Il blackout che ha paralizzato per ore la Marina di Cagliari non è soltanto un problema tecnico. È anche un’occasione per fare una domanda politica.
È stato fatto qualcosa per verificare se le infrastrutture del quartiere siano ancora adeguate al modello di città che stiamo costruendo?
Nessuno sostiene che gli Airbnb abbiano “causato” il blackout: per dirlo servirebbero dati tecnici che devono essere resi pubblici. Ma far finta che la trasformazione di centinaia di abitazioni in alloggi turistici non abbia alcun peso sui consumi e sulla pressione esercitata sulle infrastrutture sarebbe semplicemente assurdo.
Alla Marina abbiamo sempre più appartamenti destinati agli affitti brevi, spesso frazionati per aumentare i posti letto; sempre più turisti e turiste da ospitare; climatizzatori che in questa estate rovente lavorano senza sosta; e una concentrazione enorme di ristoranti, bar e locali.
Il carico sulla città cresce.
E contemporaneamente Cagliari perde persone residenti, gli affitti diventano sempre meno accessibili e una parte del patrimonio abitativo viene progressivamente sottratta alla residenza per essere trasformata in alloggi esclusivamente turistici.
Ma per l’amministrazione il mantra sembra essere sempre lo stesso: più turismo, più economia, più sviluppo.
Davvero?
Perché se aumentano turisti e turiste ma diminuiscono le persone residenti, se aumentano gli affitti brevi ma diminuiscono le case disponibili, se aumentano i consumi ma le infrastrutture non vengono adeguate, forse non stiamo semplicemente spianando la strada allo sviluppo di Cagliari.
Stiamo cambiando Cagliari. E non nell’interesse di chi ci vive.
E allora, invece di celebrare ogni nuovo record di presenze, sarebbe ora di chiedere all’amministrazione dati e risposte:
- Qual è il carico massimo della rete elettrica della Marina?
- Qual è stato il carico durante il blackout?
- Quanto è aumentata la domanda energetica con la crescita delle attività turistiche?
- Quanti alloggi sono oggi destinati agli affitti brevi?
- Quanti erano destinati alla residenza dieci anni fa?
- Quali investimenti sono stati fatti per adeguare le infrastrutture?
Domande semplici. Ma evidentemente scomode.
Perché il problema non è essere contro il turismo in generale.
È essere contro l’idea che chi è qui per turismo debba venire prima di chi a Cagliari risiede.
E qui c’è una precisa responsabilità politica.
La Corte costituzionale ha recentemente chiarito che le istituzioni possono intervenire per governare gli effetti della turistificazione e tutelare gli equilibri abitativi e territoriali.
Quindi no: non è vero che “dove sta bene il turista stanno bene anche i residenti”.
Dipende da come si governa il turismo.
Se il turismo produce ricchezza per alcune categorie ma espelle residenti, trasforma abitazioni in strutture ricettive, aumenta la pressione sulle infrastrutture e rende interi quartieri sempre più difficili da abitare, allora non si può continuare a chiamarlo “sviluppo”.
Il blackout della Marina dovrebbe almeno servire a questo:
smettere di considerare il turismo una religione e cominciare finalmente a governarlo e limitarne l’impatto, anche numerico, se necessario.
Cagliari non è Disneyland e noi non vogliamo diventare comparse su uno scenario artificiale. Lo abbiamo detto durante la nostra campagna elettorale per le elezioni comunali, che avevamo incentrato sul contrasto alla monocoltura turistica e lo ribadiamo di fronte a questo episodio.
Il nostro impegno contro l’estrazione di profitto da quello che generazioni di abitanti di questa città hanno costruito e conservato continua!