In occasione del 14° incontro nazionale del Movimento dei lavoratori rurali senza terra (MST), abbiamo avuto modo di porre qualche domanda a João Pedro Stedile, leader storico del movimento fondato 42 anni fa. Stedile colloca il lavoro politico e sociale dell’MST nella congiuntura politica nazionale e internazionale.
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PaP: Il continente latinoamericano sta vivendo una nuova offensiva imperialista il cui momento culminante è stato il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della prima combattente Cilia Flores. Quali posizioni sta assumendo il governo di Lula di fronte a questo momento storico per il continente?
JPS: Il Brasile è la principale economia dell’America Latina che con circa 220 milioni di abitanti conta la popolazione più numerosa e che possiede fondamentali risorse naturali. Per questo motivo, nell’attuale contesto geopolitico il Brasile è un Paese strategico all’interno di un continente strategico e decisivo per quel che riguarda lo scontro per l’egemonia globale. Tuttavia, la borghesia brasiliana è servile ed egocentrica e non ha nessun progetto di sviluppo nazionale. Allo stesso tempo, per quel che riguarda la nostra parte all’interno del Paese, le organizzazioni della classe lavoratrice cercano di riprendersi dopo gli attacchi che hanno dovuto subire a partire dal colpo di Stato del 2016.
Questi elementi si articolano in un governo composto da un’ampia coalizione. Con le elezioni di Lula nel 2022, si è riusciti a cacciare il fascismo dal governo, ma questa larga composizione del governo deve quotidianamente bilanciare gli interessi delle élite da una parte e delle classi popolari dall’altra. In termini di politica estera, dobbiamo anche considerare che l’Itamaraty – il Ministero degli Affari Esteri – è stato (ed è) storicamente costituito da segmenti, interessi e concezioni legati alle élite e alle oligarchie del Paese, il che contribuisce alla formazione di un corpo diplomatico prevalentemente burocratico, tecnocratico ed elitario.
Da un lato Lula ha assunto posizioni ferme e necessarie: si è per esempio sforzato a riorganizzare i BRICS, un coordinamento tra Paesi che chiaramente disturba l’impero, e non ha evitato il confronto con Trump sui dazi. Dall’altro lato, però, continua ad assumere posizioni completamente sbagliate, come quando ha posto il veto all’ingresso del Venezuela nei BRICS che avrebbe potuto rappresentare un ostacolo all’attacco imperialista del 3 gennaio, o quando si è espresso favorevole all’accordo commerciale Mercosur-UE.
Quindi, in momenti di scontro diretto per l’egemonia mondiale, avere un governo progressista in Brasile si è rivelato fondamentale per contrastare gli interessi dell’impero nel continente. Ma di fronte alla nuova fase dell’offensiva imperialista, è necessario che il governo brasiliano assuma posizioni ancora più ferme e articolate a difesa del continente. E questo passerà necessariamente attraverso il contrasto agli interessi delle élite latinoamericane. Ma è il prezzo da pagare in un momento in cui la mediazione tra gli interessi delle élite e quelli dei popoli è sempre meno praticabile.
PaP: Dal punto di vista elettorale, con le elezioni prima in Colombia e in Brasile dopo, il 2026 sarà un anno decisivo per quel che riguarda la capacità di resistere all’imperialismo e all’estrema destra. Come valuti il ruolo antimperialista dei governi progressisti in America Latina?
JPS: I governi, da soli, non fermano l’imperialismo. Ad esempio, non sono stati i governi a fermare l’avanzata della Zona di libero scambio delle Americhe (ALCA), ma il popolo latinoamericano in lotta. Certamente, è fondamentale avere governi non allineati all’imperialismo, soprattutto in un periodo di conflitti geopolitici così accesi.
