Giorgia Meloni ha appena pubblicato un post che falsifica la realtà. Non è la prima volta, ma stavolta è grave perché c’è di mezzo la vita di tanti giovani ragazzi. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire che sta succedendo in Francia.

La France Insoumise è in queste ore sotto attacco da parte di gruppi neofascisti, aizzati non solo dal Rassemblement National di Marine Le Pen, ma da tutto un sistema mediatico e politico che vuole “farla finita” con Mélenchon perché teme possa fare un grande risultato alle presidenziali del 2027.

I fatti: stamattina la sede centrale della France Insoumise a Parigi è stata evacuata per un allarme bomba. Militanti e lavoratori sono stati fatti uscire, perdendo un giorno di lavoro. Già ieri la stessa sede era stata fatta oggetto di un’azione di danneggiamento da parte di un gruppo di neofascisti che si è filmato rivendicando l’azione.

In questi ultimi giorni ben 15 sedi politiche ed elettorali della France Insoumise sono state attaccate in tutta la Francia, in quasi tutte le regioni. Gli attacchi, peraltro rivendicati, provengono da vari gruppuscoli fascisti, identitari, sciovinisti che già da tempo minacciano e spesso colpiscono la France Insoumise nel corso dei suoi meeting pubblici.

Stavolta però la violenza di questi gruppi ha fatto un salto di qualità, perché tali gruppi sono stati coperti, non solo dall’estrema destra del Rassemblement National di Marine Le Pen, ma anche dal centrodestra dei Repubblicani e dal centro di Macron.

Infatti è tutto l’arco politico e mediatico della borghesia francese che punta a isolare e reprimere la sinistra radicale, che ha nella France Insoumise e in Jean-Luc Mélenchon la sua espressione più popolare.

Alla vigilia delle elezioni amministrative locali, che sono una prova delle elezioni presidenziali del 2027, le forze tradizionali e filo-padronali hanno infatti paura della crescita della France Insoumise e dell’alleanza che sta tessendo tra giovani, lavoratori, abitanti delle periferie, gruppi marginalizzati e razzializzati.

E’ in questo quadro di fortissimo scontro politico – che vede una nuova generazione mobilitarsi per ostacolare sia le politiche anti-popolari di Macron che l’avanzata dell’estrema destra – che bisogna comprendere quanto accaduto a Lione giovedì 12 febbraio.

A Lione era in programma all’Istituto di studi politici la conferenza di Rima Hassan, famosa e apprezzatissima eurodeputata della France Insoumise, attivista della Freedom Flotilla partita per Gaza, militante anti-coloniale e pro-palestinese. Abbiamo avuto modo di ospitare Rima la scorsa primavera per un tour in Italia, proprio nelle università, e conosciamo la sua umanità, la sua capacità di analizzare e rivelare verità che alla televisione molti di noi non ascoltano. Per questo non ci sorprende come fossero centinaia gli studenti a volerla ascoltare.

Anche per questo, per la frustrazione che una francese dal nome per qualcuno “troppo arabo” fosse così tanto ascoltata, per cercare di avere un palcoscenico, un gruppo di neofasciste, Nemesis, si è presentato per contestare e impedire l’iniziativa. Attenzione a questo gruppo Nemesis: ha legami con il Rassemblement National di Le Pen e ora ha costituito una sua cellula italiana che è legata a Fratelli d’Italia (come ha dimostrato il reportage di Progetto Me-ti).

Il gruppo Nemesis aveva un servizio d’ordine composto di numerosi neofascisti che, come dimostrano i video disponibili in rete, a centinaia di metri dalla facoltà aggrediscono in modo premeditato – mascherati, armati di bastoni, spray, bengala – un gruppo di antifascisti.

Nello scontro che ne segue uno dei fascisti, Quentin Deranque, riceve dei colpi e rimane a terra. Successivamente si è recato con dei suoi “camerati” in ospedale, dove ha rifiutato il ricovero. Nelle ore successive ha accusato un’emorragia interna che ne ha provocato la morte nella giornata di sabato.

Subito diversi gruppi neofascisti ricordano Deranque come un militante presente in tutte le occasioni, comprese una marcia neonazista a Parigi di qualche mese fa, lo ricordano come membro del “servizio d’ordine” di Nemesis e gridano vendetta, dicendo che bisogna fare un morto tra gli antifascisti.

Da qui gli attacchi, le minacce di morte alle candidate e ai candidati della France Insoumise, che hanno visto anche danneggiate le loro abitazioni private.

Capite bene che le parole appena pubblicate da Giorgia Meloni rappresenta dunque un grande inganno che strumentalizza per i suoi fini una tragica vicenda: “La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra…”.

Il solito vittimismo dei fascisti, che negano che siano i loro militanti ad aggredire e cercano di fomentare un clima da guerra civile. Ricordiamo che in Francia dal 2022, dunque IN SOLI 4 ANNI, i militanti neofascisti hanno ucciso ben 12 persone. Omicidi che certo non hanno avuto questa visibilità, né tantomeno meritato un minuto di silenzio da parte di tutte le forze politiche come è stato per Deranque.

Come hanno sottolineato i dirigenti della France Insoumise, quando la borghesia e i loro “cani da guardia” fascisti non hanno più argomenti, quando le loro ricette hanno fallito e distrutto un paese, allora, di fronte a chi si mobilita per costruire un avvenire differenze, scatenano la violenza per buttare tutto in caciara.

Un ragazzo morto tragicamente perché qualcuno gli aveva riempito la testa di idee violente e sbagliate, sta diventando a livello internazionale un simbolo per autorizzare una repressione contro i “nemici interni”. Perché non sia mai le forze popolari crescano, arrivino al potere, redistribuiscano la ricchezza, la tolgano dalle tasche di chi ha di più.

La France Insoumise dice che non bisogna cadere in provocazioni, vigilare, mettere al centro la politica e il programma di rinnovamento, continuare a lavorare con le masse popolari, a portare avanti le battaglie sociali e democratiche alla luce del sole.

Noi siamo con loro. A queste coraggiose e coraggiosi militanti va tutta la nostra solidarietà. Ma il nostro migliore contributo è sconfiggere anche qui il fascismo di Giorgia Meloni e del suo Governo. Cominceremo dal voto al referendum del 22 e 23 marzo e dal grande corteo nazionale di sabato 14 marzo.