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IL GIORNO DEL (LORO) RICORDO

Da ottant’anni i movimenti di estrema destra ricordano la caduta del fascismo in Jugoslavia: i giornali dell’epoca parlano chiaro: «il fascismo repubblicano celebra i camerati istriani» scrivevano i quotidiani per chiamare l’Italia di Salò a commemorare i loro “martiri”.

Con una legge di Stato voluta anche dalla sinistra parlamentare più inetta di sempre, oggi i neofascisti possono titolare: «l’Italia repubblicana celebra gli italiani morti in Istria».
Le cosiddette “terre da sempre italiane” di un’Italia che fino al 1861 non esisteva, colonizzate dal fascismo con la violenza, il terrore e la sostituzione etnica.
Dopo l’8 settembre del 1943 esplose la rabbia del popolo slavo alimentata in vent’anni di soprusi: prima in rivolte spontanee, poi con azioni partigiane per cacciare l’invasore. Quando i fascisti tornarono come “repubblichini”, umiliati e al guinzaglio dei tedeschi, agirono con ferocia. fucilarono civili, donne, bambini, bruciarono villaggi.
Oggi si celebra la riscrittura della storia: l’Italia dei torturatori, degli assassini e degli antisemiti che diventano povere vittime. Frasi mielose e antistoriche da parte di politica e media, numeri inventati e anticomunismo da barzelletta; tutto pur di non fare davvero i conti con il passato più miserabile del nostro Paese. La menzogna degli “italiani brava gente” elevata a pilastro di una Repubblica (una volta) antifascista.

Per fortuna su questa vicenda sta emergendo una verità storica, grazie al lavoro infaticabile di ormai due generazioni di storici che hanno affrontato le vicende del confine Orientale, hanno ricostruito la storia dei campi di concentramento italiani per slavi, i progetti di pulizia etnica, ed hanno contestualizzato in questo quadro il fenomeno degli infoibamenti, che non possono essere letti, a meno di malafede, come un fenomeno di persecuzione razziale, ma come un episodio, sicuramente cruento ma limitato, al tentativo di pulizia etnica antislava promosso dai fascisti in quelle terre.

Oggi il (nostro) ricordo va a tutte le vittime del fascismo, del suo razzismo e della sua guerra criminale; alle migliaia di soldati italiani presi dalle campagne e spediti al fronte nei Balcani che, dopo l’8 settembre, maledirono il fascismo e si unirono ai partigiani jugoslavi.

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