Siamo tutti immersi nel digitale fino al collo, utilizziamo strumenti digitali per le funzioni più basilari della nostra vita come: acquistare, socializzare, comunicare, informarci, pianificare, contabilizzare ecc. La rivoluzione digitale ha stravolto il mondo del lavoro e la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale è destinata a sconvolgere ulteriormente le nostre pratiche e le nostre abitudini.

Lo sviluppo di strategie digitali, infrastrutture informatiche, siti internet e software gestionali è diventato cruciale nell’attuale struttura produttiva, così come sono diventate centrali le imprese in grado di sviluppare questi strumenti e di fornire assistenza e consulenza digitale alle imprese dell’intera struttura produttiva. Alcune grandi multinazionali di consulenza registrano utili miliardari e centinaia di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. Anche a Napoli queste aziende operano in modo massiccio, sia direttamente che tramite commesse ad aziende satelliti, subappalti o lavoro in somministrazione. La platea di lavoratori assorbiti da questo settore è tendenzialmente giovane, scolarizzata e coetanea alla rivoluzione digitale. Ma quali sono le reali condizioni dei lavoratori di questo settore a Napoli?

Ci sono giunte diverse testimonianze di ritmi orari insostenibili: pressioni psicologiche e lavoro notturno pur di terminare i progetti, calendari turni settimanali che testimoniano anche 60/70 ore di lavoro. Ci sono state consegnate buste paga con oltre 50 ore di straordinario mensili e oltre 300 ore di lavoro straordinario annuale. Come se una settimana si lavorasse 3 giorni in più, come se in un mese si lavorasse una settimana e mezza in più, come se in un anno si lavorasse 2 mesi in più. Orari e pressioni insostenibili che annichiliscono la vita al di fuori del lavoro e che in diverse circostanze hanno creato danni alla salute fisica e mentale dei lavoratori.

Come è possibile questa violazione sistematica della normativa che prevede il diritto al riposo di almeno 11 ore fra un turno e l’altro ed un limite al lavoro straordinario di 250 ore annuali e di 48 ore complessive medie settimanali? Eppure spesso si tratta di grandissime aziende multinazionali con utili miliardari e migliaia di dipendenti.

Secondo le testimonianze che abbiamo ricevuto, le aziende e i project manager adottano diverse strategie per violare la normativa. Innanzitutto spesso le ore straordinarie non sono neanche segnalate in busta paga e quindi non sono pagate, in altri casi vanno a formare un credito orario che darà adito ad ore di riposo future. Infine si registra ampio ricorso a lavoro a somministrazione e spostamento di lavoratori fra un’azienda e l’altra: i lavoratori sono formalmente assunti da aziende diverse da quelle a cui prestano la prestazione lavorativa in modo da garantire il non superamento dei limiti di legge tramite passaggi formali ad altre aziende ed in secondo luogo questa impostazione garantisce l’utilizzo di lavoratori iperflessibili che possono essere facilmente allontanati nelle fasi in cui ci sono meno commesse.

Le aziende che adottano queste pratiche ci riescono tramite la diffusione capillare di responsabili e project manager che tentano di individualizzare, isolare e controllare i lavoratori mediante pressioni psicologiche e rimodulazioni individuali delle condizioni di lavoro. Pertanto è possibile che nella stessa impresa ed addirittura all’interno dello stesso progetto le condizioni dei lavoratori siano estremamente eterogenee ed ovviamente su questo piano la diffusione massiccia dello smart-work non aiuta. Perdipiù in questo settore produttivo giovane, nato e cresciuto nell’era del neoliberismo e del lavoro flessibile, si registra una sostanziale assenza dei sindacati ed una generale incapacità di assistere i lavoratori, limitare questo tipo di operazioni ed incidere sulle condizioni di lavoro.

Sebbene questo tipo di condizioni di lavoro determinino un grande ricambio di lavoratori, a Napoli le aziende che adottano queste pratiche riescono comunque ad assicurarsi la manodopera poiché la semplice offerta di contratti apparentemente regolari con stipendio da full-time rappresenta un’alternativa rispetto alla disoccupazione, all’emigrazione o al lavoro irregolare, spesso neanche contrattualizzato, che offrono le aziende minori.

Il mondo del lavoro che viviamo oggi è un massacro. Siamo soli, in competizione l’uno contro l’altro, senza nessuno che ci tutela ed alla completa mercè del capitale. L’unico modo per garantire migliori condizioni di lavoro è la compattezza dei lavoratori e lo sviluppo di organizzazioni sindacali a difesa dei nostri interessi. Ma ciò non può che partire dai lavoratori stessi e chiaramente non è per niente facile.

Potere al Popolo Napoli assicura il totale sostegno legale e organizzativo a tutti i lavoratori che vogliono avviare una vertenza contro le aziende che li hanno sfruttati e che gli hanno rubato il tempo della loro vita. Suggeriamo a tutti i lavoratori in questa condizione di conservare i calendari orari, tutti i documenti che testimoniano le ore effettivamente prestate e di mantenere i rapporti coi colleghi nel caso possano essere utili come testimoni. Così che se e quando si interromperà il rapporto di lavoro sarà possibile fare una causa all’azienda per recuperare tutto ciò che vi è stato rubato.