In questo momento, l’esistenza di governi che cedono i nostri beni comuni della natura, che approfondiscono la nostra deindustrializzazione, che aprono la strada ad offensive militari imperialiste e, soprattutto, che non costruiscono un progetto di sviluppo sovrano per i Paesi, rappresenta un arretramento molto significativo per il continente. L’America Latina è centrale nei conflitti geopolitici globali, sia per la dimensione della sua popolazione che per l’importanza delle sue economie e delle risorse naturali presenti sul nostro territorio.
Tuttavia, l’aspetto centrale è quello di muovere i rapporti di forza estendendo le lotte anti-imperialiste nel continente capaci di fare pressione sui governi progressisti perché assumano un’agenda anti-imperialista.
In altre parole, tanto importante quanto eleggere governi progressisti è riuscire a inserire nell’agenda politica del continente lotte anti-imperialiste di massa, che denunciano l’offensiva dell’impero sull’America Latina, che si solidarizzano con i popoli attaccati e che indicano alternative per superare questo scenario.
PaP: Al 14° incontro nazionale dell’MST, lo storico brasiliano e compagno del Partito dei lavoratori (PT) Valter Pomar ha spiegato che la vittoria di Lula a ottobre è “quasi certa”. Quali sono le tue valutazioni delle elezioni brasiliane di ottobre 2026?
JPS: Dopo la distruzione causata dal governo Bolsonaro tra il 2019 e il 2022, Lula è riuscito a ricostruire alcune politiche importanti. Questo si è riflesso in alcuni indicatori socio-economici: la disoccupazione e la povertà assoluta sono diminuite, il Brasile è uscito dalla classifica mondiale dei Paesi in cui si soffre la fame etc.
La destra oggi è ancora molto divisa riguardo al suo candidato. Ratinho Junior, Ronaldo Caiado, Flávio Bolsonaro, Michelle Bolsonaro e altri continuano a scontrarsi su chi sarà il candidato presidente di questo schieramento politico. Quindi, sì, è vero quando Pomar dice che esiste uno scenario favorevole alla vittoria elettorale di Lula.
Ma in queste elezioni ci sono tuttavia due fattori da prendere in considerazione. Il primo è l’interesse delle élite. Nulla garantisce che le élite confermeranno il loro sostegno a Lula. Essendo un governo di ampio fronte (caratteristica che dovrebbe confermarsi nel 2026), dovrebbe anche garantire dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma in uno scenario strutturale in cui il tasso di profitto dei capitalisti va sempre più restringendosi, il margine per ampliare le politiche pubbliche a favore della classe lavoratrice è praticamente inesistente. Quindi, se le élite percepiranno la fattibilità di altre candidature, allora la vittoria di Lula non sarà così certa.
Il secondo fattore è l’interesse dell’imperialismo. Certo, l’impero è solo una frazione delle élite, ma con degli interessi ben specifici. Trump ha già dimostrato la sua disponibilità a interferire nei processi elettorali interni, come per esempio in Argentina a favore di Milei. Anche se Lula sta parlando della grande intesa che ha trovato con il presidente degli Stati Uniti, nulla garantisce che Trump non tenterà di intervenire nelle nostre elezioni. Sappiamo come agisce la macchina imperialista e conosciamo la sua potenza. Per questo non possiamo dubitare della possibilità che Trump agisca apertamente a favore dell’elezione di un altro candidato, in opposizione a Lula.
PaP: Una delle grandi questioni con cui si confrontano le forze politiche di sinistra è l’incertezza del post-Lula. All’incontro di gennaio, l’MST ha dedicato una discussione al tema “L’MST come forza politica”. Sarà il movimento a colmare il vuoto che Lula lascerà nel prossimo futuro? Come valuti le capacità del PT e degli altri partiti della sinistra brasiliana di avere un ruolo futuro?
JPS: Uno degli elementi centrali del dibattito sull’MST come forza politica è la creazione di un campo politico in grado di smuovere e mobilitare le masse. Non si tratta di un individuo o un partito, ma di un campo politico, dotato di un progetto politico, che ha le condizioni per condurre la lotta per dei veri cambiamenti.
