Per dirla in breve, i lavoratori ex Ilva, nella lunga guerra di logoramento che li oppone a multinazionali senza scrupoli e Governo, oggi hanno vinto una importante battaglia.
La vittoria immediata, sul piano sindacale, riguarda lo zincato, un prodotto finito che a determinati spessori si produce solo nello stabilimento genovese di Cornigliano. Oltre a questo il Governo ha promesso un intervento pubblico nella produzione qualora la gara di affidamento delle acciaierie non garantisca gli attuali livelli occupazionali.
Ma andiamo con ordine. La vertenza nasce contro il piano di Acciaierie d’Italia e Ilva in Amministrazione straordinaria che prevedeva lo stop temporaneo al ciclo dello zincato prodotto a Cornigliano mentre lo stabilimento di Taranto era in manutenzione. Lo stop di Genova era dovuto ufficialmente alla mancanza di materia prima semilavorata proveniente da Taranto.
Nei fatti quella di chiudere il ciclo dello zincato appariva però una scelta irrazionale. Il semilavorato avrebbe continuato ad arrivare infatti per il ciclo della latta, ma non per quello dello zinco . Fermare un ciclo di lavorazione come quello dello zinco avrebbe avuto un effetto immediato in termini di perdita di commesse e di costi di riattivazione. Il sospetto giustificatissimo da parte dei lavoratori era dunque quello per cui il vero scopo del piano fosse la chiusura della linea dello zinco, più che unol suo stop temporaneo.
Dietro l’apparente irrazionalita del piano c’era cioè il sospetto che il Governo stesse operando da “curatore fallimentare” con l’obiettivo di ottenere la chiusura degli stabilimenti siderurgici italiani e la speculazione immobiliare sulle aree svuotate dall’attività industriale.
La risposta operaia è stata straordinaria: sciopero a oltranza in tutti gli stabilimenti ex Ilva iniziato il 2 dicembre. Occupazione dello stabilimento di Cornigliano, occupazione di assi stradali importanti nei pressi della zona industriale, occupazione di stazione e aeroporto di Genova, fino allo sciopero generale della metalmeccanica genovese che ha portato 5000 lavoratori a scontrarsi con i blocchi della Polizia che impedivano l’accesso alla prefettura.
Dopo questo accordo il Ministro Adolfo Urso ha ceduto, acconsentendo a proseguire il ciclo dello zinco e a promettere un intervento pubblico nella gara di affidamento delle acciaierie.
Certo, questo accordo non risolve la crisi dell’acciaio in Italia, che è prima di tutto crisi del settore e che richiederebbe un piano nazionale pubblico per la bonifica dei siti inquinati e la produzione di acciaio con tecnologie a basso impatto ecologico, con il controllo popolare di lavoratori/trici e cittadini/e su tutto il processo.
La vera vittoria dei lavoratori, oltre ad aver sventato la chiusura di un reparto importante, è quella di aver mostrato, sull’esempio dei portuali di Genova, che siamo deboli solo finché ci crediamo tali. Un movimento come “blocchiamo tutto” nato per respingere l’inerzia del Governo di fronte al genocidio dei Palestinesi, conteneva già in sé la ribellione a un malessere più vasto, come ci dimostrano oggi i lavoratori dell’ex Ilva.
Che ci insegnano una cosa tanto semplice quanto difficile a farsi: quando lottiamo con organizzazione e determinazione, possiamo vincere. Che ci sia da lezione.