I medici di medicina generale hanno scioperato il 15 e 16 settembre contro l’accordo sulle Case di Comunità, firmato al ministero della Sanità, che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case nel quadro della “Riforma Schillaci”.
Punto cardine della riforma era la creazione delle “Case di Comunità” (CdC) , al cui interno dovrebbero lavorare anche Medici di Medicina generale (MMG) assunti dalle ASL.
Peccato che, (vedi il nostro post del 2 luglio), a fine 2025 su 91 Case programmate in Piemonte, appena 1 riportava la presenza di personale medico. A livello nazionale, su oltre 1.700 CdC, solo 46 risultavano con presenza medica.
Pertanto, per non perdere i fondi del PNRR e rivendicare l’operatività delle Case di Comunità, il Ministero è corso al riparo siglando un accordo che prevede l’ obbligo per i MMG entrati in ruolo nel 2025, di lavorare fino a 6 ore settimanali nelle CdC. Per gli altri è prevista l’adesione su base volontaria, salvaguardando l’attività in studio.
Spetta alle ASL definire il fabbisogno di una Casa di Comunità e se non viene raggiunto attraverso i medici assunti o volontari, intervengono le AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale, reti di medici di base).
Questo quanto previsto per mostrare sulla carta l’operatività delle Case, senza spendere una lira e confrontarsi con le carenze reali e strutturali della sanità pubblica.
In particolare,in Piemonte, la sanità pubblica si trova in grave carenza di organico: si stima manchino circa 430 medici di famiglia, il 54% dei MMG hanno già oltre 1.500 assistiti (con accordo regionale del 10 giugno si prevede che questi non debbano fornire attività alle Asl) e le domande presentate agli ultimi corsi di specializzazione sono state inferiori ai posti messi a bando (-190 nel 2024)
In questa prospettiva, l’accordo firmato porta a un ulteriore sovraccarico per i MMG, soprattutto neo-assunti e inquadrati nelle AFT, chiamati a coprire, nelle Case di Comunità, un monte ore molto superiore a quello previsto, penalizzando l’attività in studio, un disincentivo in più a intraprendere la specializzazione in medicina generale in Piemonte.
Intanto le Case di Comunità continuano a essere vuote o malfunzionanti, e il diritto a una sanità pubblica e accessibile sul territorio continua a essere negato: nell’ultimo anno 5,8 milioni di persone in Italia hanno rinunciato a cure mediche necessarie, di cui quasi 400.000 in Piemonte.
LA SANITA’ PUBBLICA HA BISOGNO DI INVESTIMENTI E PROGETTI SERI, NON DI PEZZE, RAMMENDI E FOGLIE DI FICO
OGNI LACUNA DELLA SANITA’ PUBBLICA E’ UN REGALO AI PRIVATI