Il punto strategico per il prossimo periodo non è occupare il vuoto lasciato da Lula, ma la capacità di creare questo campo politico volto a costruire un progetto politico che indichi le trasformazioni strutturali del Paese; a riprendere i processi di lavoro di base, l’organizzazione delle classi popolari e l’innalzamento del livello di coscienza delle masse; ad avanzare nelle lotte di massa, ampie, volte a modificare il rapporto di forze e a ottenere conquiste per la classe lavoratrice.
Queste sono le questioni fondamentali che devono guidare la costruzione di questo campo politico. La democrazia rappresentativa della società borghese si è ormai esaurita. Se nel prossimo periodo collochiamo la nostra lotta principalmente in questo campo elettorale e istituzionale, verremo travolti dalla barbarie.
In questo senso, il ruolo dell’MST non è quello di occupare il posto di Lula, ma di contribuire alla costruzione di questo campo politico. Il dibattito sulla forza politica non nasce solo per costruire l’azione elettorale, ma per sottolineare la centralità dell’unità attorno a un progetto, dell’innalzamento del livello di organizzazione e politicizzazione delle masse e delle lotte popolari.
PaP: L’incontro nazionale di gennaio è stato un grande successo e l’MST ha dimostrato di essere all’avanguardia per quel che riguarda la visione politica e le capacità organizzative, e questo a livello globale. Quali sono le sfide future del movimento, sia in Brasile che a livello globale?
JPS: La nostra sfida continua ad essere quella di organizzare le famiglie delle lavoratrici e dei lavoratori rurali senza terra in Brasile per raggiungere la riforma agraria popolare. Questo è il nostro primo compito. Ma, nel contesto attuale, per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo sconfiggere il latifondo e l’agribusiness (entrambi sempre più articolati a livello internazionale e con un progetto politico chiaro), e questa è la nostra seconda sfida.
La terza sfida, in stretto legame con la lotta contro l’agribusiness, è la produzione alimentare; combattere l’industria agroalimentare significa superare le sue contraddizioni e questo significa costituire un progetto agricolo orientato alla produzione di alimenti sani per il popolo, attraverso l’agroecologia. Questo è un progetto che è esattamente l’opposto di ciò che fa l’industria agroalimentare. Di fronte a questa sfida, la diffusione dell’agroecologia è fondamentale, dobbiamo capire che la nostra scala di produzione deve essere all’altezza del compito di nutrire tutta la popolazione brasiliana. Per questo è fondamentale sviluppare le nostre forze produttive.
La quarta sfida, che sta diventando sempre più importante, è prendersi cura della natura. Le contraddizioni strutturali del capitalismo porteranno alla fine dell’umanità. Se non fermiamo la furia del capitale, esso distruggerà insieme la natura e gli esseri umani. In questo senso, dobbiamo combattere le false soluzioni alla crisi ambientale proposte dai capitalisti e fermare la loro fame distruttiva. Ciò significa conquistare politiche che garantiscano il recupero delle aree degradate e che incoraggiano la cura come valore in sé e non come forma di profitto, come sostiene la finanziarizzazione della natura.
La quinta sfida, come già detto sopra, è la necessità di avanzare nella lotta anti-imperialista. L’impero è minacciato e, per questo, più violento. Per questo motivo non nasconde più i suoi interessi in Palestina, Iran, Colombia, Venezuela, Cuba, Messico, i Paesi del Sahel e tanti altri. La nostra priorità qui è quella di solidarizzare con tutti i popoli colpiti dall’impero – e sappiamo che la solidarietà si fa con azioni concrete.
La sesta sfida è ampliare le lotte popolari che racchiudono in sé le condizioni per portare avanti i cambiamenti strutturali di cui abbiamo bisogno. E la strada per farlo è il dialogo con il popolo, il lavoro di base e l’innalzamento del livello di organizzazione e coscienza delle masse. Senza le masse, non riusciremo ad andare oltre la logica del capitale.