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FERMARE IL SACCHEGGIO DEI POSTI DI LAVORO E DELL’INDUSTRIA IN FRANCIA

L’appello dalla fabbrica della General Electric di Belfort

Potere al Popolo Parigi condivide “l’Appello di Belfort”, lanciato da Maxime Renahy (presidente dell’associazione Lanceur d’alerte) e sostenuto da più di sessanta personalità, tra cui deputati, sindacalisti e attivisti sociali. Qui sotto la traduzione in italiano.

Ribadiamo la nostra opposizione alle decisioni padronali che delocalizzano le produzioni alla ricerca del massimo profitto attraverso lo sfruttamento dei lavoratori, creando un contesto di deindustrializzazione, disoccupazione di massa e impoverimento sociale. Una situazione determinata anche dall’assenza di vere e proprie politiche di gestione e strategia da parte del governo francese (come quelli di molti altri paesi UE), il cui unico intervento in ambito industriale ed economico si limita a facilitare la realizzazione degli interessi dell’imprese, con sovvenzioni e sgravi fiscali, senza alcuna garanzia in termini di sicurezza dei posti di lavoro e di tutela ambientale.

L’emergenza sociale ed ambientale richiede un cambiamento strutturale del sistema economico e produttivo, per rimettere al centro delle decisioni politiche una visione strategica basata sulla difesa dei diritti dei lavoratori, sulla tassazione progressiva dei profitti d’impresa, sulla sostenibilità ambientale, sullo sviluppo e l’innovazione tecnologica a beneficio di tutti e non delle tasche di pochi.

È decisamente senza fine. Ogni giorno assistiamo al sistematico taglio, da un angolo all’altro del Paese, dell’occupazione industriale locale a beneficio dei conglomerati globali, generalmente statunitensi. Questi conglomerati delocalizzano posti di lavoro e profitti, passando attraverso una cascata di paradisi fiscali per evitare le tasse grazie ad accordi opachi, fino a decuplicare i dividendi.

Tutto questo non può essere fatto senza una cabina di pilotaggio a più alto livello, che comprende i dirigenti d’azienda, gli alti funzionari e i politici al potere. È il caso attuale di Verallia, l’ex divisione del vetro di Saint-Gobain, che lo scorso dicembre ha incanalato 559 milioni di euro di utili verso il suo azionista di maggioranza, il fondo d’investimento Apollo, con sede alle Isole Cayman (uno dei paradisi fiscali più aggressivi del pianeta) dopo aver lasciato la Francia ed essere transitato attraverso il Granducato di Lussemburgo. Nell’agosto 2020 Verallia ha annunciato l’esubero di 198 dipendenti e la chiusura del forno di produzione di Cognac, distribuendo però allo stesso tempo 100 milioni di euro di dividendi.

L’ex presidente di Verallia, Jean-Pierre Floris, ha trovato un posto al Ministero dell’Economia dove è diventato “delegato inter-ministeriale per la ristrutturazione aziendale” fino all’agosto 2019. Secondo l’attuale governo, una delle priorità di questa posizione è “prevenire i rischi di chiusura dei siti industriali”. Da allora, Jean-Pierre Floris è entrato a far parte del fondo d’investimento AlixPartners come consulente senior. Mentre la Banque publique d’investissement (BPI) ha beneficiato dell’inclusione del fondo d’investimento Appollo in Verallia e facendo passare i suoi profitti per il Lussemburgo.

In questa vasta cessione di comparti industriali e produzioni strategiche francesi, è emblematico il caso della General Electric (GE) di Belfort, ex sito di Alstom specializzato in centrali elettriche (nucleari, a carbone, a gas) e nella produzione di turbine a gas, a vapore e generatori. La pantomima predatoria di questo fiore all’occhiello industriale fa girare la testa. Questa viene meticolosamente descritta da Frédéric Pierrucci nella “trappola americana”, da Jean-Michel Quatrepoint nel documentario “Guerre fantôme” e dal deputato Olivier Marleix nella commissione parlamentare d’inchiesta sulle “decisioni dello Stato in materia di politica industriale”. A questo si aggiunge la testimonianza di Edward Snowden e Wikileaks sul bersaglio delle aziende da parte delle agenzie di intelligence e della legge americana, usate come armi per eliminare i concorrenti.

