Marta Collot 32 anni, è nata a Treviso, La storia del suo territorio e della sua famiglia sono parte di lei. Le origini di suo padre le hanno trasmesso i valori contadini e operai, la famiglia di sua madre, attraverso le sue figure femminili, le ha insegnato la forza e l’emancipazione delle donne.
Ha scelto di vivere a Bologna per studiare Musicologia all’università e strumento in Conservatorio. Una scelta che la fa entrare immediatamente nelle fila dei milioni di precari che sono la spina dorsale di questo paese. Decide di restare, di non emigrare Perché non è così che ci si può salvare… Solo unendosi e impegnandosi per un mondo diverso si può vincere.
Insieme alla musica, sceglie di stare dalla parte di chi lotta contro l’ingiustizia. L’impegno contro la sopraffazione sociale, la difesa dell’ambiente, e la costruzione di un movimento studentesco forte, coerente e incisivo.
Dopo essersi vissuta gli anni del movimento studentesco dell’Onda al liceo, a cavallo tra superiori e università fa la spola tra le lotte studentesche in università e la battaglia per gli spazi giovanili e sociali che nel frattempo ha iniziato con i compagni nella sua città d’origine per non arrendersi di fronte all’ossessione securitaria e la mancanza di prospettive per i giovani delle città di provincia.
Nel 2013 entra a far parte del neocostituito gruppo giovanile Noi Restiamo. Insieme a loro sperimenta un’avanzata intersezione tra questione giovanile e lotta per il diritto all’abitare tra picchetti antisfratto e occupazioni abitative. Oltre a ciò, quest’esperienza le permette di coltivare il valore dell’internazionalismo: organizza gli incontri del Forum to Fight per due anni (forum europeo di organizzazioni politiche giovanili), si reca spesso in Paesi Baschi e in Catalogna, seguendo da vicino la vicenda del referendum per l’indipendenza, ha visto cos’è la guerra a Kobane, nelle settimane in cui infuriava la battaglia tra Isis e combattenti curdi.
Negli stessi anni esplode la lotta dei facchini della logistica ed è al loro fianco nelle lunghe notti di scioperi e picchetti, anche nella notte dell’uccisione di Abd el Salam, delegato Usb di Piacenza ammazzato durante uno sciopero. Verrà condannata insieme ad altri compagni per le manifestazioni di rabbia legittima che seguiranno il suo assassinio.
La voglia di dare vita a un’alternativa per gli sfruttati anche in e con Potere al Popolo è una naturale conseguenza di questo piccolo e parzialissimo impegno ormai decennale. Nel 2020 è la più giovane candidata presidente alla Regione Emilia Romagna. L’anno successivo diventa portavoce nazionale di Potere al popolo con cui si candida a sindaca di Bologna nel 2021.
Negli anni successivi si batte per i diritti sui posti di lavoro: dalla legge di iniziativa popolare per un salario minimo a quella per l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. La costruzione di un movimento radicale contro la guerra, l’imperialismo e la Nato diventa centrale negli ultimi anni: la lotta contro il riarmo e la difesa comune, contro l’invio di armi in Ucraina, l’aumento delle spese militari e contro la complicità con il genocidio del popolo Palestinese.
Dopo anni di precariato nella scuola oggi insegna musica alle medie di Genova, dove ha potuto essere in prima fila nel sostenere i lavoratori del Calp e dell’USB che lottano contro i traffici di armi, lotta che grazie alla loro tenacia si è estesa a livello internazionale.
La stessa città che negli ultimi anni è stata al centro di importanti battaglie operaie d’avanguardia nella ricostruzione di un movimento di classe contro la guerra, città da cui è partito il movimento “Blocchiamo tutto” che ha rimesso in moto la storia nel nostro Paese.