Proprio così, i dati parlano chiaro: la Campania dall’entrata in vigore della legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose del 1991 (Art. 143 TUEL) si attesta stabilmente al secondo posto a livello nazionale per numero di provvedimenti registrando una forte incidenza in particolare per le province di Napoli e Caserta. Poggiomarino, Caivano, Marano, Torre Annunziata, Melito, Villaricca, Sarno, Pagani etc. fino ad arrivare alle recenti cronache che hanno visto in prima linea Castellammare, Ercolano e Castelvolturno.
Una lista infinita che va oltre il colore politico abbracciando di volta in volta sistematicamente tutti i partiti “di sistema” che siano di destra, di sinistra oppure schieramenti civici ad essi collegati.
Un fenomeno strutturale in alcune aree del Paese dove la criminalità organizzata esiste ed ha potere, esercita un controllo del territorio e trova terreno sociale fertile per la sua riproduzione.
E’ per questo che lascia a desiderare l’approccio dei principali partiti che tende a ridurre il problema a una contrapposizione etica o a uno strumento di propaganda elettorale.
In questo contesto infatti, la destra e la sua becera propaganda si muove secondo la logica del bue che dice cornuto all’asino. Da sempre in testa rispetto alla deplorevole classifica dei legami con le mafie, nei giorni precedenti diversi big della destra campana si sono affrettati a chiedere conto degli ultimi casi che hanno investito il centrosinistra. Una narrazione moralizzatrice crollata però nel giro di poche ore: nemmeno 24 ore dopo la loro conferenza stampa, è esploso il caso giudiziario che ha travolto Pasquale Marrandino, sindaco di Castelvolturno in quota Forza Italia dimessosi dopo l’accusa di corruzione avanzata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere.
Dall’altra parte il silenzio dei leader nazionali lascia spazio a figure come Ruotolo da sempre in prima linea come giornalista anticamorra, la cui visione puramente legalitaria sembra ridurre la questione a una battaglia di onestà e rispetto delle norme. In questo modo, non viene colto quell’aspetto strutturale, quasi organico, che salda la politica, l’economia e la criminalità organizzata su questi territori. La corruzione e l’infiltrazione non sono anomalie dei singoli, ma dinamiche sistemiche di gestione del potere e del consenso.
Sotto il profilo economico, le organizzazioni criminali non si configurano come elementi estranei al sistema, ma come attori economici integrati. Attraverso investimenti nei settori dell’edilizia, della logistica, dei rifiuti e degli appalti, queste realtà convertono capitali illeciti nell’economia formale. Il voto di scambio e le ingerenze negli uffici tecnici comunali sono il riflesso di un contesto economico caratterizzato spesso da abbandono istituzionale e degrado, elevata disoccupazione e mancanze di welfare, fattori che lasciano ampie fasce di popolazione esposte alla dipendenza sociale ed economica dai circuiti illegali.
Il caso emblematico di Castellammare di Stabia…
A Castellammare un paradosso si era già manifestato nel 2022: l’amministrazione guidata da Gaetano Cimmino (Forza Italia) aveva promosso campagne per la legalità in risposta all’inchiesta denominata Operazione Olimpo, che aveva svelato le mani del clan D’Alessandro sul tessuto commerciale, intitolando persino la Sala Stampa comunale di Palazzo Farnese al giornalista simbolo della lotta alla Camorra Giancarlo Siani. Ciononostante, le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia hanno rilevato delle criticità legate principalmente all’affidamento dei lavori pubblici, dei servizi e delle concessioni a operatori contigui alla criminalità organizzata.
Stessa sorte ha colpito l’amministrazione di centrosinistra guidata da Luigi Vicinanza (Partito Democratico), insediatasi solo due anni fa dopo il commissariamento del febbraio 2022 che aveva invece interrotto la giunta di Gaetano Cimmino (Forza Italia).
Lo scorso 14 luglio 2026 infatti, il Consiglio dei Ministri ha disposto nuovamente lo scioglimento del comune stabiese per infiltrazioni malavitose sciogliendo per la seconda volta in appena quattro anni l’ente comunale con la relazione del Viminale che inquadra la gestione degli appalti, gli accessi agli uffici, le liste elettorali e i rapporti politici ancora troppo esposti alle pressioni delle organizzazioni criminali.
Alcune possibili proposte da cui partire per una vera lotta alla criminalità organizzata negli enti locali
In questo clima teso e degradante come incoraggiare le fasce popolari a non provare rigetto e sfiducia nei confronti della politica in generale?
Senza alcuna pretesa di esaustività, intendiamo offrire un contributo concreto al dibattito. Di seguito proponiamo una serie di misure mirate e strutturali, pensate per stimolare un radicale quanto urgente cambio di paradigma:
- Internalizzazione dei servizi essenziali: rifiuti, trasporti e manutenzioni del patrimonio devono essere gestiti direttamente dal pubblico, eliminando la frammentazione societaria e i subappalti.
- Limitazione delle procedure d’urgenza e degli affidamenti diretti: ridurre drasticamente il ricorso agli affidamenti diretti, ripristinando procedure di gara ordinarie nella selezione dei fornitori.
- Controllo popolare e trasparenza radicale: istituire comitati di vigilanza composti dai dipendenti dell’ente e dai rappresentanti delle comunità, dotandoli di accesso completo e in tempo reale a ogni fase istruttoria delle delibere e dei procedimenti.
- Salario minimo e l’orizzonte della piena occupazione: Introdurre un salario minimo di 12 E/h indicizzato all’inflazione e piani straordinari di assunzione stabili nella pubblica amministrazione per la cura ed il rilancio del tessuto sociale del territorio.