Lunedì 26 gennaio, nella seduta della I Commissione Consiliare Permanente del Comune di Torino, abbiamo discusso la nostra petizione con cui chiediamo:
- la reinternalizzazione dei servizi dati in appalto dal Comune di Torino;
- l’applicazione dei contratti più vantaggiosi per i lavoratori da parte delle società appaltatrici, utilizzando anche quelli previsti per categorie simili. Se nessun CCNL prevede un salario minimo di 10 €/h si avvia una consultazione sindacale per adeguare gli stipendi a questa cifra;
- l’estensione della misura alle partecipate, alle concessionarie e a chi fa richiesta di occupazione di suolo pubblico, coinvolgendo così tantissimi lavoratori;
- l’obbligo di presentare una dichiarazione sostitutiva di regolarità contributiva per tutte le richieste di concessione o occupazione di suolo pubblico, e l’istituzione di un protocollo d’intesa con l’Ispettorato del Lavoro per la verifica delle dichiarazioni;
- l’impegno da parte del Comune di far pressione nelle sedi opportune per l’introduzione del reato di omicidio sul luogo di lavoro e di lesioni gravi e gravissime.
Nel corso della discussione, la Commissione Consiliare ha respinto la nostra proposta principale, ovvero la reinternalizzazione dei servizi comunali in appalto, nascondendosi dietro la solita scusa che troppo spesso ci capita di sentire: “non ci sono soldi”. Dal canto nostro, non abbiamo mancato di sottolineare che il Comune non badi a spese quando si tratti di grandi eventi o di opere e progetti al servizio della gentrificazione e speculazione immobiliare. Per questo, più che come un tecnicismo le reinternalizzazioni dovrebbero essere affrontate come una questione di orientamento politico generale, interrogandosi sulle priorità che dovrebbe avere un’amministrazione comunale, schierandosi dalla parte del lavoro dignitoso e non da quella del profitto privato.
Successivamente, anche la proposta di inserire nelle gare d’appalto delle clausole sociali al fine di garantire l’applicazione dei CCNL più vantaggiosi, in termini di salario, è stata respinta. In particolare, la vicesindaca Favaro ha sottolineato come il Comune di Torino, contestualmente alle gare d’appalto, metta già in atto un sistema di verifica volto all’applicazione del CCNL siglato dai sindacati più rappresentativi.
Tuttavia, come abbiamo ricordato alla vicesindaca, i CCNL purtroppo non sono tutti uguali. Basti pensare a quei CCNL come il tristemente noto Servizi Fiduciari, siglato da Cgil-Cisl-Uil, che non fa altro che legalizzare lo sfruttamento, prevedendo un salario che spesso è pari alla metà di un salario minimo dignitoso di almeno 10 euro l’ora. Per questo la nostra proposta consisteva nel mettere ulteriori vincoli (previsti dalla normativa in materia) nelle gare d’appalto, al fine di applicare il contratto nazionale più idoneo alla mansione e che garantisca il livello di salari e diritti più alto possibile.
Invece, la Commissione ha aperto alla possibilità di discutere con il Consiglio Comunale rispetto alla proposta, presente nella petizione, di istituire un protocollo di intesa con l’ispettorato del Lavoro per monitorare il lavoro povero in città, specificando di avere in cantiere già una proposta simile. Sarà importante monitorare i prossimi passi del Comune per vedere se terranno fede alle parole dette lunedì.
Come prevedibile, il PD a livello torinese non si smuove di un passo rispetto alla sua unica ricetta contro il lavoro povero: monitorare l’applicazione di un CCNL negli appalti, qualunque esso sia, basta sia firmato dai sindacati più rappresentativi, guarda caso gli stessi che hanno contribuito all’erosione dei diritti dei lavoratori, siglando contratti vergognosi.
Noi continueremo a batterci per un modello di città che metta i lavoratori, le lavoratrici e le classi popolari al primo posto, attraverso politiche che garantiscano lavori dignitosi, piuttosto che il profitto dei privati.