E’ ormai di qualche settimana la notizia del commissariamento di Glovo da parte del Tribunale di Milano con l’accusa di Caporalato. Quello che per anni è stato venduto come “libera collaborazione” si è rivelato per ciò che Potere al Popolo assieme ai sindacati di base denunciano da sempre: sfruttamento brutale e scientifico tramite algoritmo, con l’uso improprio del lavoro con “finta” P.IVA.
Secondo quanto emerge dall’indagine, l’organizzazione del lavoro dei rider è interamente nelle mani delle piattaforme: turni decisi unilateralmente, algoritmi che controllano tempi, percorsi e prestazioni, sistemi di penalizzazione e disconnessione che equivalgono a veri e propri provvedimenti disciplinari. Altro che autonomia: siamo di fronte a una subordinazione piena, esercitata attraverso strumenti digitali.
A Glovo (Foodinho), negli ultimi giorni si è aggiunta anche Deliveroo. Le inchieste della Procura non lasciano spazio a dubbi: siamo di fronte a un sistema di intermediazione illecita (Art. 603-bis c.p.) che coinvolge decine di migliaia di lavoratori in tutta Italia.
Il coinvolgimento di più piattaforme dimostra che non si tratta di comportamenti di singole aziende. È la struttura stessa del settore del food delivery ad essere fondata su un meccanismo di sfruttamento sistemico. Un modello che, dietro la retorica dell’innovazione e della flessibilità, ha riprodotto forme di organizzazione del lavoro che richiamano il caporalato.
Ma quali sono le condizioni dei cosiddetti “gig workers”?
- Paghe da fame: I rider percepiscono retribuzioni inferiori fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e fino all’81,62% in meno rispetto ai minimi tabellari della contrattazione collettiva nazionale (CCNL Logistica).
- Tariffe da schiavitù e orari massacranti: A chi pedala in ogni condizione atmosferica vanno tra i 2 e i 4 euro lordi a consegna. Una cifra che deve coprire tutto: il tempo di attesa, il viaggio, la manutenzione del mezzo e il rischio d’impresa, che viene interamente scaricato sul lavoratore, rendendo i rider dei “lavoratori a cottimo” veri e propri. A questo si aggiunge l’assenza di riposo, si parla di turni di 9/10 ore 7 giorni su 7 con l’obiettivo di consegnare il più possibile e riuscire a raggiungere la cifra necessaria ogni mese.
- Sicurezza sacrificata al profitto: La sistematica violazione del D.Lgs 81/2008 non è una dimenticanza, ma un pilastro del modello di business. Nella maggior parte dei casi non vengono distribuiti DPI e non vengono tenuti corsi di formazione sulla sicurezza. Il lavoro dei rider è un lavoro rischioso e senza tutele adeguate è enorme la concentrazione di incidenti.
Per questo aderiamo alla mobilitazione nazionale di USB, di Sabato 28 Febbraio, che vedrà manifestazioni in tutta Italia, a Torino, Milano, Rimini, Bologna, Livorno, Padova, Trieste, Nola e Palermo, per quelle che sono delle rivendicazioni semplici ma fondamentali per il riconoscimento della dignità di decine di migliaia di lavoratori:
- Assunzione immediata e diretta a tempo indeterminato per tutti i rider.
- Applicazione integrale del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione: paga base, tredicesima, quattordicesima, ferie e malattia.
- Dismissione degli algoritmi punitivi: la dignità umana non può essere subordinata a un punteggio di “ranking” occulto che premia il rischio stradale.
- Apertura di tavoli permanenti presso le Prefetture (come richiesto formalmente da USB) affinché le autorità locali vigilino sulla legalità e sulla sicurezza stradale, applicando la Legge 199/2016 contro il caporalato.
- Riconoscimento del mezzo di trasporto e delle spese a carico dell’azienda, non si può continuare a scaricare i costi sui lavoratori.
- Riconoscimento della piena copertura assicurativa INAIL e riconoscimento di malattia professionale per lavoro usurante.
La finale di Sanremo la passiamo al fianco dei lavoratori!
REAL JOB, REAL CONTRACT!
BASTA SFRUTTAMENTO!
Potere al popolo!