Questa operazione non potrebbe essere effettuata senza il laissez-faire attivo e complice dell’UE, del Ministero dell’Economia francese, alcuni alti dirigenti politici e di Alstom. Patrick Kron, l’ex presidente di Alstom, ha avuto una buona uscita di 4 milioni di euro, una pensione complementare di 10 milioni di euro ed ora è alla guida del fondo di investimento Truffle Capital. Hugh Bailey, che ha supervisionato l’inclusione del fondo d’investimento Appollo in Verallia per il Ministero dell’Industria ed Emmanuel Macron, è stato premiato con la posizione di amministratore delegato alla General Electric (GE) di Belfort, senza che alcuna commissione deontologica abbia avuto da ridire.

Da Canard Enchaîné a Capital, da L’Humanité a Marianne, da France 3 a Thinkerview, dai giornali regionali a Radio France, da Mediapart a Factuel Infos, la stampa ha fatto il suo lavoro. Tuttavia, a Belfort la predazione distruttiva e mortale continua. La GE di Belfort non creerà 1.000 posti di lavoro come si era impegnata a fare in circostanze normali, ma più di 1.000 posti di lavoro sono già andati persi nonostante un rimbalzo del 20% nel mercato delle turbine a gas nel 2019! Ed ora arriva la chiusura dell’ente idroelettrico, con più di 100 posti di lavoro che la GE prevede di trasferire da Belfort in India, Cina, Turchia, Egitto o Ungheria. Le delocalizzazioni riguardano tutte le entità GE in Francia: aviazione, reti, informatica e risorse umane. Sia nella regione di Parigi, come a Villeurbanne o Grenoble. E tutto questo mentre gli ingenti profitti della GE di Belfort non ritornano nemmeno all’interno del sito, ma vanno direttamente a una filiale in Svizzera, sulla quale è impossibile avere la minima informazione contabile.

Dopo Alstom, Alcatel-Lucent, Technip, Lafarge, quale sarà il prossimo fiore all’occhiello dell’industria francese? Costruite grazie alle commesse pubbliche, hanno diffuso l’eccellenza industriale francese in tutto il mondo. Chi cadrà nelle mani di nuovi predatori finanziari, con la complicità del governo francese, in un contesto di guerra economica esacerbata dall’atteggiamento di Stati Uniti e Cina?

Maxime Renahy (presidente dell’associazione Lanceur d’alerte), in qualità di informatore sui sistemi opachi istituiti nei paradisi fiscali, lancia un appello, in stretta collaborazione con l’inter-sindacale della GE di Belfort, per creare un vasto movimento di resistenza a questa strategia industriale che è devastante per i posti di lavoro locali e per riconquistare la sovranità tecnologica, industriale ed energetica. Chiede la creazione di un gruppo operativo, che collabori con le organizzazioni sindacali e i dipendenti, per trovare soluzioni al fine di preservare i posti di lavoro, proteggere lo strumento industriale e sviluppare l’innovazione.

Questo “Appello di Belfort” ha come obiettivo quello di affermare la necessità di un’azione intorno ad un progetto di resistenza, per lo sviluppo di un’industria innovativa che sia consapevole e preoccupata di ridurre il suo impatto negativo sulla natura e sull’umanità, con maggiore rispetto per il lavoro, per la natura e per scambi equilibrati e dignitosi.

Sabato 24 ottobre si terrà la manifestazione promossa dalle organizzazioni sindacali, dalla Maison du Peuple di Belfort fino al sito industriale della General Electric.

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