Cuba vive e resiste!

Cuba vive e resiste!

(Scarica i materiali della campagna in fondo al post)

Il 29 gennaio 2026, poco meno da un mese dal sequestro illegale del presidente venezuelano Nicólas Maduro e la Prima combattente Cilia Flores, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato: “In qualità di Presidente degli Stati Uniti, ho il dovere imperativo di proteggere la sicurezza nazionale e la politica estera di questo Paese. Ritengo che le politiche, le pratiche e le azioni del Governo di Cuba costituiscano una minaccia insolita e straordinaria, che ha la sua origine in tutto o in parte al di fuori degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti.”

Come nel caso venezuelano, dunque, Trump usa false accuse e fake news per attaccare il processo cubano e tentare di dare il colpo finale a una rivoluzione che dura ormai da 67 anni. Secondo i documenti ufficiali, la “minaccia insolita e straordinaria” consiste nell’”allearsi con numerosi Paesi ostili agli Stati Uniti”, “offrire rifugio sicuro a gruppi terroristici come Hezbollah e Hamas” e “perseguire e torturare gli oppositori politici”.

In questo breve documento vogliamo presentare gli argomenti principali che accompagnano la nostra solidarietà con Cuba, nell’ambito della Campagna internazionale lanciata nel 2023 dall’Assemblea dei Popoli (AIP) e da Alba Movimientos #LetCubaLive #CubaViveEResiste.

Perché è importante ed attuale difendere Cuba
Un blocco contro la Rivoluzione cubana

Nel 1959 il popolo cubano rovesciò il dittatore Fulgencio Batista, sostenuto dagli Stati Uniti, in una guerra di liberazione nazionale. Poco dopo, gli Stati Uniti hanno iniziato a imporre una serie di restrizioni e sanzioni contro l’isola volti ad aumentare le pressioni sulla rivoluzione e isolare il nuovo governo antimperialista.

Per avanzare negli sforzi per recuperare le risorse del Paese, ricostruire l’economia nazionale e migliorare le condizioni materiali del popolo cubano, il governo rivoluzionario espropriò grandi latifondi e beni appartenenti a multinazionali straniere, comprese diverse proprietà statunitensi. Si trattava di un duro colpo per gli Stati Uniti e l’avvicinamento del governo all’URSS venne visto come una minaccia diretta.

Così, già nei primi anni ’60, gli Stati Uniti cancellarono la quota d’importazione di zucchero cubano, vietarono le esportazioni di petrolio verso l’isola, bloccarono tutte le esportazioni USA verso Cuba (eccezion fatta per alimenti e medicinali) e vietarono le transizioni finanziarie con l’isola. Con questo complesso sistema di sanzioni e restrizioni commerciali, già nel 1962 il presidente John F. Kennedy formalizzò la politica di embargo con le Cuban Assets Control Regulations.

Già in quegli anni, il sistema di sanzioni e restrizioni era stato legittimato con la “mancanza di rispetto dei diritti umani”. Ma il vero scopo era chiaro già dall’inizio: esercitare pressioni su Paesi terzi affinché diminuissero i rapporti con Cuba, in modo da creare delle difficoltà economiche e sociali e, di conseguenza, politiche. Infatti, nel 1969, l’allora vice assistente del Segretario di Stato per gli Affari Interamericani, Lester Mallory, scrisse un memorandum intitolato “Il declino e la caduta di Castro”. Mallory aveva capito che Fidel Castro e il governo rivoluzionario godevano di un ampio sostegno popolare e che quindi l’unico modo per indebolirlo fosse attraverso il malcontento sociale causato da una crisi economica. L’equazione è semplice e tutt’oggi attuale: isolare economicamente un Paese e provocare “fame, disperazione e, così, il rovesciamento del governo”.

L’inasprimento delle sanzioni negli ultimi anni

Dal 1960 in poi, il blocco è stato rafforzato ogni anno. Oggi, questo equivale a circa 5 miliardi di dollari all’anno. Le conseguenze sulla popolazione cubana sono drammatiche: negli ultimi 60 anni, il settore sanitario, l’istruzione, la produzione energetica, il sistema di trasporto e in generale lo sviluppo economico hanno dovuto subire dei colpi pesanti.

Inoltre, due misure hanno inasprito il sistema di sanzioni: 1. l’inclusione di Cuba nella lista statunitense degli Stati Sponsor del Terrorismo; 2. l’attivazione del Titolo III della legge Helms-Burton.

La lista degli Stati Sponsor del Terrorismo è stata creata unilateralmente dal governo degli Stati Uniti e comprende i Paesi che l’amministrazione in carica accusa di “fornire sostegno ad atti di terrorismo internazionale” (oggi Corea del Nord, Siria, Iran e Cuba). Nel 1982, sotto la presidenza del repubblicano conservatore Ronald Regan, Cuba è stata inserita in questa lista. Nel contesto dei suoi sforzi per migliorare le relazioni con Cuba, Obama rimosse tale designazione nel 2015, ma Trump la reinserì nel 2021. In uno dei suoi ultimi atti da presidente, dopo una vasta campagna a cui partecipammo anche noi dall’Italia, Joe Biden rimosse Cuba dalla lista, ma Trump la reinserì nuovamente il primo giorno del suo secondo mandato.

In parole povere, far parte di questa lista aggrava una già difficile situazione economica, imponendo conseguenze legali sia per i Paesi che per le imprese private che collaborano con Cuba, cosa che ha portato, negli ultimi anni, alla cancellazione di contratti commerciali, al rifiuto da parte delle compagnie di navigazione di trasportare merci verso l’isola, all’impossibilità per Cuba di utilizzare tecnologie che contengano più del 10% di componenti statunitensi e a sanzioni per i partner che intrattengono rapporti con Cuba.

