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[Il Fatto Quotidiano] L’ultima speranza a sinistra nasce nel “carcere dei pazzi”

Fonte: Il Fatto Quotidiano
di Enrico Fierro

Parole e opere di Potere al popolo, il centro sociale che si è fatto partito e sogna il 3%

Iniziamo dal provolone. Inteso non come formaggio, ma come epiteto.

Una stilettata linguistica che a Napoli può atterrare un gigante. Provolone è uno che non sa, non capisce, che è così stupido al punto da rendere una perdita di tempo l’interlocuzione. Essere chiamato provolone nei vicoli della città è peggio che essere oggetto di una sonora pernacchia. Viola Carofalo, la ricercatrice universitaria capo politico di “Potere al Popolo”è una ragazza a modo e proprio non se l’è sentita di chiudere la mano destra ed emettere il famoso suono reso immortale da Eduardo De Filippo. “In televisione non stava bene”, dice sorridendo. E racconta cosa è successo l’altra sera a Dalla vostra parte, “una di quelle trasmissioni intrise di odio e razzismo. Lo schema che aveva preparato Belpietro era prevedibile.

 

Abbiamo parole d’ordine dell ’800? Su lavoro, e diritti sociali sembra davvero di essere tornati due secoli indietro.

 

Il clima di tensione, gli opposti estremismi, il ritorno agli anni ’70. Provano a spaventare la gente, così poi non si parla dei problemi reali del paese e le persone vanno a votare quelli che promettono ‘s icurezza’, gli stessi che ti affamano, che ti tagliano i servizi”. Maglietta con la scritta “Restiamo umani”, la frase più bella del pacifista Vittorio Arrigoni, deve partecipare al “teatrino” e parlare di antifascismo con due fascisti di fronte. Li guarda, riflette un attimo e poi… “i neofascisti sono quattro provoloni! Sono persone frustrate, non molto intelligenti. A furia di gonfiarli, di rappresentarli come forti, va a finire che qualche ragazzino in cerca di sicurezze ci crede”. Stupore in studio, quando Viola si alza e se ne va regalando a tutti una copia della Costituzione, “Magari se la leggono e la prossima volta evitano di dare spazio ai fascisti, che sono dei provoloni criminali, che seminano odio, razzismo, intolleranza ”.

Scuola, palestra, tango: la nuova vita dell’ex Opg Ecco, quelli di Potere al popolo sono così.

Imprevedibili, come questo posto che è il loro quartier generale. Un ex Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario), occupato e diventato Centro sociale dal nome più che siL’ultima speranza a sinistra nasce nel “carcere dei pazzi” Parole e opere di Potere al popolo, il centro sociale che si è fatto partito e sogna il 3% gnificativo: “Je so pazzo”. “Ecco, se giri per le stanze, i saloni, il cortile per l’ora d’aria, le celle al piano di sopra, capisci cosa siamo e per cosa lottiamo”.

 

Non conta il risultato del voto: dal 5 marzo in poi saremo al lavoro per ricostruire una sinistra moderna e popolare.

 

Un centro sociale, obietto, quelli che la Meloni minaccia di chiudere manu militari dopo le elezioni. Mi risponde Matteo, “qui a Materdei non sarà facile chiuderci, dovranno spiegarlo alla gente del quartiere”. Per farmi capire apre alcune stanze, quelle del doposcuola, dove decine di bambini vengono a studiare di pomeriggio aiutati da volontari. “Maestri in pensione, studenti universitari, mamme, così lottiamo contro la dispersione scolastica che a Napoli è una piaga”.

E poi gli ambulatori, ci lavorano una trentina di medici volontari, più due ex primari in pensione. “Sapessi quanti italiani esclusi dalle cure mediche vengono a curarsi q u i”. Gli anziani del quartiere, invece, imparano il tango. Tutto gratis, come la palestra e la stanza per le arrampicate, lo sportello legale e gli abiti distribuiti a chi ne ha bisogno, il corso di yoga, la biblioteca, la scuola di italiano per migranti e l’as – sistenza psicologica. Con Viola, la capo politica, definizione che la fa sempre sorridere, e Marco, siamo nel parlatorio di quello che una volta era il “carcere dei pazzi”. Il programma e la Carta Iniziamo proprio dal carcere, quel lo duro, il 41 bis per mafiosi e terroristi che Potere al popolo vuole, come da programma, eliminare. “V o g l i amo rendere il carcere più umano e riportare il concetto di pena ai dettami della Costituzione, invece ci accusano di voler favorire i mafiosi. Una accusa schifosa a noi che in Sicilia abbiamo candidato Giovanni Impastato, il fratello di Peppino. Lui sa cosa è il dolore di un parente di vittima di mafia e lotta con noi”. Valeria si indigna. “Perché in politica le parole sono importanti, invece oggi tutto va per slogan. Stop migranti, Italia invasa, aiutiamoli a casa loro, sono frasi che diventano senso comune e tu fai fatica ad opporre ragionamenti che per forza di cose devono essere complessi. In questi anni la sinistra, anche gli esponenti che oggi hanno dato vita a Leu, non ha avuto il coraggio di difendere le parole giuste e di contrastare una deriva pericolosissima.

Ecco, anche per questo, dopo il fallimento del Brancaccio, abbiamo deciso di metterci in gioco”. Ma che sinistra è Potere al Popolo? “Di lotta e mutualistica”. Due parole che sanno molto di Ottocento. “Su questioni come il lavoro, i diritti sociali, le conquiste degli anni passati, siamo tornati all’Ottocento. Quando in un call center si pagano 33 centesimi l’ora, dimmi dove sta la modernità”, mi risponde. “Noi non siamo una sinistra identitaria che sventola e conserva gelosamente simboli e bandiere, siamo una sinistra sociale che riparte dai bisogni reali delle persone. Siamo qui e la gente riconosce il lavoro che facciamo, e questo diventa politica e lotte”.

 

Vogliono chiudere i centri sociali? Con il nostro è difficile, poi dovresti spiegarlo a tutto il quartiere . .

 

Come finirà l’avventura elettorale? ”Vedremo – risponde Viola -, quello che è certo è cosa faremo dal 5 marzo in poi”. Cosa? “Ricostruiremo una sinistra moderna e popolare”. Ci lasciamo perché il tempo è scaduto. I volontari di “Je so pazzo” fremono. A Napoli fa freddo e devono occuparsi di senzatetto.

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