L’8 marzo quest’anno arriva in un momento di tristezza e rabbia. I nostri corpi, le nostre rivendicazioni, sono nuovamente oggetto di strumentalizzazione, di contesa e di guerra. Vorrebbero farci credere che i bombardamenti e i massacri in corso in Iran vengano fatti per liberare noi donne, come se ancora una volta l’unico modo per liberarci dall’oppressione sia quello di affidarci alle bombe Usa e Nato. Come se in questa parte di mondo fossimo già liberate.

Tristezza e rabbia perché le donne in Iran hanno ampiamente dimostrato di poter parlare e agire per loro stesse e di farsi avanguardia di un movimento popolare. Tristezza e rabbia perché in nome di noi donne si giustifica il massacro di altre donne, come alla scuola elementare di Minab, dove l’attacco Usa-israeliano ha massacrato almeno 175 bambine.

La verità è che chi ci usa per opprimere un altro popolo (o peggio per giustificare una complicità servile con l’oppressore, come fa il nostro Governo) ci costringe ancora in uno stato di oppressione nel nostro Paese.

L’Italia è infatti un luogo ancora profondamente patriarcale: in Italia solo il 53,3% delle donne svolge un lavoro retribuito, (contro il 71,1% degli uomini), spesso si tratta di lavoro precario o part time, tant’é che le donne guadagnano in media il 25% degli uomini. Insomma, tra di noi, una su due non può avere un’esistenza indipendente e deve appoggiarsi ad altri, spesso al partner.

Non abbiamo asilo nido sufficienti e accessibili, non abbiamo congedi di paternità (10 giorni non sono nulla)), siamo noi a doverci sobbarcare il grosso del lavoro di cura con i figli. Questo si traduce in meno indipendenza economica, e rende più complicato uscire da situazioni di violenza subita tra le mura domestiche.

Senza soldi, senza lavoro, senza una casa, dove si può mai andare?

Chi ci vorrebbe strumentalizzare in questa guerra sono insomma gli stessi che continuano a mantenerci in uno stato di oppressione e ci impediscono di avere un’esistenza dignitosa. Gli stessi, di destra e di centrosinistra poco importa, che hanno precarizzato la vita di noi donne.

Ma la liberazione delle donne non conosce confini. Siamo solidali con tutte le donne di qualsiasi latitudine, che siano iraniane, libanesi, palestinesi, kurde o europee, che lottano contro l’oppressione patriarcale e imperialista.

Liberiamoci dalla guerra, liberiamoci dal patriarcato.