Per quel che riguarda invece il Titolo III della legge Helms-Burton, verso la fine del suo primo mandato, nel maggio del 2019, Trump ha attivato questa clausola con cui i cittadini e le aziende statunitensi possono reclamare le loro proprietà nazionalizzate dal governo cubano davanti a un tribunale.

La rivoluzione non si arresta

Malgrado gli attacchi imperialisti contro la Rivoluzione cubana sin dalla sua nascita, questa non si è mai arrestata. La nostra incondizionata solidarietà si basa sulle seguenti convinzioni politiche.

  1. Con la presa di potere nel 1959, la Rivoluzione cubana ha dato un contraccolpo al progetto imperiale statunitense. Che Cuba costituisca una spina nel fianco degli Stati Uniti e dei suoi alleati occidentali è confermato dal fatto che gli USA sin da subito hanno tentato di interrompere il processo, sia militarmente con l’invasione della Baia dei Porci volta a rovesciare il governo di Fidel Castro nel 1961, che politicamente con il supporto e il finanziamento dell’opposizione di estrema destra in esilio in Florida (gli attacchi terroristici diretti contro strutture turistiche nel 1997 costituiscono l’apice di questo tipo di intervento) e economicamente (vedi sopra). Ma anche nei momenti più difficili della storia – per esempio durante il “periodo especial” prodotto dalla dissoluzione dell’Unione sovietica e dalla chiusura repentina dei canali commerciali – Cuba è sempre stata capace di difendere la propria rivoluzione.
  2. Cuba è sempre stata un’ispirazione per le lotte di liberazione nazionale dei Paesi del Sud globale. Il carattere internazionalista della Rivoluzione cubana è stato affermato in diverse occasioni, ne vogliamo ricordare due. Nel 1975, Fidel Castro espresse la più convinta solidarietà al popolo angolano. Vale la pena riprendere un passaggio del discorso di Fidel dell’epoca per capirne le ragioni: “Alcuni gli imperialisti si chiedono perché aiutiamo gli angolani, quali interessi abbiamo lì. Sono abituati a pensare che ogni volta che un Paese fa qualcosa è alla ricerca di petrolio, rame, diamanti o qualche altra risorsa naturale. No! Quando aiutiamo il popolo angolano, stiamo semplicemente adempiendo a un dovere internazionalista elementare”. In tempi più recenti invece, con l’ascesa al potere di Hugo Chávez in Venezuela, Cuba è stata promotrice di un’integrazione regionale in risposta alla globalizzazione dei mercati a guida USA. Ci ricordiamo tutti il tentativo, nel 2005, dell’allora presidente G. Bush a far passare l’ALCA, il trattato di libero scambio tra USA e America Latina, a tutti vantaggio degli Usa e della borghesia compradora latinoamericana, respinto da una coordinata risposta dei Paesi latinoamericani. Lo spirito della Rivoluzione cubana (e venezuelana) guidava la lotta antimperialista.
  3. Malgrado i costanti attacchi militari, politici ed economici al processo cubano, questo non ha mai smesso di rafforzare la dignità e i diritti del popolo cubano. Nonostante Cuba fosse un paese colonizzato, alla cui economia dipendeva internamente dell’esportazione di canna da zucchero, a pochi anni dal suo inizio, la rivoluzione cubana aveva sradicato la piaga dell’analfabetismo grazie a una massiccia campagna di alfabetizzazione che arrivava anche nei paesini più sperduti dell’isola. Inoltre, Cuba ha sempre puntato sul miglioramento del proprio sistema sanitario come colonna vertebrale della propria rivoluzione. Gli indici di salute hanno raggiunto e perfino superato quelli dei Paesi industrializzati occidentali. Famoso è lo slogan di Fidel “medici, non bombe”. Famoso è il più recente vaccino anti-Covid pubblico prodotto a Cuba e somministrato al 98% del proprio popolo. Famosi, anche qui in Italia, i medici cubani corsi in aiuto a Torino durante la pandemia e in Calabria per “salvare” il sistema sanitario al collasso.

Queste capacità sono dovute a un forte protagonismo del popolo cubano attraverso le strutture di potere popolare in difesa della rivoluzione.

Contro l’assedio di Trump

Con il sequestro illegale del presidente venezuelano Maduro e il controllo del petrolio del Paese, Trump ha colpito anche Cuba. Negli ultimi anni, le sanzioni avevano già peggiorate le condizioni materiali dell’isola, causando ripetute crisi energetiche, la carenza di generi alimentari e l’impossibilità di importare farmaci e materiali sanitari.

Diversi media hanno riportato che il petrolio a disposizione di Cuba è sufficiente per coprire il fabbisogno dei prossimi 15 giorni. Il blocco del petrolio venezuelano e le minacce al governo Messicano in caso dovesse continuare a fornire petrolio all’isola sono un vero atto di “terrorismo economico” da parte di Trump che, come rivela il suo documento di sicurezza nazionale, vuole tornare a controllare l’America Latina imponendo il totale dominio unilaterale sul continente.

Cuba non costituisce nessun pericolo, né per gli Stati Uniti, né per gli altri Paesi del mondo. L’unico Paese a rendere il mondo meno sicuro sono gli Stati Uniti d’America che continuano ad attaccare la sovranità dei popoli del mondo attraverso l’ingerenza militare, economica e politica. Oggi, quindi, il nostro impegno antimperialista è più necessario che mai.

Come posso partecipare?

Scarica il cartello che puoi scaricare qui sotto e inviaci una foto a media@poterealpopolo.org entro martedì 10 febbraio

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