nostre Case del Popolo e nelle nostre sedi, per coloro che sono maggiormente in difficoltà con le tecnologie digitali. - All’insegna del consolidamento della nostra organizzazione e della nostra comunità, siamo già al lavoro per preparare la nuova edizione del PaP Camp, dal 26 al 30 agosto presso il Camping La Giara di Paestum (SA), come ormai tradizione. Incontri di formazione, dibattiti, approfondimenti, senza dimenticare l’importanza dei momenti di socialità, per serrare le fila e oliare gli ingranaggi. Un appuntamento fondamentale per ripartire alla carica in vista di un autunno che, dopo i mesi difficili che già si stanno prospettando davanti al Paese, ci vedrà alle prese con uno scenario internazionale instabile, una finanziaria che già si preannuncia di guerra, e un clima elettorale ormai conclamato.
- Proprio per prepararci al meglio nello scontro della fase elettorale, all’inizio dell’autunno terremo poi l’assemblea nazionale annuale di tutte le iscritte e di tutti gli iscritti di PaP. Discuteremo il documento politico nazionale e presenteremo il programma con cui, assieme alle forze indipendenti con cui ci stiamo confrontando, vogliamo sfidare l’asfissiante cappa del bipolarismo, tanto alle elezioni nazionali tanto in vista delle elezioni amministrative che si terranno nei Comuni delle più grandi città metropolitane italiane.
Al lavoro e alla lotta, dunque!
Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo