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Voto Estero Inquinato. Serve il controllo popolare!

Prima non ci hanno fatto candidare. Una legge discriminatoria per gli italiani all’estero – perché fuori dall’Italia gli italiani non hanno potuto avvalersi della riduzione di firme necessarie alla presentazione della lista, come invece in ogni altra circoscrizione nazionale?

Raccolta firme, di persona e documenti alla mano, solo nei consolati – e come fa una persona che vive magari a 500 km dal più vicino? Ostacoli invalicabili – come fai a raccogliere le firme se i funzionari a chi vuol firmare per Potere al Popolo presentano solo le schede per la Camera dei Deputati e non quelle del Senato della Repubblica? Ma non ci siamo abbattuti. Intanto abbiamo sporto denuncia penale.

Ma soprattutto siamo andati avanti su altri fronti. Potere al Popolo infatti non è un progetto meramente elettorale. I circoli che stanno nascendo in tutta Europa, e da un po’ anche oltre, hanno continuato a lavorare e hanno deciso di attuare il nostro programma (https://poterealpopolo.org/potere-al-…). Parliamo o no di “controllo popolare”? Bene, vorrà dire che lo porteremo anche oltre i confini del Belpaese. Abbiamo così cominciato a verificare il funzionamento delle istituzioni italiane all’estero. Siamo partiti dai patronati.

Sapete cosa sono? Beh, esistono anche in Italia, quindi potrebbero essere familiari. Wikipedia li definisce come “istituti che esercitano funzioni di assistenza e di tutela in favore de lavoratori, dei pensionati e di tutti i cittadini […]; è emanazione diretta di una organizzazione sindacale, datoriale o associativa, sia essa di lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi o di entrambe le categorie.” Per svolgere questi compiti vengono finanziati dal Ministero del Lavoro, quindi con soldi che sono di tutte e tutti noi. Soldi del popolo. Peccato che in diverse città europee pare che questi soldi non li usino solo per le operazioni cui sarebbero preposti. Ascoltate la telefonata che abbiamo fatto alla ITALUIL di Liegi, città belga, meta di un importante flusso di emigranti italiani nel secondo dopoguerra. VIDEO TELEFONATA La funzionaria del patronato legato alla UIL dà esplicitamente indicazioni di voto (PD) e indica addirittura la preferenza da esprimere (all’estero vale un sistema elettorale differente da quello in vigore per il territorio nazionale, per cui si possono esprimere preferenze): Laura Garavini.

Che non è nuova a questi meccanismi, visto che era già balzata agli onori delle cronache nel 2013, anno delle ultime elezioni parlamentari. Ne aveva parlato L’Espresso: “Le preferenze necessarie per essere eletti – almeno 13-14 mila – richiedono una ramificazione territoriale che non si può improvvisare. Risultato: il centrosinistra in genere si appoggia alle reti sindacali, quelle dei patronati. Per esempio, nel Pd in Europa, Laura Garavini, è legata all’Ital-Uil” (Fonte L’Espresso, 11 febbraio 2013, http://espresso.repubblica.it/…/vot……, consultata on-line il 27.02.18, ore 21.35)

È bene dirlo con chiarezza estrema:

1) il patronato – pagato coi soldi di tutte e tutti noi – NON può dare indicazioni di voto;

2) Il patronato – pagato coi soldi di tutte e tutti noi – NON può accettare di ricevere i plichi degli elettori nella propria sede. NON si può lasciare la propria scheda elettorale a terzi!

3) La funzionaria del patronato – pagato coi soldi di tutte e tutti noi – dovrebbe sì assistere la persona che cerca un aiuto, ma semplicemente spiegando le modalità del voto. E magari ricordando quanto prescritto dall’articolo 48 della Costituzione: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.” Sulla base della telefonata ci pare che l’articolo 48 venga disatteso del tutto. Forse per gli italiani all’estero vale un’altra carta magna?

Quello della ITALUIL è un patronato o un comitato elettorale? Perché, a meno che in queste settimane non abbia subito una mutazione genetica, la funzionaria dovrebbe rifiutarsi di accettare i plichi. Altro che “Se voi volete potete portarci le schede direttamente”! Ma chi vigila su questi comportamenti? Basta una breve ricerca in rete per capire che lo stesso modus operandi viene portato avanti non solo a Liegi e non solo in questa tornata elettorale. E che nessuno fa nulla affinché cambi qualcosa.

Dov’è il Ministero del Lavoro? E quello degli Esteri? Non pervenuti.

Potere al Popolo è l’unico granello di sabbia che può dar fastidio e bloccare l’ingranaggio. Perché è fatto di migliaia e migliaia di persone che non si arrendono all’ingiustizia. Che non voltano lo sguardo dall’altra parte.

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